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Separazione: quando il suocero può riprendersi la casa del figlio

7 Maggio 2020
Separazione: quando il suocero può riprendersi la casa del figlio

Comodato gratuito della casa ottenuta dai genitori dell’ex coniuge: l’assegnazione dell’immobile, solo in presenza di figli, vale solo se la casa era stata prestata non a tempo determinato.

Dopo il matrimonio sei andato a vivere con tua moglie in una casa che tuo padre ti ha dato in prestito, o per meglio dire, in comodato d’uso gratuito, per aiutarti in occasione delle nozze. Dopo diversi anni, però, il tuo matrimonio è entrato in crisi ed hai deciso di separarti. Ti stai chiedendo, quindi, che ne sarà dell’abitazione: in caso di separazione il suocero può riprendersi la casa del figlio?

Accade sempre più di frequente – soprattutto in questo periodo storico – che i genitori ricorrano al contratto di comodato senza stabilire una durata dello stesso, come soluzione al problema abitativo delle giovani coppie che contraggono matrimonio. Tuttavia, spesso, in caso di successiva separazione, il giudice emette un provvedimento di assegnazione dell’immobile al coniuge collocatario dei figli che, nella maggior parte dei casi, è la ex moglie del comodatario.

Nel caso in cui il figlio, sposandosi, riceva in prestito la casa dei genitori perché vi vada a vivere con la futura moglie e poi la coppia si separi, l’immobile potrebbe quindi restare alla moglie anche dopo la separazione. Un rischio cui vanno incontro numerosi suoceri che non sempre sono previdenti e, anzi, quando l’unione tra il figlio e la moglie è tutta “rose e fiori”, non sono soliti premunirsi. Eppure il rischio di perdere la casa per un notevole lasso di tempo è tutt’altro che improbabile. Ma da esso ci si può preservare se si pone attenzione ad alcune regole.

Prima di analizzare nello specifico cosa accade nell’ipotesi in cui i coniugi decidono di separarsi, andiamo a vedere cos’è il contratto di comodato d’uso gratuito e quali sono i provvedimenti che il giudice può adottare in caso di separazione dei coniugi con riferimento alla casa coniugale.

Casa in comodato d’uso gratuito: che significa?

Quando ti sei sposato, i tuoi genitori hanno deciso di darti in prestito un’abitazione di loro proprietà: essi, cioè, ti hanno concesso la casa in comodato d’uso gratuito. Ma cos’è il comodato?

Si tratta di un contratto attraverso il quale è possibile, per un determinato arco di tempo, consegnare gratuitamente un immobile a terzi, con l’obbligo di restituirlo alla fine del periodo contrattuale [1]. Quando parliamo di comodato d’uso, quindi, parliamo di qualcosa di ben diverso rispetto al contratto di affitto, poiché l’utilizzo dell’immobile viene concesso dal proprietario (il cosiddetto “comodante”) ad un altro soggetto (il cosiddetto “comodatario“) senza il pagamento di un corrispettivo in denaro. Attraverso il comodato d’uso gratuito, dunque, il comodatario diventa titolare di un diritto personale di godimento del bene: egli, cioè, ha il potere di utilizzare l’immobile, ma non ha la proprietà dello stesso.

Per quel che riguarda la forma del contratto, essa è libera: il contratto di comodato, quindi, può essere stipulato per iscritto o verbalmente; se viene redatto in forma scritta deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

Nel momento in cui due soggetti stipulano un contratto di comodato, essi stabiliscono l’uso ed il tempo per cui la cosa viene comodata, fissando la data in cui dovrà poi avvenire la restituzione. L’accordo che riguarda l’utilizzo e la durata può essere espresso o tacito; nel secondo caso, saranno i fatti e le circostanze che hanno dato origine alla stipula del contratto a determinarne uso e momento in cui deve avvenire la restituzione.

In sostanza, il comodatario dovrà restituire il bene alla scadenza del termine concordato o, in mancanza di tale termine, quando se ne sia servito secondo l’uso stabilito. In tali ipotesi, si parla di “comodato ordinario“.

Esiste, poi, una particolare forma di comodato secondo cui, nel caso di assenza di un accordo sul termine, o qualora questo non risulti dall’uso cui la cosa era destinata, il comodatario dovrà restituirla nel momento in cui il comodante la richieda [2]. Si parla, in tal caso, di “comodato precario“.

Casa familiare in comodato e separazione: che fare?

Torniamo al nostro esempio iniziale: tuo padre (cioè il comodante) ha concesso a te (il comodatario) l’uso a titolo gratuito di un immobile di sua proprietà in occasione delle tue nozze senza stabilire un termine di durata. In seguito alla crisi coniugale ed al conseguente giudizio di separazione, il giudice ha pronunciato il provvedimento di assegnazione dell’immobile in favore del coniuge collocatario dei figli, cioè tua moglie. Come fare per chiedere la restituzione della casa? Tuo padre può agire in giudizio affinché il giudice dichiari la cessazione del comodato e condanni la tua ex moglie al rilascio dell’immobile? Può, cioè, il proprietario dell’immobile chiedere la restituzione essendo venuta meno l’originaria destinazione dell’immobile?

Sulla questione sono intervenute diverse importanti pronunce giurisprudenziali, con le quali si è cercato di capire in quale forma di comodato (ordinario o precario) rientri il prestito della casa familiare.

Secondo quanto affermato dalla giurisprudenza, il comodato di un immobile adibito a casa familiare non costituirebbe un comodato precario, ma un comodato ordinario. Sulla questione, la Corte di Cassazione ha affermato il principio in base al quale il provvedimento con cui il giudice assegna l’immobile al coniuge collocatario dei figli non modifica il contenuto del contratto, poiché permane la destinazione del bene alle esigenze abitative dei familiari che prescinde dalla durata del matrimonio. Ciò significa che, finché durano le esigenze abitative familiari a cui la casa è stata destinata, il comodante non potrà chiedere la restituzione della stessa [3].

La Suprema Corte, in particolare, ha precisato che “anche se le parti non hanno pattuito il termine finale del contratto, questo non può essere ricompreso nell’ambito del comodato precario, in quanto la specifica destinazione alle esigenze abitative della famiglia è idonea a conferire all’uso a cui la cosa doveva essere destinata il carattere di termine implicito del rapporto, la cui scadenza non è determinata ma è strettamente correlata alla destinazione impressa alle finalità del comodato” [4].

Cosa può fare, allora, il comodante per ottenere la restituzione dell’immobile?

Sulla base di quanto sostenuto dalla giurisprudenza della Suprema Corte, il suocero non può riprendersi la casa del figlio in due casi:

  • se dal matrimonio sono nati figli e questi sono ancora minori o maggiorenni non autosufficienti dal punto di vista economico;
  • se l’immobile era stato concesso perché fosse destinato a residenza familiare e, quindi, non a “tempo determinato”.

Ora, è sempre bene che tale finalità sia chiarita nel contratto e che, quindi, esso risulti per iscritto con un termine di scadenza. Infatti, come abbiamo già spiegato nella guida “Casa in prestito dai genitori” e in “Comodato: dopo la separazione la casa prestata resta alla moglie”, se al prestito della casa non viene dato uno specifico scopo e un termine per la restituzione della stessa (cosiddetto comodato “non precario” o “ordinario”) e risulti, di conseguenza, che l’immobile, nelle intenzioni delle parti, doveva servire per garantire un tetto alla neo costituita famiglia, non è possibile ottenerne la restituzione. Salvo sussista un urgente e imprevisto bisogno, la cui dimostrazione è tutt’altro che semplice. In caso contrario – e sempre che la coppia abbia avuto dei figli – il giudice potrà assegnare l’immobile alla ex moglie, proprio come succede di solito in caso di separazione, quando la casa è di proprietà del marito o in comunione. Non importa che l’appartamento sia di proprietà dei suoceri e che questi l’abbiano prestato al figlio solo in vista del suo matrimonio.

Secondo quanto affermato dalla Cassazione, in caso di comodato avente ad oggetto un immobile e stipulato senza previsione di un termine, l’individuazione dell’uso connesso alle esigenze abitative familiari, implica un accertamento in fatto, di competenza del giudice, consistente nella verifica della comune intenzione delle parti e compiuta attraverso una valutazione globale del contesto in cui è stato stipulato il contratto di comodato, degli interessi perseguiti dalle parti e di ogni altro elemento utile che possa far luce sulla effettiva intenzione di dare e ricevere il bene allo specifico fine della destinazione familiare [5].

Ciò significa che la moglie che intenda chiedere al giudice l’assegnazione della casa avuta in prestito dai suoceri, resta comunque vincolata a dimostrare la volontà dei proprietari di assegnare il bene a residenza familiare, una volontà che non può essere solamente presunta per il fatto che il contratto di comodato non sia munito di un termine di scadenza o non indichi lo scopo del prestito. Di conseguenza, se non si raggiunge la prova di questa finalità, vale la soluzione più favorevole al comodante (proprietario della casa): quest’ultimo ritorna nella disponibilità del proprio immobile e il comodato cessa.

Sulla base di quanto abbiamo detto sinora, quindi, se nel contratto di comodato figura un termine di scadenza, il comodatario (il figlio o la moglie) sarà tenuto a restituire l’immobile allo scioglimento del matrimonio. Se il comodato non è a termine e lo scopo non è quello delle esigenze familiari del figlio, l’immobile va restituito anche a semplice richiesta del comodante [6].

Nell’ipotesi in cui, invece, il comodato di un bene immobile, espressamente stipulato senza limiti di durata a favore del figlio perché vi vada a vivere con la moglie, è vincolato alle esigenze abitative familiari, il comodante deve concedere l’immobile anche dopo l’eventuale separazione, a meno che non intervenga un suo urgente e imprevisto bisogno.

La richiesta al giudice e l’eccezione processuale

Nel caso in cui il suocero voglia recuperare l’immobile nei confronti della ex moglie del figlio, quest’ultima ha la possibilità di sollevare l’eccezione di essere aggiudicataria della casa, per opera del provvedimento del giudice della separazione, anche in grado di appello e per la prima volta. È quanto chiarito di recente dalla Cassazione.

A fronte di una domanda giudiziale di rilascio di un’abitazione intentata dal proprietario dell’immobile -comodante, costituisce eccezione in senso lato, rilevabile d’ufficio anche in appello, l’eccezione con cui il convenuto deduca di avere il diritto di permanere nella detenzione dell’immobile per averne ricevuto l’assegnazione con un provvedimento giudiziale emesso nell’ambito di una causa di separazione coniugale.

Afferma infatti la Suprema Corte che le eccezioni in senso lato non sono subordinate alla specifica e tempestiva allegazione della parte e sono dunque ammissibili anche in sede di appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati agli atti del processo. Le questioni rilevabili d’ufficio non sono subordinate ai limiti preclusivi di allegazione e prova previsti per le eccezioni in senso stretto.

L’eccezione di assegnazione giudiziale della casa non è subordinata a preclusioni e può essere proposta per la prima volta anche in appello o rilevata anche dallo stesso giudice di secondo grado.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

[1] Artt. 1803-1809 cod. civ.

[2] Art. 1810 cod. civ.

[3] Cassazione sent. n. 9796/2019.

[4] Cassazione Sezioni Unite n. 3168/2011; Cassazione sent. n. 3553/2017.

[5] Trib. Novara, sent. n. 508 del 17.06.2019.

[6] Cass. sent. n. 16574/16 del 5.08.2016


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2 Commenti

  1. Ho 28 anni e sono ormai l’ unico residente nella casa ceduta in comodato d’uso gratuito ( solo a voce ) dai genitori paterni per i miei genitori nel 1995… Nel 2009 i miei genitori divorziano e cambiano residenza. Alla morte del padre paterno ( 2016 ), la madre paterna diventa proprietaria al 66,6 % di questa sua seconda casa, mio padre per il 16,6 % della sua prima casa, e la sorella il 16,6 % della sua terza casa.

    Con queste condizioni dove non c’è mai stato niente di scritto, quanto tempo potrei rimanervi residente e usufruire della casa ( eventualmente starvi con la mia ragazza e sua figlia minorenne ) ? Se uno dei 3 comproprietari volesse mandarmi via, può farlo ? Eventualmente dovrei chiedere loro il permesso di far stabilire la residenza alla mia ragzza e la figlia ?

    Grazie per questo meraviglioso servizio che date . Questa è la legge.

    1. Puoi trovare maggiori informazioni nei seguenti articoli: Restituzione immobile in comodato d’uso gratuito; Come si stipula un contratto di comodato d’uso gratuito; Chi registra il contratto di comodato; Modulo contratto di comodato d’uso gratuito. Per sottoporre il tuo caso specifico all’attenzione dei professionisti del nostro portale di informazione giuridica, puoi richiedere una consulenza legale cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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