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Conchiglie, sabbia, fiori: quali materiali è vietato raccogliere?

14 Febbraio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Febbraio 2019



Conchiglie, sassi, erbe e fiori: quali sono le specie ed i materiali di cui è vietata la raccolta e quali le conseguenze per chi li porta via dal loro ambiente.

Non esiste niente di meglio, per staccare dal tran tran della quotidianità, che organizzare una gita fuori porta: al mare, sui monti od in qualche posto particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico. È provato scientificamente, infatti, che il tempo trascorso all’aria aperta fa bene alla salute grazie alla capacità della natura di rigenerare la mente. Addirittura, basterebbe dedicarsi ogni giorno a passare almeno 40 minuti all’area aperta per ridurre in modo vertiginoso la comparsa di alcune patologie come, ad esempio, la miopia. E capita puntualmente che, quando si è in mezzo alla campagna oppure durante una passeggiata sulla battigia della spiaggia, si trovino sulla strada percorsa alcuni materiali naturali che si decide di portare con sé come “ricordi” del posto visitato. E, quindi, conchiglie, piante, funghi e finanche erbe diventano rappresentativi di quel bel giorno passato in immersione nella natura. Raccogliere questi materiali naturali durante le gite è, quindi, qualcosa che si fa usualmente e con tranquillità. Pertanto, sembrerà strano sapere che, in verità, questo rappresenta un comportamento vietato dalla legge e che, quando si raccoglie del materiale vegetale o animale, si può aver commesso un illecito. Ma tra conchiglie, sabbia, fiori: quali materiali è vietato raccogliere? E per quale motivo esiste il divieto? Cosa si rischia nel caso in cui si viene beccati col “bottino” di conchiglie e sabbia e, magari, anche pietre di mare? C’è differenza tra il raccogliere sabbia col secchiello per giocare a costruire castelli piuttosto che tonnellate di sabbia per esigenze personali? A queste e ad altre domande rispondiamo in questo articolo.

Vietato raccogliere materiale naturale

La conchiglia raccolta per conservare un ricordo della gita al mare può costare molto cara: difatti, secondo il Codice della navigazione [1], il prelievo di qualsiasi materiale o specie animale o vegetale marittima è punito col pagamento di una sanzione amministrativa che può arrivare sino a 9.296,00 euro.

Ma le sanzioni non si limitano al materiale marittimo: anche chi parte nelle località interne ha il divieto di raccogliere diverse specie di fiori e piante. Vietatissima, ad esempio, la raccolta della stella alpina, con sanzioni per i trasgressori che si aggirano intorno al migliaio di euro. Le singole Regioni, inoltre, hanno imposto severi limiti alla raccolta di erbe, come l’arnica e il tarassaco e ai prodotti del sottobosco, come i funghi.

Vietato raccogliere sabbia dalla spiaggia: è reato

Una sentenza di ieri della Cassazione [2] ha stabilito che prelevare sabbia dal lido del mare integra il reato di furto. È irrilevante il quantitativo asportato, a meno che non si tratti di quantità irrilevanti come quelle ad esempio utilizzate per attività ricreative o per semplici ricordi da conservare in una piccola boccetta. Non solo si risponde di furto, ma di furto aggravato trattandosi di “cosa destinata alla pubblica utilità” esposta alla pubblica fede. Il prelievo del materiale lede, attraverso il danno idrogeologico all’arenile, la pubblica utilità o la fruibilità dei lidi marini.

La vicenda ha per protagonisti tre individui sopresi all’alba, lungo un litorale del versante ionico della Calabria, a trasportare un carico di 15 metri cubi di sabbia marina. Fermato per un controllo, il conducente del mezzo che trasportava il bottino, riferì che si trattava degli scarti della ripulitura della spiaggia a lui e ai suoi compari regolarmente affidata. Subito dopo, messo di fronte all’evidenza dei fatti, confessò che si trattava di sabbia marina pulita, sottratta illegalmente per essere utilizzata per dei lavori edili.

Perché è vietato raccogliere conchiglie, fiori o sabbia

Prima di conoscere quali materiali naturali posso essere raccolti e portati a casa, per diventare il nostro “ricordo del giorno”, e per quali ciò non è possibile, vediamo di capire le ragioni del divieto. In verità lo scopo di questo tipo di norme è abbastanza evidente ed è rappresentato dalla volontà delle Autorità Pubbliche di garantire la conservazione ed anche l’incremento del patrimonio naturale esistente in aree montane o marittime o, comunque, nei terreni sottoposti a tale divieto. Tutti i divieti sono, infatti, orientati a conservare l’equilibrio di fauna, flora ed, in generale, dell’ecosistema del posto.

Ma chi è che ha il potere di imporre questo genere di vincoli? Normalmente, in ordine a tali aspetti decidono le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità Montane. Ma esistono anche delle leggi generali che si occupano dell’argomento: come il Codice della navigazione per ciò che concerne il mare ed i porti. Ma chi ha maggior voce in merito sono proprio quelle realtà organizzative dello Stato che sono più a stretto contatto con la realtà naturale del posto (Comuni, Regioni ecc.) e che, quindi, meglio possono finalizzare la azione pubblica per tutelare i valori naturalisti di quei luoghi ed anche per sensibilizzare in generale le persone a rispettare i valori ambientali. E se si pensa che si tratta di esagerazioni, basta dare uno sguardo a quanto sta accadendo, dal punto di vista naturalistico, nel mondo per capire che il rispetto per ciò che ci circonda parte dalle piccole abitudini. Detto in altri termini, anche se non si è responsabili in modo diretto e personale dello scioglimento degli iceberg in Antartide oppure dell’estinzione degli elefanti a causa della vendita dell’avorio o, ancora, della deforestazione in Indonesia che sta provocando la fine degli oranghi per la vendita dell’olio di palma, si ha pur sempre una responsabilità diretta per ciò che si commette nella propria piccola dimensione.

Ora, considerata la presenza di numerose norme che sanzionano la raccolta e il prelievo di vegetali, animali e materiali, è dunque utile fare un punto della situazione, per stabilire quali prelievi sono vietati e quali sono le conseguenze.

Gita al mare: meglio non toccare nulla

Se si è deciso di partire alla mèta di una località marittima, per essere sicuri di non essere sanzionati, è opportuno evitare qualunque rischio e, quindi, non prelevare alcunché. Come già detto, infatti, secondo il Codice della navigazione chi estrae senza concessione arena (sabbia), alghe, ghiaia od altri materiali nell’ambito del demanio marittimo, del mare territoriale o delle zone portuali della navigazione interna, è punito col pagamento di una sanzione amministrativa da 1.549,00 euro a 9.296,00 euro. È dunque sanzionata l’estrazione di qualsiasi tipo di materiale, comprese le alghe e l’acqua di mare.

Ma, allora, quando si riempie d’acqua il secchiello, più e più volte durante una giornata, per costruire un castello di sabbia si commette un illecito? In questo caso la risposta è negativa, anche perché quell’acqua, in verità, non “viene allontanata” dal posto in cui si trova e, comunque, l’attività di giocare con i castelli di sabbia sul mare è un’abitudine comune non illegale. È severamente vietato, invece, riempire delle taniche di acqua di mare e portarsele via.

Peraltro, vi sono numerose ordinanze regionali, oltre al Codice della navigazione, che vietano la raccolta, l’utilizzo e la vendita dell’acqua di mare, volte soprattutto ad evitare che la stessa acqua sia usata per scopi alimentari.

Lo stesso Codice della navigazione, peraltro, vieta ulteriori comportamenti collegati alla corretta fruizione delle spiagge e degli ambienti marittimi. La legge, infatti, sanziona in generale, arrivando finanche all’arresto, chi occupa lo spazio marittimo o delle zone portuali della navigazione interna, impedendone l’uso pubblico. E questo non solo se, ad esempio, si parcheggia la propria autovettura sul porto, magari davanti l’imbarco dei traghetti impedendo il flusso dell’andi-rivieni portuale, ma anche in casi più comuni ed apparentemente innocui.

Facciamo un esempio. Se hai l’abitudine di lasciare sulla spiaggia il tuo ombrellone in modo tale da “prenotarti il posto in prima fila” per il giorno dopo, devi sapere che commetti un reato e, precisamente, quello di abusiva occupazione di spazio demaniale [2], per il quale è previsto non solo l’arresto sino a 6 mesi ma anche il pagamento di una ammenda sino a 516,00 euro.

Gita in montagna: conoscere le specie protette

Anche per prelevare fiori ed erbe dalle località interne, come i boschi o le montagne e simili è necessario informarsi preventivamente sulle specie di cui è vietata o limitata la raccolta e su quelle che richiedono particolari autorizzazioni.

A tal fine è necessario aver riguardo alla normativa regionale (alcuni territori prevedono un patentino per la raccolta di erbe selvatiche) e, se si va in un’area protetta come un parco, leggere attentamente il regolamento del parco.

Anche per un’attività piuttosto comune, come la raccolta dei funghi, molte Regioni prevedono l’ottenimento di un tesserino e limitano la quantità che può essere raccolta. Non solo: al fine di salvaguardare l’ecosistema e la corretta riproduzione delle specie, esistono moltissimi luoghi dove, ad esempio, è vietata la raccolta dei funghi che hanno il cappello inferiore ad una certa grandezza. Volendo fare un paragone: è come il divieto per i pescatori di catturare pesci troppo giovani. E l’obbligo per essi, in caso di involontaria cattura, di liberarli immediatamente vivi in mare. Lo scopo è evidente in ambo i casi ed è quello di evitare che gli animali siano sradicati dall’ecosistema troppo presto, quando cioè devono ancora affrontare l’intero ciclo della propria vita e contribuire all’equilibrio ecologico.

In altri casi, l’interesse che la Autorità Pubblica ha nei confronti della natura e la sua volontà di proteggerne l’equilibrio si vede anche nei limiti che pone alle modalità di raccolta, laddove essa è consentita. Rimanendo sull’esempio dei funghi, esistono alcune Regioni le quali, pur permettendone la raccolta nei periodi indicati per questa attività, ne specificano orari, metodi di raccolta o di conservazione. Ad esempio, normalmente la raccolta viene permessa da un’ora prima del sorgere del sole ad un’ora dopo il suo tramonto. Inoltre, quando si sradica dalla terra un fungo non si devono usare rastrelli od attrezzi simili, perché rovinano lo strato superficiale del terreno oltre a poter danneggiare gli apparati radicali della vegetazione, ma devono essere usate le mani.

Inoltre, durante la raccolta generalmente è vietato l’uso di buste di plastica ed è raccomandato l’utilizzo, al loro posto, di contenitori aperti e rigidi tanto al fine di permettere ai funghi, anche se raccolti da terra, di diffondere le proprie spore. Infine, vengono stabiliti anche dei limiti di raccolta giornaliera di funghi per persona, che può essere superato solo in caso di rinvenimento di un unico esemplare concresciuto con altro (od altri) chei superino il peso massimo imposto.

In definitiva, se non si è assolutamente sicuri che la raccolta di un determinato materiale o specie sia legale, e se non si conoscono le norme del luogo per la attività di raccolta, è meglio catturare soltanto l’immagine delle meraviglie naturali che si presentano ai nostri occhi, con una fotografia, per evitare spiacevoli situazioni.

Certo, in molti casi le sanzioni appaiono sproporzionate, ma bisogna considerare che il prelievo di materiali dal demanio marittimo ha ultimamente raggiunto delle dimensioni preoccupanti: in Sardegna, solo l’estate scorsa, presso l’aeroporto di Cagliari sono state sequestrate 5 tonnellate di sabbia. Il “pugno di ferro” è, dunque, necessario per scoraggiare simili comportamenti, volti a depredare l’ambiente dalle sue risorse naturali.

Il rispetto si impara da piccoli

Non poche volte, quando ci si trova sulla spiaggia, si vedono bambini e genitori che raccolgono col secchiello piccoli animali del mare come granchietti, cavallucci marini, piccoli pesci ecc. Si tratta di un’attività ritenuta piacevole perchè mette in contatto i bambini con la natura. In verità, si tratta di un comportamento scorretto che non fa altro che trasmettere ai bambini l’insegnamento per cui è consentito poter “far uso” per proprio divertimento della vita di altri esseri viventi. Animaletti che, infatti, nella maggior parte delle volte non sono liberati nel loro territorio ma vengono portati via dal loro habitat e, così, destinati alla morte.

La cosa positiva è che esistono, però, numerosi volontari e sempre maggiori associazioni, sportive o ambientali, che promuovono iniziative tese ad invertire la comune e superficiale visione della natura, creando pubbliche occasioni di divertimento che hanno come scopo quello di insegnare il rispetto. In ambito di tutela del mare e dei boschi queste iniziative fioccano per tutta l’Italia: un simpatico esempio, a tal proposito, è stato l’evento “Secchiello Stop” organizzato qualche tempo fa sulle spiagge della Liguria che aveva proprio lo scopo di insegnare ad adulti e bambini il rispetto dei piccoli animali del mare e la necessità di non catturarli. Proprio perché è sin da piccoli che si deve imparare cosa significa il concetto di rispetto. E perché, per i grandi, non è mai troppo tardi per fare altrettanto.

note

[1] Art. 1162 Cod. della Navigazione.

[2] Cass. sent. n. 11158/2019.


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