Diritto e Fisco | Editoriale

Il corto circuito della democrazia rappresentativa

5 giugno 2012


Il corto circuito della democrazia rappresentativa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 giugno 2012



Si sente dire che i politici se ne infischiano dell’incarico ricevuto dal popolo ed esercitino il potere di rappresentanza per gestire interessi propri e non di chi li ha scelti: un comportamento che trova delle spiegazioni storiche…

L’espressione mandato parlamentare ha una sua precisa valenza storica ed una portata giuridica di enorme peso. Il cosiddetto “vincolo di mandato” caratterizzava in maniera pregnante i poteri dei rappresentanti del popolo (i parlamentari). Prima della Rivoluzione Francese, il Terzo Stato (la borghesia nascente) scriveva (incorporandole in un vero e proprio contratto di mandato [1]) le istanze che il proprio rappresentante doveva portare dinanzi al re. Egli era tenuto ad attenersi a tali istruzioni, pena la revoca. Infatti il mandato era detto imperativo.

Nella costituzione francese del 1791 si proclamò solennemente il divieto del mandato imperativo. Da quel momento, i rappresentanti eletti nei singoli dipartimenti non sarebbero stati solo rappresentanti di coloro che li avevano designati, ma della nazione intera [2]. Da allora in poi, tutte le costituzioni degli stati a democrazia rappresentativa (tra cui l’Italia) hanno sancito analogo principio.

Oggi, coloro che vengono eletti rispondono ai cittadini sulla base di un programma politico che, in teoria, dovrebbero attuare tramite il loro mandato parlamentare. Ma il punto è proprio questo: si è passati da un estremo all’altro. Mentre prima vi erano indicazioni strettamente e giuridicamente vincolanti per i rappresentanti, ora accade sovente che il programma presentano dagli eletti a sostegno della propria candidatura rappresenti una vera e propria dichiarazione di intenti, senza alcuna realizzazione pratica. Ciò rovescia completamente il postulato della democrazia.

Invece dobbiamo sempre ricordare che il potere proviene dal basso, dal popolo, che lo esercita (indirettamente) tramite i propri rappresentanti, realizzando (facendo cioè divenire legge) le proprie istanze. Sarà allora il caso di tornare al mandato imperativo per restituire quel legame diretto che dovrebbe esserci tra elettori ed eletti?

Qualcuno una volta ironizzò: “Se i parlamentari non rappresentano più gli elettori, allora cambiamoli questi benedetti elettori!”

 

 

note

[1] Art. 1703 c.c. il contratto di mandato è il contratto mediante il quale un soggetto detto mandatario assume l’obbligazione di compiere atti giuridici per conto di un altro soggetto detto mandante.

[2] Art. 7, sez. III, capo I, titolo III.

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