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Cambio del gestore telefonico: sono sempre dovuti i costi di disattivazione?

13 agosto 2016 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 agosto 2016



Dal 2007 la Legge Bersani ha vietato l’applicazione di penali da parte di compagnie telefoniche nel caso in cui si decida di cambiare operatore, sono però addebitati generici “costi di disattivazione” che non sono sempre legittimi.

La Legge Bersani bis [1] ha vietato l’applicazione di penali da parte degli operatori telefonici in caso di migrazione verso altro operatore. Lo scopo della Legge Bersani bis era di garantire una maggiore concorrenza e di conseguenza produrre un abbattimento dei costi degli abbonamenti.

Punto debole della Legge Bersani è di vietare le penali e allo stesso tempo considerare addebitabili i costi che il gestore telefonico deve sostenere per disattivare la linea in caso di migrazione verso altro operatore. A causa di questa scappatoia i gestori fanno rientrare quelle che una volta erano considerate penali sotto la voce di “costi di disattivazione”. Nel contratto vengono elencati diversi costi di disattivazione a seconda che si torni all’operatore originario, (solitamente Telecom Italia) o si opti per altro gestore telefonico concorrente.

Serve fare un’opportuna distinzione tra “costi di disattivazione” dovuti alle condizioni contrattuali standard e le penali che vengono addebitate in caso di recesso anticipato da un contratto. Le compagnie telefoniche offrono condizioni contrattuali particolarmente vantaggiose in cambio dell’impegno dell’utente a rimanere loro abbonato per un determinato periodo di tempo. In quest’ultimo caso l’impegno a non recedere dell’utente costituisce la contropartita che il consumatore deve pagare per usufruire di determinati vantaggi [2] quali la gratuita attivazione o canoni mensili particolarmente vantaggiosi.

Solitamente quando un utente decide di cambiare operatore di telefonia stipula un contratto con un altro gestore. Quest’ultimo comunicherà al precedente operatore di telefonia/internet la volontà di recedere dal contratto e richiederà la migrazione del numero telefonico. Il nuovo gestore attiverà quindi una nuova linea con un numero provvisorio in attesa che il vecchio operatore passi la vecchia numerazione sulla nuova linea attivata. Durante questo periodo sino alla “migrazione” del vecchio numero vi sarà la convivenza dei due gestori. A seguito di un lasso di tempo variabile da uno a tre settimane vi sarà il definitivo distacco dal vecchio operatore.

L’utente si troverà quindi a pagare durante il periodo di “convivenza” un doppio canone ed in aggiunta sia i costi di attivazione del nuovo operatore, sia i costi di disattivazione del vecchio operatore. Questo comporta un raddoppio spesso ingiustificato dei costi. Nonostante la pronuncia del Consiglio di Stato a favore dei costi di disattivazione [3] non tutto è perduto. Questi costi devono infatti essere reali e documentati ed è la compagnia telefonica che deve provarne l’esistenza, altrimenti non sono dovuti.

Ricapitolando: nel caso di cambio del gestore telefonico dopo la scadenza dell’offerta promozionale e ricezione a seguito del cambio gestore di una fattura recanti i costi di disattivazione, è opportuno seguire i seguenti passaggi:

1) richiedere fattura con dettaglio delle voci di spesa e verificare che vi sia indicato il dettaglio dei costi sostenuti dal precedente gestore per quanto riguarda la disattivazione della linea;

2) nel caso in cui non vi sia fornito il dettaglio dei costi di disattivazione e/o il vecchio gestore telefonico non vi metta nella condizione di prenderne visione è buona norma inviare Raccomandata A.R. alla compagnia telefonica. In tale documento è doveroso specificare che si ritengono non dovuti i costi di disattivazione e che se necessario verrà proposto ricorso presso il Corecom [4] della vostra Regione. Se l’addebito è stato effettuato in modalità automatica tramite RID bancario o Carta di Credito si deve richiedere al gestore di telefonia tramite Raccomandata A.R. la restituzione di quanto si ritiene non dovuto, ovvero il rimborso dei costi di disattivazione;

3) in ultima battuta se la compagnia telefonica continua a richiedere il pagamento o non risponde è necessario proporre ricorso al Corecom della vostra Regione specificando tra i motivi del ricorso: che i costi di disattivazione se non sono provati e reali non devono essere pagati e che i costi di migrazione non sono dovuti al vecchio operatore perchè gli stessi sono in realtà sostenuti dal nuovo operatore che attiva la linea.

Le modalità per effettuare il ricorso al Corecom sono state descritte dettagliatamente nell’articolo pubblicato su questo sito.

L’autorità garante delle comunicazioni (AGCOM) e diversi Corecom regionali si sono pronunciati a favore dei consumatori e contro i costi di disattivazione che mascherano di fatto delle penali che la Legge Bersani bis voleva invece abolire. Ci sono quindi ottime possibilità di vedere accolto il proprio ricorso.

 

Avv. MATTEO CAVASIN avvcavasin@gmail.com

note

[1] Legge Bersani bis n. 40/2007 del 02.04.2007

[2]Cons. St. sent. n. 1442/2010 del 11.03.2010

[3] Cons. St. sent. n. 1442/2010 del 11.03.2010

[4] Comitati regionali per le comunicazioni

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6 Commenti

  1. Come sempre, anche in caso di piena ragione, la procedura per ottenere giustizia è dispendiosa, lunga ed ha tempi troppo lunghi perché ne valga la pena… ed è grazie a questo che le compagnie telefoniche, ma anche tanti truffatori e persone in malafede, continuano a fare quello che hanno sempre fatto.

  2. Non è proprio così. La procedura non è lunga, solo ce ne sono molte e quindi la completa risoluzione implica una fisiologica durata come tempo di calendario. Ma la procedura è gratuita tanti al Corecom è gratuita. Anzi sarebbe auspicabile fare in modo che tutti i consumatori usino questo strumento onde evitare ingiustizie perpetrate dalle compagnie telefoniche.

  3. il tribunale di Taranto, sez.II civile, sentenza 28.09.2016 n.2707 stabilisce che un operatore non può imporre costi per il recesso.
    Il Tribunale di Taranto infatti conferma in toto la sentenza del Giudice di Pace, appellata dal WIND, rigettando tra l’altro la posizione dell’AGCOM.
    Ha stabilito infatti che:
    le disposizioni introdotte dal decreto Bersani altro non sono che una conferma della interpretazione sulla gratuità del recesso.
    Nell’intenzione del legislatore il recesso non deve comportare un costo.
    Il legislatore ntende infatti favorire la concorrenza piena nel mercato della telefonia eliminando i costi correlati al recesso operato dall’utente – parte debole del rapporto.
    Il costo di disattivazione e ancora più quello di migrazione, non sono giustificabili perchè si finirebbe per rendere oneroso il recesso che invece la legge ha voluto gratuito.
    SOLO I COSTI DIVERSI, E QUINDI NON STRETTAMENTE CORRELATI AL RECESSO, POTREBBERO ESSERE SOPPORTATI DALL’UTENTE.
    Ci si chiede come mai l’AGCOM, che dovrebbe tutelare l’utente facendo sì che gli operatori rispettino la legge, ha invece autorizzato questi ultimi ad applicare costi vietati alla disdetta del contratto. l’AGCOM chi tutela veramente?

    Comunque che quei costi sono del tutto ingiustificati è banalmente vero. Si cambia l’operatore telefonico per risparmiare, magari in un anno, tipo 80,00€, mentre ci si ritrova che con questi costi di attivazione e disattivazione, quel risparmio non solo è bruciato, ma praticamente uno paga di più.
    E tutto questo raggiro per non rendere evidenti il vero prezzo dell’abbonamento, che peraltro non è neanche più di 1 mese ma di soli 4 settimane, frequenza di fatturazione introdotta dall’oggi al domani, come frutto di un atto da prestigiatore, con i risultato ottenuto dagli operatori di un aumento netto delle tariffe del 9%
    E per gli utenti un aumento netto dei costi della stessa percentuale, così in un batter di ciglio.
    Alla faccia di Bersani e di tutti noi utenti.

  4. Sono passata nel 2016 da Telecom (con canone da 48 eruo/mese) a Telecom con canone inferiore, oggi ricevo la fattura maggiorata di circa 40,00 Euro per una ”fattura non pagata” per il mio numero precedente, la terza operatrice dopo 3 chiamate al 187 per chiarimenti mi parla di contributo disattivazione e legge Bersani. Considerato che ho cambiato numero telefonico ma non compagnia telefonica, la richiesta del ‘contributo di disattivazione’ è da considerarsi legittima?

  5. Non mi è chiaro se la disdetta di un contratto telefonico intestato a un’azienda, e non a un privato, beneficia della Legge Bersani oppure no.

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