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Il punto ‘G’ delle donne

2 Giugno 2012
Il punto ‘G’ delle donne

La ‘G’ è una lettera legata alla gioia e al cruccio di gran parte delle donne, vittime e un po’ schiave di un piacere tutto femminile: Gucci contro Guess.

Una guerra per una lettera dell’alfabeto. È capitato davanti a una Corte Distrettuale degli Stati Uniti, dopo una battaglia legale durata ben tre anni tra Gucci e Guess. La casa di moda italiana, in particolare, aveva contestato alla società americana l’uso di un marchio figurativo [1], formato da quattro “G”, apposto sulle borse da donna; per questo, era ricorsa in tribunale.

La questione presentava anche un certo rilievo giuridico, poiché il marchio rappresentato da una lettera dell’alfabeto è considerato “debole” (ossia difficilmente proteggibile, in quanto la lettera è un segno di uso comune [2] e, come tale, non oggetto di diritti di privativa). Era quindi verosimile che il giudice rigettasse la richiesta della ricorrente.

Invece, a sorpresa, la causa è stata vinta dalla Gucci, cui è stato riconosciuto un risarcimento di 4,66 milioni di dollari.

Al di là della vertenza legale, la vicenda ha visto soprattutto la consacrazione del made in Italy e la sua definitiva penetrazione del mercato statunitense.

 

 


note

[1] Il marchio figurativo ha ad oggetto un disegno e si distingue da quello nominativo che invece è volto a proteggere un nome, a prescindere da come esso è graficamente disegnato.

[2] Così  infatti, il Tribunale di Palermo, in un noto caso degli anni ’90, ebbe infatti a dichiarare l’impossibilità di tutelare col copyright un marchio figurativo rappresentato da una lettera dell’alfabeto.


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