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Calcioscommesse: un’organizzazione criminale a struttura piramidale

6 giugno 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 giugno 2012



Oggi esisterebbe una vera e propria organizzazione criminale, a struttura piramidale, finalizzata alla manipolazione di incontri sportivi. 

Scommettere sulle proprie partite è un vizio che i calciatori hanno da tempo. Più di trenta anni fa, “Pablito” Rossi, Cacciatori, Wilson, Albertosi e altri già lo facevano. Difatti, furono al centro del primo grande processo sul marciume del dio-pallone.

Oggi quel vaso di Pandora è ancora più saturo. Lo confermano i deferimenti e rinvii a giudizio che il Procuratore Federale Stefano Palazzi, nell’ambito del processo sportivo, ha destinato a 61 imputati e 22 società.

Nell’ambito, invece, della giustizia penale, il G.I.P. del Tribunale di Cremona Salvini ha fatto scattare una serie di perquisizioni ed emesso misure cautelari in carcere per 19 indagati. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode in competizioni sportive [1] e di truffa nei confronti delle società non coinvolte e degli scommettitori leali.

Ma vediamo di ricostruire i fatti.

Secondo gli inquirenti esisterebbe un’organizzazione criminale, a struttura piramidale, finalizzata alla manipolazione di incontri sportivi. Al vertice vi sarebbe un gruppo di asiatici, guidati da tale Tan Seet Eng, detto dei “singaporiani”. Sotto di loro, altri gruppi: “gli zingari”, “gli ungheresi”, “i bolognesi”. I loro membri avrebbero contattato calciatori compiacenti che, su pagamento, si sarebbero adoperati per indirizzare le partite verso risultati concordati, talvolta cercando di coinvolgere altri calciatori. Ottenuto un esito “sicuro”, l’organizzazione scommetteva somme elevate, con la certezza di vincere.

Posta la presenza di un’organizzazione vera e propria e la continuità con cui le condotte criminose sono state poste in essere, gli indagati rischiano una condanna (dai tre ai sette anni di carcere) per associazione a delinquere [2]. Pena ben più corposa rispetto al più lieve reato di frode nelle competizioni sportive (reclusione da uno a dodici mesi) [3].

Per quel che concerne le posizioni dei singoli calciatori, parrebbe particolarmente critica la situazione di Omar Milanetto, Stefano Mauri e Giuseppe Sculli. I primi due, inizialmente sottoposti a custodia cautelare in carcere, sono ora agli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, avrebbero manifestato costantemente la loro disponibilità ad alterare, in cambio di denaro, i risultati delle partite delle loro squadre. Per Sculli, pur essendo stata respinta la richiesta di custodia cautelare, il G.I.P. Salvini ha sottolineato i suoi rapporti con la criminalità organizzata e con la parte deviata del tifo genoano [4]. I risultati investigativi ottenuti e i provvedimenti emessi hanno beneficiato della scelta di collaborare di alcuni giocatori, in particolare di Carlo Gervasoni e Filippo Carobbio, e di tre membri del gruppo degli “zingari”, che hanno svelato i meccanismi dell’organizzazione.

Per il coinvolgimento delle società sportive, bisognerà stabilire se ci sia stata una responsabilità diretta, presunta o oggettiva. La responsabilità diretta si ha quando un dirigente del club commetta un illecito sportivo; la responsabilità presunta colpisce invece un club quando venga compiuto un illecito a suo vantaggio da soggetti estranei alla società stessa, e senza che questa ne abbia consapevolezza; la responsabilità oggettiva, infine, colpisce la società se uno o più tesserati commettano un illecito sportivo.

 

note

[1] Legge 401/1989, art. 1, comma 1, 2 e 3.

[2] Art. 416 c.p.

[3] Legge 401/1989, art. 1

[4] In particolare con tale Leopizzi, già noto per essere coinvolto  nell’ambito dell’alterazione delle partite e protagonista degli scontri allo stadio Marassi del 22.04.2012.

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