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Proroga sulla voluntary disclosure e altre novità “pericolose”

14 Settembre 2016
Proroga sulla voluntary disclosure e altre novità “pericolose”

Si prevede una proroga la “voluntary disclosure” per un altro anno, ecco perchè e come funziona.

Il Governo sta valutando di prorogare la voluntary disclosure.

La proroga dovrebbe durare un anno e dovrebbe avere le medesime caratteristiche dell’attuale provvedimento. Ma potrebbero esserci novità anche per una disclosure interna. Ecco di cosa si tratta, ma partiamo da una definizione.

Cos’è la voluntary disclosure

L’istituto della cosiddetta collaborazione volontaria (voluntary disclosure) in materia fiscale è stato recentemente introdotto nell’attuale ordinamento italiano dal legislatore con la Legge n. 186 del 15 dicembre 2014. In particolare [1] la norma di recentissima introduzione ha disciplinato provvedimenti finalizzati a favorire l’emersione ed il rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero modificando le disposizioni in materia di monitoraggio fiscale [2]. Inoltre è stata estesa la procedura di collaborazione volontaria a tutti quei contribuenti che non sono destinatari degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale o che, essendone obbligati, vi hanno comunque adempiuto correttamente al fine di dare la possibilità di sanare le violazioni degli obblighi di dichiarazione relativamente alle imposte sui redditi, addizionali, imposte sostitutive, imposta regionale sulle attività produttive e imposta sul valore aggiunto nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta [3].

Proroga della Voluntary Disclosure

Estendere la durata della voluntary discolusures per il rientro dei capitali esteri per ulteriori 12 mesi: questa l’intenzione del governo, che prevede di operare con le medesime modalità dell’attuale normativa, dunque stesse regole, procudure e sanzioni.

La proroga opererà con tutta probabilità a tutto il 2017 e le ragioni per credere che verrà attivata dipendono dal fatto che a partire dal 2018 sarà operativo lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei diversi Paesi, di conseguenza l’istituto sarà svuotato di significato.

Una disclosure domestica in arrivo?

È in via di studio anche l’istituzione di una disclosure “domestica” ovvero orientata alla riemersione dei capitali interni, cioè presenti ancora in Italia, ma nelle cassette di sicurezza e nei caveau delle banche.

Secondo le prime stime l’ammontare previsto in termini di riemersione dei capitali interni è pari a 1,5-2 miliardi, ma la stima potrebbe essere ulteriormente incrementata, qualora si riuscissero a comprendere contanti, oro e preziosi.

Disclosure domestica e rischio di riciclaggio

Non sfugge che il rischio principale dell’attivazione di una disclosure “domestica” risieda nella facilità con la quale i capitali illeciti rientrino nel circuito legale.

Una volta fatto rientrare e “ripulito” attraverso questa sorta di “condono”, il capitale difatti rientrerebbe nell’economia reale.

Tanto è evidente che viene da chiedersi se non si tratti di un rischio calcolato.


note

[1] L. 186/2004, art.1, c.1.

[2] Con l’articolo 1, comma 1 viene modificato il Decreto Legge n. 167/1990, convertito con Legge n. 227 del 04.08.1990, relativo al monitoraggio fiscale, introducendo gli articoli da 5-quater a 5-septies.

[3] L. 186/2014 art.1, c.2.


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