Diritto e Fisco | Editoriale

Il mistero dei Bronzi di Riace: un clamoroso falso

7 giugno 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2012



Un enigma si nasconde dietro i Bronzi di Riace. Un segreto dietro la storia ufficiale, l’ennesimo tentativo di occultare una verità scottante.

Quale enigma si nasconde dietro i Bronzi di Riace? Un segreto dietro la storia ufficiale, l’ennesimo tentativo di occultare una verità scottante. Giuseppe Braghò ne è tanto convinto che ci ha fatto un libro. E ha raccolto una serie di prove, documenti inediti e sconcertanti, che dimostrerebbero come Stefano Mariottini, scopritore “ufficiale” delle statue e percettore del cospicuo premio di rinvenimento, e – insieme a lui – il Soprintendente avrebbero organizzato una messa in scena al fine di occultare la verità. Lo stesso Presidente della Repubblica e alcuni ministri sarebbero stati al corrente di tutto. Un imbarazzante intrigo, che vede coinvolte le Istituzioni e porterebbe ad una residenza americana, ove sarebbe custodito il “terzo Bronzo” e altri elementi del gruppo.

Chi ha davvero scoperto le due sculture? Perché nessuno parla di quei ragazzini che, a bordo di una barchetta, individuarono i reperti per primi, una mattina prima del loro rinvenimento ufficiale? Ma soprattutto: che fine hanno fatto le altre sculture nel cui gruppo i Bronzi erano chiaramente inglobati?

Dopo aver letto “Facce di Bronzo” (Pellegrini Ed.) sono andato a chiederlo direttamente al suo autore.

A.G.: Sig. Braghò, qual è il dubbio di fondo che grava sul ritrovamento dei bronzi?

Giuseppe Braghò: L’assoluta mancanza di “trasparenza” dell’intera circostanza, che potrà essere riscontrata da chiunque si trovi a leggere il mio libro-inchiesta.

A.G.: Mi racconti come andarono i fatti in quel famoso giorno del ritrovamento.

Quattro ragazzi di Riace (Cosimo e Antonio Alì, Giuseppe Sgrò e Domenico Campagna) scorsero i Bronzi e denunciarono la scoperta – fatta nel tardo pomeriggio del 16 agosto ’72 – presso la Guardia di Finanza di Monasterace, il giorno dopo. Altrettanto fece Stefano Mariottini presso la Soprintendenza di Reggio Calabria. Ci fu una causa. Vinse quest’ultimo. Secondo la Corte giudicante, egli segnalò per primo il ritrovamento, servendosi di una telefonata di “preavviso”. Personalmente, sono convinto che oggi possiamo ammirare i Bronzi per merito dei quattro adolescenti. Mariottini tentò di portarseli via, riuscendo soltanto in parte.

Nel mare di Riace il saccheggio si consumava da mesi.

A.G.: Quali elementi di prova Lei ha per sostenere questa tesi?

Nei carteggi ufficiali redatti dalla Soprintendenza reggina – e da me “dissepolti” dall’Archivio Storico del Museo e pubblicati per intero – si rileva concretamente l’oggettiva realtà. Basta leggere “tali” carteggi. Sono redatti in italiano: comprensibili.

A.G.: Sembra che mancherebbero, al gruppo dei bronzi, anche altre sculture. Che prove ha per dire questo? E che fine avrebbero fatto questi ulteriori elementi?

La denuncia “ufficiale” del ritrovamento, firmata dal Mariottini, narra di “un gruppo di statue”, e non di “due”. Ancora: lo stesso “scopritore” descrive le fattezze dei Bronzi con ricchezza di particolari. Una statua del “gruppo” non corrisponde – nei tratti e nella postura – ai Bronzi esposti a Reggio Calabria. Inoltre, nella denuncia egli riferisce come, al braccio sinistro di una delle statue, fosse “presente” uno scudo. Mariottini scrive ancora che “…le due emergenti” (del “gruppo”, ovviamente) “…non presentano incrostazioni evidenti”. Le foto da me esibite ai lettori di “Facce di Bronzo” e agli Inquirenti, dimostrano il contrario. In ragione di ciò, è facile dedurre che sia “sparitoproprio il Bronzo tratteggiato, oltre al corredo delle armi di offesa e difesa che completavano il tutto.

Nel corso della mia inchiesta, ho rintracciato un testimone oculare di uno dei furti operati in danno dei Bronzi: la Signora Anna Diano di Siderno, che vide uscire dal mare di Riace “due pescatori” (due persone con la muta da sub, ndr) recanti – sotto visibile sforzo fisico – un enorme scudo bronzeo e una lancia (anch’essa metallica), spezzata in due. Ho “consegnato” il teste nelle mani del capitano del NTPC Raffaele Giovinazzo, messo a mia disposizione dal Ministro dei BBCC Stefano Rutelli. La Signora Diano ha quindi, in seguito, deposto presso la Procura della Repubblica di Locri, nei quali Uffici, ancora oggi, la “pratica” resta – piuttosto bizzarramente – “aperta”.

Scudi, lance ed elmi furono venduti a più compratori. Il probabile “terzo” Bronzo secondo indiscrezioni – da me non interamente condivise – pare sia stato acquistato da un emissario del Getty Museum di Malibu e “donato” a Bush senior.

A.G.: Perché, secondo Lei, i fatti sono stati narrati in modo diverso rispetto a quanto invece avvenne?

I giornalisti che seguirono il recupero delle Statue narrarono ciò che videro: i furti erano già avvenuti. Il mio personale pensiero che è il Soprintendente di Reggio fu l’artefice dell’inganno dato in pasto all’opinione pubblica e allo stesso Ministero competente. I documenti da me ritrovati ne sono prova indiscussa. Il denaro “facile” offusca i sensi di “talune” persone: storia risaputa.

A.G.: La Sua è una tesi forte che getta grosse diffidenze nei confronti delle istituzioni. Ha trovato resistenze o difficoltà, all’atto della pubblicazione del libro, da parte delle istituzioni?

Ogni tesi, se non supportata da prove, permane “opinione”. Lei è un avvocato, e sa bene come esista la realtà processuale che, spesso e purtroppo, sostituisce l’oggettività dei fatti. Attraverso la mia inchiesta, costata più di un anno di attento lavoro, ho semplicemente “esposto” intorno a un tipico esempio di “malcostume istituzionale”: ciò non piace, al Sistema. Per essere più corretti, a una parte, del Sistema. Quella che ho incrociato io. E’ mia personale opinione che il Mariottini si prestò, con evidenza, a camuffare la verità poiché, in combutta con il Soprintendente Giuseppe Foti (notoriamente ingordo di facili guadagni, nonostante il ruolo: anche riguardo a ciò possiedo prove e testimoni) mutò l’avvenimento in fonte di profitto. In “Facce di Bronzo” potrà facilmente notare come il cerchio sia stato chiuso, e senza possibilità di errori. Sono stato ricevuto e ascoltato da due Ministri i quali, da un lato, collaboravano: dall’altro, insabbiavano. Foti, pur se deceduto, rappresentava “lo” Stato. Chiede – egregio avvocato – se abbia, il sottoscritto, “trovato resistenze” da parte delle Istituzioni: ebbene, sì, e non soltanto riluttanze. Lettere diffamatorie, notizie distorte intorno alla mia personalità di studioso, boicottaggi alle presentazioni del libro-inchiesta e altro ancora. Terminando, non tutte le testimonianze da me raccolte sono state rese note: ho ancora delle buone “cartucce”, da parte. Sapevo fin dall’inizio della pericolosità della “caccia grossa”. Tempo al tempo. Entro la fine di giugno, in occasione del prossimo quarantennale del rinvenimento, si terrà (a Lamezia Terme) un convegno, al riguardo: in quella sede renderò pubbliche le mie successive indagini. E non solo.

A.G.: Dopo la pubblicazione del libro, qualcuno ha cominciato a sposare le Sue idee o tutto è rimasto insabbiato come prima?

Gli “studiosi”, gli “accademici”, gli “istituzionali”, evitano Giuseppe Braghò: non intendono confrontarsi. Chissà perché. Lo stesso Mariottini ha scritto sui giornali: “Parlerò soltanto con il Giudice o con i Carabinieri”. Il reato di furto, come ben sa, dopo un certo numero di anni si “prescrive”. A lei le conclusioni. I comuni mortali, al contrario, sono stati “vicini” e attendono risposte.

A.G.: Quali sono gli interessi che si nascondono dietro il ritrovamento di reperti archeologici?

Soldi, e tanti. A farli, semplicemente i grandi ricettatori: lo scavatore clandestino percepisce una parte infinitesimale del valore dell’oggetto “ritrovato”.

Inquietanti dichiarazioni. Per chi volesse saperne di più e leggere i documenti ufficiali e confrontarli con le foto, suggerisco vivamente il libro di Braghò, “Facce di Bronzo”, anche scaricabile in versione ebook a questo link

 

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23 Commenti

  1. Non capisco perché metere in dubbio tali scoperte. Del resto l’Italia ne è piena. Inoltre, pur non conoscendo il soprintendente di allora, posso dire che alcuni soprintendenti italiani fanno ancora carte false per favorire questo e quel loro amico.

  2. E poi si scoprì che il moralista ricettava lui stesso opere d’arte ed è stato arrestato… Strano.

  3. A “Robert Gianni”: tanto per cominciare, mi è difficile carteggiare con chi si nasconde dietro uno pseudonimo, come Lei. Non mi meraviglia “immaginare” che, sotto il velo, Lei sia proprio una parte di quelle Istituzioni “malate” che, come ho chiaramente scritto, fanno parte del complotto per insabbiare una questione cocente. Non ho mai “ricettato” opere d’arte e mai lo farò, caro il mio corrispondente “cuor di leone”. Sono stato arrestato per ben tre volte, dal 2001 al 2015: chissà perché immediatamente rimesso in libertà con la “non convalida” della misura. Non è difficile scoprirne le ragioni, anche per un codardo come Lei. Sussiste un processo “ordinario” presso il Tribunale di Vibo Valentia contro di me e un elevato numero di persone, non ancora “attenzionato” dal GUP. Se proprio ci tiene, aspetti l’esito del procedimento e dopo, soltanto dopo, potrà trionfare in Rete, simpatico “Robert Gianni”. Non ho altro Tempo (mia unica ricchezza) da sprecare con un apocrifo privo di coraggio civile. Ho commentato in rispetto dei partecipanti e dell’avvocato Greco, gentile “padrone di casa”. Tanto dovevo.

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