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Morte dopo l’operazione riuscita: responsabile il capo-equipe

8 Giugno 2012
Morte dopo l’operazione riuscita: responsabile il capo-equipe

Responsabile il capo equipe in caso di morte del paziente anche a seguito di operazione ben riuscita.

La responsabilità del capo dell’equipe che ha realizzato l’operazione chirurgica sul paziente malato non viene meno nonostante la conclusione positiva dell’operazione stessa.

Lo ha ricordato la Cassazione in una recente sentenza [1]. In particolare, secondo la Corte, colui che durante l’attività chirurgica riveste una posizione apicale e direttiva deve mantenere un controllo e supervisione sulle condizioni del paziente ancora non dimesso, anche dopo l’attività espletata. Il capo dell’equipe chirurgica, quindi, non sarà esonerato da responsabilità per la morte o gli altri danni riportati dall’operato dopo l’intervento, qualora non abbia adempiuto a tali doveri. Più precisamente, a nulla varrà il fatto che egli abbia delegato le operazioni di supervisione a personale qualificato, se nel frattempo abbia omesso di dare a tale personale le informazioni utili e le direttive vincolanti onde garantire la giusta sorveglianza delle condizioni di salute del paziente.

La responsabilità penale del capo-equipe sarà ancora più evidente nel caso in cui sia stato egli stesso, in prima persona, a escludere espressamente la necessità di adozione di cautele, come per esempio il trasferimento del paziente in reparti specifici della struttura sanitaria, che avrebbero consentito di prevenire peggioramenti delle sue condizioni di salute. Egli risponderà perciò, a titolo di colpa, dei danni cagionati al paziente. E si vedrà addossata la medesima responsabilità anche l’eventuale personale delegato, che non si sia comportato in maniera diligente secondo le regole del buon senso o quelle dell’arte medica.

 

 


note

[1] Cass. sent. n. 17222/2012.


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