Mediazione, arbitrato e negoziazione verso la riforma

2 Settembre 2016
Mediazione, arbitrato e negoziazione verso la riforma

Adr: un ampliamento dell’utilizzo dei mezzi stragiudiziali di soluzione delle controversie sembra essere l’unico futuro possibile per la nostra giustizia.

Risoluzione stragiudiziale delle controversie, il capitolo è ancora da finire. Innanzitutto spieghiamo ai nostri lettori che una controversia è stragiudiziale quando non arriva in tribunale, e cioè quando non è il giudice a risolvere il problema. Il Governo sta spingendo molto in questa direzione per smaltire l’enorme carico di lavoro che affligge i tribunali italiani.

Fatto questo chiarimento, c’è da dire che la Commissione di monitoraggio degli Adr (Alternative dispute resolution), istituita a marzo dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e presieduta da Guido Alpa (professore di diritto civile ed ex presidente del Consiglio nazionale forense), ha chiesto una proroga per la consegna dell’atteso report. Il documento, tra l’altro, conterrà anche importati suggerimenti in vista della riforma del sistema giustizia. Ma c’è da dire che ancora non si conoscono questi consigli e quindi non è facile comprendere come sarà ottimizzata la struttura delle controversie giudiziali e quindi quale sarà l’efficacia di mediazione, arbitrato e negoziazione assistita: di certo, l’intenzione è quella di continuare a spingere sui meccanismi stragiudiziali, portando fuori dal tribunale quanto più possibile le controversie, senza che ciò si tramuti in un sostanziale “diniego di giustizia” per il cittadino.

Intanto, stando a quanto affermato questa mattina da Il Sole 24 Ore, il gruppo di esperti ha già consegnato al ministro della Giustizia una prima bozza di proposta di riforma. Come scritto più su, sul contenuto non è trapelato molto. Si sa solo che riguarda una rivisitazione degli strumenti stragiudiziali con l’obiettivo di «armonizzare e razionalizzare un quadro normativo che attualmente sviluppa forme eterogenee di strumenti negoziali, a causa dei ripetuti interventi legislativi sulla materia, adottati per favorire la formazione e lo sviluppo di una cultura della conciliazione, agevolandone l’uso e abbattendone i costi». In poche parole si lavora a una «ipotesi di disciplina organica e di riforma che sviluppi gli strumenti di degiurisdizionalizzazione, con particolare riguardo alla mediazione, alla negoziazione assistita e all’arbitrato». Proprio però per la complessità della materia e, soprattutto, delle scelte in gioco – in bilico perenne tra la necessità di decongestionare i tribunali e risolvere in tempi più brevi le controversie, senza perciò scaricare il peso della giustizia sul privato e, in definitiva, sul cittadino – la Commissione ha richiesto la proroga.

La soluzione del problema non è semplice e immediata, perché i problemi della giustizia sono cronici. Non ha senso, quindi, ragionare solo in termini di risorse. È necessario, invece, ridefinire i limiti della giurisdizione statale. A ciò si aggiunga ancora il forte pregiudizio di gran parte della popolazione e dell’avvocatura, nei confronti degli Adr, spesso visti solo come un modo per garantire ancora maggior tempo a chi tenta di sfuggire dall’adempimento dei propri doveri. E tutto ciò vuol dire anche inutili oneri, per il cittadino, in termini di tempo e denaro. Cambiare è però necessario e urgente, perché l’attuale sistema giudiziario rivela sempre più la propria inadeguatezza strutturale e funzionale. La sua prospettiva monopolistica è ormai agli sgoccioli.

Peraltro ora le cose potrebbero ulteriormente complicarsi: la Commissione dovrà tenere infatti conto della bozza di delega legislativa appena approvata dal Governo, che ridisegna tutto il processo civile (leggi “Riforma del processo: il nuovo decreto”).



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