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Prescrizione: sospensione e interruzione

17 Giugno 2019 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 17 Giugno 2019



Recupero crediti: tutti i casi in cui il termine di prescrizione si interrompe o si sospende.

Il legislatore ha previsto fattispecie particolari che impediscono il decorrere dei termini di prescrizione. In termini semplici, la prescrizione non è altro che il “tempo utile” per far valere un proprio diritto.

Ci sarà quindi un momento iniziale, dal quale questo timer inizierà a ticchettare, ed un momento finale, che sancirà l’estinzione del diritto che non potrà più essere azionato giuridicamente.

Però durante il corso del tempo che conduce a questo termine ci sono dei casi particolari in cui l’orologio può fermarsi, prendere una pausa: in quel periodo intermedio la prescrizione si ferma e poi riprende. Questa è la sospensione della prescrizione.

Ci sono invece altri casi in cui l’orologio che conteggia la prescrizione si azzera ed il conteggio del termine riparte da capo, ricomincia da zero. Questa è l’interruzione della prescrizione.

Sapere cosa sono questi fenomeni, quando si verificano e come si conteggiano è molto importante per capire se la prescrizione è maturata oppure no e quanto manca al suo compimento.

Vediamo allora più da vicino la prescrizione in generale e poi questi fattori che la fermano o la interrompono e che sono, come abbiamo anticipato, la sospensione e l’interruzione.

Prescrizione: quando inizia a decorrere?

Di norma la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [1] quindi non può iniziare prima di tale momento. Da quando il diritto può essere esercitato, il suo titolare deve muoversi. E’ come se il legislatore gli dicesse che non può rimanere inerte troppo a lungo, altrimenti il suo diritto si estinguerà: il credito vantato non potrà essere più riscosso oltre un certo termine.

La prescrizione dei diritti è necessaria per evitare che certi rapporti giuridici possano rimanere vivi troppo a lungo e quindi si impone al titolare di esercitarli entro un tempo ragionevole. Ad esempio se devi riscuotere un credito il termine ordinario è di dieci anni, entro il quale devi attivarti per richiedere la restituzione – per fare questo basta una lettera di diffida e messa in mora – ed oltre il quale non potrai più agire: il tuo credito sarà estinto per prescrizione.

Si è affermato che solo l’impossibilità di far valere il diritto, derivante da cause giuridiche che ostacolino il suo esercizio, costituisce fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione ed in questo caso essa non comincia a maturare. Invece la prescrizione decorre regolarmente quando c’è un’ipotesi di impedimento soggettivo o di ostacolo di mero fatto come, ad esempio, l’ignoranza da parte del titolare dell’evento generatore del suo diritto [2].

In sostanza, non puoi cercare di impedire il decorso della prescrizione dicendo di aver perso il contratto o di esserti dimenticato di riscuotere la fattura sollecitando il tuo debitore; se invece in un rapporto sei la parte debole, come il lavoratore nei confronti del datore, è giusto che il termine della prescrizione non inizi a scorrere fin quando il rapporto lavorativo è in corso; così come se il tuo diritto nasce da un fatto di cui sei inconsapevole senza alcuna tua colpa.

Ad esempio, chi contrae una malattia professionale se ne accorge a distanza di molti anni dall’epoca in cui, lavorando, era stato esposto agli agenti che l’hanno provocata. La malattia è a lenta insorgenza e passa parecchio tempo tra il momento in cui essa inizia e quello in cui si manifesta e diventa conclamata e riconoscibile.

In questi casi la prescrizione del diritto al risarcimento inizia a decorrere solo dal giorno in cui il lavoratore si è reso conto di avere quella malattia, ne ha percepito i sintomi e se l’è fatta diagnosticare. Invece, nel caso di infortunio sul lavoro, la prescrizione inizia a decorrere già dal momento del fatto traumatico accaduto, di cui si viene immediatamente a conoscenza.

Un altro caso ancora è quello della prescrizione del tfr: inizia a conteggiarsi non dal momento in cui le somme di competenza del lavoratore vengono annualmente accantonate dal datore di lavoro, ma soltanto da quando il rapporto di lavoro cessa. Quindi se hai iniziato a lavorare nel 1983 con un unico datore e hai cessato il rapporto di lavoro nel 2018, sarà da questo momento che inizierà a conteggiarsi la prescrizione per l’intero tfr che comprenderà tutte le somme relative agli anni precedenti.

La sospensione della prescrizione

La prescrizione è uno strumento previsto dall’ordinamento per incentivare il titolare di un diritto ad esercitarlo in tempi ragionevoli senza aspettare troppo a lungo, in modo che ci sia certezza nei rapporti giuridici.

La speditezza dei traffici commerciali richiede che le questioni che riguardano tutti i diritti da azionare (dalle tasse alle somme spettanti a lavoratori ai pagamenti che derivano da contratti, fatture e obbligazioni) non possono rimanere “sospese” per un periodo di tempo eccessivamente lungo.

Prova a metterti dal lato del debitore verso il Fisco e pensa a quando le tasse vanno in prescrizione: ogni tributo ha il suo termine (10 anni l’Iva, 5 anni l’Imu, 3 anni il bollo auto, ecc.) e comprenderai come sia necessario attivarsi – in questo caso da parte dello Stato verso il contribuente – per cercare di riscuoterlo senza aspettare troppo a lungo. La sanzione per chi non si muove entro i termini imposti è l’estinzione del credito: quando la cartella è prescritta non bisogna più pagare nulla, tutto il debito è cancellato.

Ci sono però dei casi in cui la legge considera giustificata – per un certo periodo – l’inerzia del titolare del diritto [3]: in questi casi si applica la sospensione della prescrizione e si “giustifica” il mancato esercizio del diritto entro i termini normali, al punto di bloccarli nel loro scorrere. Si ferma il cronometro e si dà modo al corridore (il creditore che deve muoversi) di prendersi una pausa.

Ciò avviene quando ci sono particolari rapporti tra il soggetto attivo (colui che deve ricevere la prestazione, ad esempio il pagamento e se non lo riceve entro un certo tempo può agire in giudizio)  ed il soggetto passivo del diritto (colui che è obbligato a pagare e può essere chiamato in causa se non lo fa).

La prescrizione rimane infatti sospesa:

  • tra i coniugi;
  • tra chi esercita la potestà genitoriale o i poteri a essa inerenti e le persone che vi sono sottoposte;
  • tra il tutore e il minore o l’interdetto soggetti alla tutela;
  • tra il curatore e il minore emancipato o l’inabilitato;
  • tra l’erede e l’eredità accettata con beneficio d’inventario;
  • tra le persone i cui beni sono sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all’amministrazione altrui e quelle da cui l’amministrazione è esercitata;
  • tra le persone giuridiche ed i loro amministratori finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi;
  • tra il debitore che ha dolosamente occultato l’esistenza del debito e il creditore, finché il dolo non sia stato scoperto.

Come vedi, sono tutti casi in cui i particolari rapporti che esistono tra le parti (creditore e debitore sono marito e moglie, o genitore e figlio minore, società e amministratore, ecc.) giustificano il fatto che il creditore abbia la facoltà di aspettare a richiedere l’adempimento della sua controparte; sempre e soltanto, però, fin quando quei rapporti sono in corso, dopodichè la prescrizione riprenderà il suo normale decorso.

Altri casi di sospensione della prescrizione sono previsti [4] in favore di determinati soggetti  che si trovino in particolari condizioni, cioè:

  • i minori non emancipati e gli interdetti per infermità di mente, per il tempo in cui non hanno rappresentante legale e per sei mesi successivi alla nomina del medesimo o alla cessazione dell’incapacità;
  • in tempo di guerra, i militari in servizio e gli appartenenti alle forze armate dello Stato e coloro che si trovano per ragioni di servizio al seguito delle forze stesse, per il tempo indicato dalle disposizioni delle leggi di guerra.

Tutti questi casi che abbiamo descritto sono sono da considerarsi tassativi: non può cioè essere prevista la sospensione al di fuori dei casi individuati direttamente e specificamente dal legislatore [5]. Ad esempio, la sospensione della prescrizione stabilita per l’interdetto non può essere estesa al diverso caso dell’incapace naturale che però non sia stato ancora dichiarato interdetto.

Al venir meno della causa di sospensione, il termine di prescrizione ricomincia a decorrere dal momento in cui si era fermato per il verificarsi di una delle suddette ipotesi. In altre parole, la sospensione non toglie valore al tempo già trascorso. Ad esempio, se un diritto ha il suo prescrizione di cinque anni, la causa di sospensione che si verifichi dopo 2 anni e 6 mesi, quando cesserà, farà riprendere il conteggio esattamente da quel punto.

L’interruzione della prescrizione

Istituto diverso è quello dell’interruzione della prescrizione: essa si verifica allorquando il titolare esercita il proprio diritto oppure il soggetto passivo del rapporto riconosce il diritto altrui in modo esplicito [6].

Ad esempio, quando il Fisco ti notifica un’intimazione di pagamento su una cartella che riguarda tributi che si prescrivono in 5 anni e che era stata ricevuta dal contribuente 4 anni e mezzo prima, il termine di prescrizione della cartella esattoriale inizierà a decorrere di nuovo ripartendo da zero. Questo proprio perchè il diritto al recupero del credito – che in questo caso è costituito dal tributo richiesto attraverso la cartella – era stato utilmente esercitato prima che il termine di prescrizione fosse maturato.

Per ottenere questo risultato e quindi far iniziare a decorrere di nuovo la prescrizione ripartendo da capo occorre realizzare uno degli atti interruttivi della prescrizione che devono essere espliciti e formulati in una determinata maniera: ad esempio un sollecito di pagamento fatto con raccomandata e che indichi con precisione la fonte del credito (fattura con numero e data, contratto con gli estremi, sentenza notificata, ecc.) va bene, mentre una richiesta verbale o una lettera semplice no.

Affinché un atto abbia efficacia interruttiva della prescrizione deve contenere, in modo chiaro ed inequivocabile, l’indicazione del soggetto obbligato e della pretesa azionata o della richiesta di adempimento, con l’effetto sostanziale di costituirlo in mora.

La prescrizione è ovviamente interrotta dalla notificazione dell’atto con il quale si instaura un giudizio, che è il modo classico e principale per far valere un diritto (un atto di citazione, un decreto ingiuntivo, un precetto); così come viene interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore [7].

Per effetto dell’interruzione inizia a decorrere un nuovo periodo di prescrizione, senza tenere conto del tempo trascorso prima dell’atto interruttivo.

Come appare evidente, pur basandosi entrambi gli istituti appena analizzati sul decorso del tempo, tra essi vi è una differenza sostanziale: nel caso della sospensione vi è un’inerzia che, contrariamente alle regole generali, viene giustificata dall’ordinamento per determinate ragioni; nel caso dell’interruzione è invece un’azione (l’esercizio ovvero il riconoscimento del diritto) a far sì che l’interruzione si verifichi.

I termini di prescrizione iniziano a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere dal suo titolare. Tuttavia, possono intervenire cause impeditive al decorso di tali termini. Infatti, il legislatore ha previsto l’istituto della:

  • sospensione della prescrizione, per il caso in cui tra i soggetti attivo e passivo intercorrano rapporti particolari, ovvero quando il soggetto avverso il quale dovrebbero decorrere i termini di prescrizione si trovi in condizioni particolari. Quando la causa che ha indotto la sospensione della prescrizione viene meno, i termini ricominciano a decorrere dal momento in cui si era verificata la sospensione stessa;
  • interruzione della prescrizione, per il caso in cui il titolare del diritto lo eserciti oppure quando il soggetto passivo del rapporto riconosce il diritto in capo a controparte. In questo caso, non si tiene più conto del tempo trascorso prima dell’intervenire della causa di interruzione e si comincia a calcolare un nuovo periodo di prescrizione.

note

[1] Art. 2935 Cod. civ.

[2] Cass. 18 settembre 2007, n. 19355; Cass. 28 luglio 2004, n. 14249.

[3] Art. 2941 Cod. civ.

[4] Art. 2942 Cod. civ.

[5] Cass., 11 dicembre 2001, n. 15622 – Cass., 16 dicembre 1992, n. 13275.

[6] Art. 2944 Cod. civ.

[7] Art. 2943 Cod. civ.


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