Legge contro il fumo: multe e divieti

5 Maggio 2020 | Autore:
Legge contro il fumo: multe e divieti

Dove è vietato fumare e quali sono le sanzioni previste? Vediamo cosa ha stabilito il legislatore italiano, anche con riferimento alle sigarette elettroniche.

Si perde il pelo ma non il vizio. Nonostante siano trascorsi ben 17 anni dall’emanazione della legge contro il fumo, sembra che le abitudini di molti, che non possono fare a meno delle sigarette, non siano cambiate. E nemmeno quelle di chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole da parte dei fumatori che infrangono la legge o di chi viola le norme sulla visibilità delle sigarette in tv. Che gli uni e gli altri siano, a loro volta, dei fumatori? Forse è più probabile che i custodi delle normative anti-fumo abbiano altro da fare e che chi compila i palinsesti televisivi sia più attento all’audience prodotta da una fiction che al divieto di mostrare attori con la sigaretta in mano in luoghi vietati.

Qual è la legge contro il fumo che vige in Italia

Nel nostro Paese sono state emanate nel tempo molte leggi contro il fumo. Le prime norme in tal senso risalgono addirittura al 1934, anno in cui venne emanato un regio decreto che vietava la vendita e la somministrazione di  tabacchi ai minori di sedici anni. Queste prescrizioni, però, non erano contenute in una vera e propria legge anti-fumo, bensì nel “Testo unico delle leggi sulla protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia [1]”. Lo scopo era quindi quello di tutelare alcune categorie di persone considerate più deboli, come ad esempio i minori. Ancora non si avvertiva l’esigenza di proteggere la salute di tutti i cittadini indistintamente dai cattivi comportamenti dei fumatori. Meno ancora, si pensava di proteggere in qualche modo la salute di questi ultimi.

Dopo l’emanazione nel tempo di altre norme piuttosto isolate, si è finalmente giunti, nel 2003, alla cosiddetta Legge Sirchia [2] (dal nome del ministro della salute dell’epoca).

Successivamente alle prescrizioni della legge Sirchia se ne sono aggiunte delle altre: l’obbligo di riportare sui pacchetti di sigarette alcune avvertenze sui danni provocati dal fumo [3]; l’innalzamento dell’età minima per fumare, con il divieto di vendita di tabacchi ai minori di diciotto anni [4]; l’aggiunta di nuovi luoghi in cui vige il divieto di fumo [5].

Legge contro il fumo: i divieti

La legge contro il fumo stabilisce una grande quantità di luoghi nei quali è vietato fumare:

  • in auto se ci sono a bordo dei minorenni (cioè, ragazzi fino ai 18 anni, anche se fumano pure loro) o donne in stato di gravidanza. In questo caso, come è facile intuire, ci si affida alla buona volontà del fumatore: controllare chi tira di accendino in macchina è piuttosto arduo. Ma se il veicolo viene fermato da un posto di blocco la multa è inevitabile;
  • in tutti i locali chiusi, come ad esempio i posti di lavoro, sia pubblici che privati, con esclusione delle case di residenza e dei luoghi in cui vi sono locali appositamente destinati ai fumatori. Sono quindi compresi gli uffici della pubblica amministrazione, le scuole, gli ospedali;
  • nelle sale d’attesa di stazioni ferroviarie, aeroporti, stazioni portuali e marittime, stazioni autofilotranviarie;
  • nei musei e nelle pinacoteche;
  • nelle biblioteche e nelle sale di lettura;
  • nelle palestre;
  • nelle sale gioco, Bingo, corse e videogame;
  • nei cinema e nei teatri;
  • nei veicoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici, nonché in quelli appartenenti a concessionari di pubblici servizi e detinati al trasporto di persone;
  • nei taxi, nei treni, nelle metropolitane;
  • in alcuni spazi aperti. E’ vietato accendere una sigaretta nei pressi di università ospedaliere o presidi ospedalieri, di istituti di ricerca scientifica di cura pediatrica, perfino nelle pertinenze esterne (chiamiamoli pure terrazzini o balconi) dei reparti di ginecologia e ostetricia dei reparti di neonatologia e pedriatria delle università ospedaliere, dei presidi ospedalieri e degli IRCCS, degli istituti di ricerca e cura a carattere scientifico.  E, naturalmente, nelle aree esterne di pertinenza delle scuole. Domanda legittima del vizioso: ma è vietato fumare in piazza, all’aperto, davanti ad un’università ospedaliera? Ed è vietato fumare sul balcone di un ospedale, anche se la porta è chiusa a modo? La risposta è stata appena data: sì. E’ vietato, nonostante – anche qui – raramente si veda qualcuno che segnali la trasgressione. Nel caso della piazza in cui c’è l’università, conviene allontanarsi di qualche decina di metri, magari davanti al negozio di un tabaccaio. Saranno contenti chi fuma la sigaretta e chi la vende e, soprattutto, non si rischierà la multa;
  • per quanto riguarda gli alberghi, il divieto di fumo vige negli spazi comuni, mentre le singole stanze vengono assimilate alle abitazioni private.

Inoltre, come vedremo meglio più avanti, è vietato gettare a terra mozziconi di sigaretta.

Legge contro il fumo: chi fa i controlli?

In tutti i luoghi in cui è vietato fumare (tranne, per ovvie ragioni, nelle auto private) deve essere affisso un cartello che specifica l’esistenza del divieto, le sanzioni e la persona incaricata di controllare che non vi siano trasgressioni. Quest’ultima ha il compito di:

  • vigilare affinchè il divieto non sia violato;
  • contestare le violazioni ai trasgressori;
  • irrogare le sanzioni previste dalla legge.

Negli uffici pubblici la persona incaricata di vigilare sull’osservanza del divieto viene nominata dal dirigente dell’ufficio; in mancanza sarà egli stesso a svolgere questo compito. Negli uffici privati, invece, il titolare provvede personalmente alla vigilanza o nomina un incaricato scegliendolo tra i dipendenti.

Possibile denunciare i trasgressori?

Sopportare una persona che, in barba alla legge, fuma in luoghi in cui ciò è vietato può essere veramente fastidioso. Per far sì che tale comportamento cessi e che il responsabile venga sanzionato è possibile rivolgersi alla persona incaricata della vigilanza, il cui nome e cognome devono essere esposti nel cartello di divieto.

Come comportarsi se chi dovrebbe controllare non lo fa e resta sordo alla segnalazione? Questo comportamento si può, al limite, tollerare quando non si ha occasione di subire frequentemente il fumo del trasgressore; le cose stano diversamente, invece, quando le violazioni avvengono nell’ambiente di lavoro. In questo caso, se il controllore non fa il proprio dovere, occorre distinguere. Se l’ufficio è pubblico, è possibile denunciarlo per omissione o rifiuto di atti d’ufficio [6], un reato riferito ai pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio. Se, invece, l’ufficio è privato il controlloe non può essere considerato un pubblico ufficiale; tuttavia è possibile rivolgersi al giudice per chiedere che il titolare dell’ufficio o il controllore vengano condannati a risarcire il danno derivante dal fumo passivo.

Legge contro il fumo: le sanzioni

Quali sono le sanzioni previste per chi viola i divieti stabiliti dalla legge contro il fumo? E’ presto detto:

  • chi fuma in luoghi vietati è soggetto a una sanzione pecuniaria di importo compreso tra  27,50 e 275 euro;
  • se la trasgressione è avvenuta in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o di un minore fino a dodici anni la sanzione è raddoppiata e pertanto va da 55 a 550 euro;
  • se il soggetto incaricato di far osservare il divieto di fumo non adempie all’incarico (perché ad esempio non contesta la violazione a chi viene sorpreso a fumare) la sanzione è piuttosto elevata: da 200 a 2.200 euro.

Cosa rischia chi getta mozziconi di sigarette a terra?

Oltre ai divieti stabiliti a tutela della salute, ve ne è uno introdotto a salvaguardia dell’ambiente: quello di gettare a terra mozziconi di sigarette e, in genere, di prodotti da fumo (quindi, ad esempio, di sigar)i [7].

Questa tipologia di rifiuti non può essere gettata al suolo, intendendo con questa espressione non solo le strade cittadine, ma anche le campagne, le spiagge, i litorali, i boschi, le montagne. E’ inoltre fatto divieto di gettare mozziconi nelle acque e negli scarichi.

La sanzione prevista per chi viola questi divieti va da 60 a 300 euro. Attenzione però: in certi casi un simile comportamento può avere anche rilevanza penale, integrando il reato di getto pericoloso di cose [8]. Ciò si verifica quando, gettando un mozzicone di sigaretta ancora acceso, si procura danno a qualcuno (si pensi al caso di chi, effettuando il “lancio” da un balcone, provoca una bruciatura a un passante). In altri casi, gettare incautamente un mozzicone può provocare un incendio. La pena prevista per questo reato è quella dell’arresto fino ad un mese o dell’ammenda fino a 206 euro.

Legge contro il fumo: i vincoli per i produttori di sigarette

Eppure c’è chi ce la mette tutta per ridurre il fumo, quasi nel tentativo di intraprendere la via che porta a smettere di fumare del tutto. Uomini e donne pieni di buona volontà potrebbero pensare a questa soluzion: anziché comprare il pacchetto da 20 sigarette, ripiegare su quello da 10 sigarette. Così, giusto per darsi un tetto giornaliero.Impossibile: la legge sul fumo vieta la vendita dei pacchetti da 10 sigarette (pensando anche ai ragazzini che, senza troppa disponibilità economica, scelgono questa soluzione per cominciare a fumare).

Sui pacchetti di sigarette, inoltre, non bastano  le scritte in necrologico riquadro sulle conseguenze del fumo (del tipo “Fumare nuoce gravemente alla salute”). Infatti la legge ha costretto i produttori  ad inserire delle immagini shock su quanto sia dannoso questo vizio. Immagini da brivido, vietate ai minori (come lo è il fumo, del resto) che devono occupare il 65% del pacchetto nel tentativo di aiutare i fumatori a smettere e ai giovani a non iniziare. I messaggi sono piuttosto espliciti e ricordano (o informano chi ancora non lo sapesse) che il fumo provoca cancro, impotenza, ictus, infarto, disabilità, rovina i denti, crea gravi problemi agli altri, ecc.

I produttori di sigarette non devono più usare degli additivi che rendano attrattivo il tabacco oppure degli aromi caratteristici. In sostanza, la legge sul fumo vuole evitare che una persona possa dire: “E adesso ci vuole una buona e profumata sigaretta”.

Legge sul fumo: cosa è vietato fumare

Eliminata la possibilità di comprare il pacchetto da 10 sigarette, il famoso fumatore che tenta di smettere potrebbe optare per la sigaretta elettronica. Sappia che la legge sul fumo stabilisce un massimo di concentrazione di nicotina (non superiore a 20 mg/ml) ed un volume massimo delle cartucce ed un limite massimo di concentrazione di nicotina, dei serbatoi e dei contenitori di liquidi. I minorenni si scordino di acquistare sigarette elettroniche o liquido di ricarica che contenga della nicotina: è vietata la vendita a chi non ha almeno 18 anni. Il rivenditore che, nel dubbio, non chieda la carta di identità e chiuda un occhio, rischia la sospensione di 15 giorni della licenza all’esercizio dell’attività ed una sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 a 3.000,00 euro. Se le sigarette le vende non a uno ma a più minorenni, la sanzione va da 1.000,00 a 8.000,00 euro.

Teoricamente è vietata anche la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina, all’interno di programmi tv rivolti ai minori e nei quindici minuti precedenti e successivi alla trasmissione degli stessi in televisione nella fascia oraria compresa tra le ore 16 e le 19. Teoricamente, perché in quella fascia, spesso, non mancano fiction o film in cui un attore, ammirato da grandi o piccini, si presenta davanti allo schermo con una sigaretta in mano. La pubblicità ha le sue regole, ed una di queste consiste nell’arrivare all’inconscio di chi guarda pur non lanciando un messaggio esplicito.

Risarcimento da fumo: è dovuto?

Per la Cassazione, il fumatore è consapevole di andare incontro a gravi danni alla salute. Questo orientamento è stato ribadito dalla Suprema Corte in una recente sentenza [9]. Il caso portato all’attenzione dei giudici riguardava un uomo, ammalatosi di carcinoma polmonare, che fumava smodatamente (oltre 40 sigarette al giorno) e che non aveva mai voluto ascoltare i suggerimenti del medico curante, che lo invitava a smettere.

La Cassazione ha riconosciuto che la malattia dell’uomo era stata provocata certamente dal fumo; tuttavia ha ritenuto che l’uomo avesse scelto in maniera autonoma e volontaria di continuare a fumate, pur sapendo che ciò avrebbe provocato gravi danni alla sua salute; pertanto tale conseguenza era da attribuire soltanto a lui e alla sua libera scelta.


note

[1] R.D. n. 2136/1934.

[2] L. n. 3/2003.

[3] D. Lgs. n. 184/2003.

[4] D. L. n. 158/2012.

[5] D. L. n. 104/2013.

[6] Art. 328 cod. pen.

[7] Art. 40 legge n. 221/2015.

[8] Art. 674 cod. pen.

[9] Cass. sent. n. 1165/2020.


2 Commenti

  1. Riconosco che il fumo da sigarette fa male, ma io quando ho iniziato a fumare avevo circa 17 anni non si sapeva che il fumo facesse male, non solo ma a smettere e molto difficile con tutta la buona volontà, perche la nicotina fa dipendenza , pero ho visto se non trovo le sigarette perche i tabbaccai non le vendono piu , e il Governo lo vieta , i cittadini non potendo piu trovare sigarette smetterebbero acquistando salute , oltre tanti risparmi ai servizi sanitari,oltre che migliorare l’ambiente, io dico se una cosa fa male alla salute il Governo dovrebbe vietare la vendita di sigarette sigari e cc.ecc.io credo che chi fuma e una vittima del sistema economico,certo che la droga e vietata e milioni di persone non si drogano chiedo che venga vietata la vendita di sigarette e sigari .

  2. Sono una acca nutrice non fumatrice scriba disco non , purtroppo però la signora che mi abita sotto casa moltissime volte al giorno fuma sulla terrazza e il fumo per una legge della fisica va in alto rientrando all’interno del mio appartamento.. Perché la legge non impone di fumare solo allinterno della propria abitazione cosi da non sprecare neanche una particella di nicotina e salvare i polmoni di chi non fuma?

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