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Canone RAI evaso: il MISE smentisce

14 Settembre 2016
Canone RAI evaso: il MISE smentisce

Secondo il Ministero sarebbe il 90% la quota di clienti ENEL che ha pagato il canone, ecco la risposta ufficiale all’inchiesta di Italia Oggi

Come abbiamo avuto modo di annunciare anche sulle nostre pagine nei giorni scorsi, un’indagine di Italia Oggi aveva svelato che la quota di introito fiscale derivante dal Canone in bolletta non aveva minimamente raggiunto le attese fermandosi ad una quota del 50% degli utenti (leggi Canone Rai: solo metà degli abbonati lo paga).

Pubblichiamo oggi per dovere di cronaca e completezza di informazione una smentita del Ministero nella quale si afferma che la quota di clienti Enel ad avere pagato regolarmente il canone raggiungere il 90% .


Canone evaso: la risposta del MISE

Nella sua smentita il Mise ha specificato che: “I dati sul pagamento del canone tv riferiti da un articolo uscito su Italia Oggi sono del tutto immaginari. I numeri al momento parziali che ci ha fornito Enel – di gran lunga il maggior operatore del mercato elettrico – smentiscono completamente quanto scritto dal quotidiano, che cita come fonte presunti “esperti”. “



Anche quelle 10% mancante sarebbe a quanto affermato dal Mise una quota fisiologica di morosità derivante dal periodo estivo  e comunque rappresenterebbe il dato più alto anche con riferimento al resto dei fornitori del mercato libero, che presenterebbero tassi di morosità minore e per conseguenza tassi di mancato pagamento del canone inferiori.

La nota termina con un riferimento che anche noi (e lo stesso Italia Oggi) avevamo sottolineato relativamente al periodo in cui effettivamente i dati saranno resi disponibili.

Solo a fine settembre, difatti, l’Agenzia delle Entrate riceverà dalle compagnie elettriche i numeri ufficiali relativi al fenomeno.

Sottolinea il  MISE  di quei dati si darà immediatamente conto.

Il canone potrà essere abbassato ad 80 euro?

Da parte nostra vi terremo aggiornati come sempre, non per ragioni “sensazionalistiche” quanto perché dal tasso di pagamento di questa imposta derivano implicazioni rilevanti in termini di finanza pubblica.

Un mancato rientro dell’introito fiscale previsto potrebbe generare problemi gestionali di difficile soluzione specie in un momento in cui si è alle porte del varo della nuova legge di stabilità. 

Giova infine ricordare che proprio in forza dell’aspettativa derivante dalla compliance sul canone, il governo aveva da ultimo preannunciato una possibile ulteriore riduzione dell’imposta che nelle intenzioni del premier sarebbe potuta scendere ad una cifra di €80 annue.

Come si vede, dunque, la questione non è affatto di poco conto.



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