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Diritto all’oblio: quando si configura

14 Agosto 2016 | Autore:
Diritto all’oblio: quando si configura

L’interesse a pretendere che vicende passate siano dimenticate si traduce in diritto alla riservatezza quando non c’è un interesse effettivo e attuale alla diffusione.  

Si deve considerare legittimo l’interesse di colui che non intenda restare ancora esposto ai danni che la pubblicazione protratta nel tempo di vicende personali provocherebbe all’onore e alla reputazione. A ribadirlo è la Suprema Corte con una recente sentenza [1] che ripercorre fedelmente il pregresso orientamento [2].

Con tale intervento, il Giudice di Legittimità ha finalmente chiarito il limite sussistente tra il diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca, al fine di delineare i confini della legittima diffusione giornalistica di una vicenda personale altrui: in buona sostanza, ogni persona ha diritto a che vengano cancellate dagli archivi giornalistici tutte le  proprie informazioni, qualora sia venuto meno o non sia mai sorto alcun interesse pubblico che ne giustifichi la diffusione, salvo che l’interessato non abbia prestato il proprio consenso alla pubblicazione della notizia.

Ciò che cosa significa? Che l’esercizio del diritto di cronaca, in mancanza di espresso ed inequivocabile consenso del soggetto, è legittimo esclusivamente in presenza di due fattori:  un diffuso interesse alla conoscenza dei fatti e la essenzialità della informazione, che si misura nella originalità della notizia o dei suoi modi descrittivi.

Pertanto, in un bilanciamento tra interesse ad essere informati e interesse della persona a non essere lesa nella propria identità personale, il diritto all’oblio prevale qualora manchino proporzionalità, necessità, pertinenza e non eccedenza allo scopo dell’informazione.

Avv. FILOMENA GRASSI


note

[1] Cass. civ. n. 4685 del 10 marzo 2016.

[2] Cass. civ. n. 16111 del 26 giugno 2013.


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