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Cos’è la disoccupazione europea?

12 Settembre 2016 | Autore:
Cos’è la disoccupazione europea?

Pubblicata la proposta sul Ministero dell’Economia, ecco cosa propone l’Italia all’UE.

Quella della Disoccupazione Europea è una nuova proposta effettuata dal Governo Italiano al resto dei Paesi dell’Unione.
La logica del progetto è quello di rendere le politiche “passive” del lavoro, ovvero le politiche assistenziali, che per loro natura non sono ammissibili a finanziamento all’interno degli schemi dei fondi strutturali, un provvedimento diretto dell’Unione. Questo aumenterebbe la parità di trattamento dei cittadini, centralizzando una delle spese di maggiore impatto del sistema assistenziale degli stati.

Disoccupazione Europea: prima proposta nel 2014

La proposta era stata per la prima volta lanciata in occasione dell’ecofon durante la presidenza italiana di turno del 2014.
L’ipotesi è quella del cosiddetto “EUBSEuropean Unemployment Benefit Scheme, e prevede – come si intende – un fondo europeo per l’indennità di disoccupazione.

EUBS, la disoccupazione europea: quali obiettivi?

Il fondo proposto intende perseguire i seguenti obiettivi:

  • attenuare l’impatto di choc economici particolarmente marcati che si scaricano sull’occupazione nei paesi membri;
  • evitare che l’aumento della disoccupazione ciclica si trasformi in disoccupazione strutturale;
  • rafforzare la governance dell’unione monetaria e ridurre l’onere di stabilizzazione dell’area al momento demandato in prevalenza alle politiche della BCE.

La riproposizione dell’EUBS

La nuova proposta di EUBS effettuata dal Ministero prevede 9 chiarimenti su alcuni aspetti non esplicitati nel testo del 2014 e da alcune simulazioni su quali effetti avrebbe avuto lo schema se fosse stato operativo negli anni 1999-2015.

Nell’attuale formulazione la proposta di fondo per la disoccupazione europea sarebbe pari allo 0,5 per cento del PIL dell’Euroarea. Ciò ammonterebbe a circa 50 miliardi di euro (considerando il PIL 2015).
In una fase iniziale, al fine di rendere graduale l’impegno degli Stati, è previsto nella proposta italiana un periodo iniziale di operatività del fondo a “scartamento ridotto”, ogni Paese contribuirebbe annualmente per lo 0,1 per cento del PIL nazionale per i prossimi 5 anni.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa interessante proposta.



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