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Stereo troppo alto in auto? Multa e reclusione

16 Settembre 2016
Stereo troppo alto in auto? Multa e reclusione

Tenere lo stereo a massimo volume può essere molto pericoloso, basta la denuncia dei passanti, ecco cosa dice la Cassazione.

Tenere il volume dello stereo in macchina troppo alto costituisce un reato e può essere punito con sanzioni fino a 309 euro e, in alcuni casi, anche con 3 mesi di reclusione [1]. Basta una testimonianza anche dei passanti.

Volume alto nelle auto: pratica pericolosa

La pratica di tenere il volume molto alto nell’autoradio – pratica non esattamente educata, ma sempre più in voga specie con l’introduzione delle minicar i cui impianti stereo sono spesso più voluminosi della stessa cilindrata dell’auto – potrebbe costare molto cara.

La Cassazione in una delle sue ultime sentenze ha considerato il reato come “reato minore“, ma ha comunque stabilito che il disturbo del riposo delle persone deve essere sanzionato.

Le sanzioni amministrative nel peggiore dei casi possono arrivare a 309 euro, ma non è esclusa per i casi più gravi un periodo di reclusione per 3 mesi.

Volume alto stereo delle auto: come difendersi

Se siete disturbati dal volume delle auto potete telefonare direttamente alla polizia o ai carabinieri che interverranno con una volante.

La prova dell’illecito potrà essere costituita anche dalla testimonianza dei molestati e dei passanti.

Volume stereo auto: quando è troppo alto?

Per definire se il volume sia o meno troppo alto, è sufficiente la testimonianza da parte delle persone interessate e dell’agente delle forze dell’ordine intervenuto sul luogo del reato, come avrete modo di leggere nelle motivazioni che hanno spinto la Cassazione a respingere il ricorso del soggetto condannato.


note

[1] Cass. sent. n. 7543/2016.

Autore immagine: Pixabay.com

Sentenza 25 febbraio 2016, n. 7543
Data udienza 15 dicembre 2015
Integrale

Disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone – Emissioni sonore – Pregiudizio per un indeterminato numero di persone – Accertamento di fatto – Libero convincimento del giudice di merito

Dott. FRANCO Amedeo – Presidente – Dott. SOCCI Angelo M. – rel. Consigliere

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1467/2012 TRIBUNALE di MESSINA, del 26/11/2014;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 15/12/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. SOCCI Angelo Matteo;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ANIELLO Roberto che ha concluso per “Inammissibile”;

udito il difensore avv. (OMISSIS) “Accoglimento del ricorso”.

RITENUTO IN FATTO

1. Il tribunale di Messina con sentenza del 26 novembre 2014 condannava (OMISSIS) per il reato di cui all’articolo 659 codice penale alla pena di euro 300,00 di ammenda oltre alle spese processuali.

2. La Corte di appello di Messina trasmetteva alla Corte di Cassazione l’atto di appello ai sensi dell’articolo 568 codice procedura penale, comma 5.

(OMISSIS) proponeva appello (come sopra visto, ex art 568 codice procedura penale, trasmesso a questa Corte) tramite il difensore, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’articolo 173 disp. att. codice procedura penale, comma 1 ter. 2.1. Erronea applicazione della legge penale in ord..

2.1. Violazione dell’articolo 606 codice procedura penale, comma 1, lettera B, C, ed E, in relazione all’articolo 659 codice penale.

Il giudicante non descrive adeguatamente l’iter logico attraverso il quale giunge alle conclusioni; infatti risultano indeterminate le persone ed indimostrata la concreta idoneita’ potenziale alla lesione del bene giuridico protetto dalla norma.

Mancano denunce da parte dei residenti, e mancano accertamenti strumentali del rumore. In corso dell’istruttoria veniva escusso un solo carabiniere, (OMISSIS), nonostante le richieste della difesa di sentire anche l’altro agente operante, (OMISSIS). La mancata assunzione della prova testimoniale configura una violazione di legge.

Ha chiesto quindi l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. L’impugnazione e’ inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi.

Il ricorrente e’ stato fermato in ore serali dalla polizia giudiziaria che ha provveduto al sequestro dell’impianto stereo, montato sull’autovettura, costituito da tre amplificatori, uno da 1500 Watts e due da 200 Watts. Egli transitava sulla strada pubblica con alto volume dello stereo, comportamento potenzialmente idoneo a disturbare il riposo e le occupazioni delle persone.

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneita’ delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non e’ tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete.

(Fattispecie in cui l’intensita’ delle emissioni sonore e’ stata ricostruita mediante la deposizione dei testimoni, i quali avevano riferito di non riuscire a seguire i programmi televisivi). (Sez. 3, n. 11031 del 05/02/2015 – dep. 16/03/2015, Montoli e altro, Rv. 263433).

Nel nostro caso l’accertamento e’ avvenuto con l’escussione di un agente di polizia giudiziaria, verbalizzante, e con il sequestro dell’impianto, di elevata potenza sonora; inoltre nella motivazione, esauriente e non contraddittoria, non si rinvengono manifeste illogicita’.

La mancata assunzione dell’altro agente di polizia giudiziaria ( (OMISSIS)) non e’ rilevante, perche’ non e’ dimostrata nel ricorso la sua decisivita’ ai fini di un giudizio diverso; infatti egli ha fatto gli stessi accertamenti e verbalizzato unitamente all’agente escusso in udienza.

Deve ritenersi “decisiva”, secondo la previsione dell’articolo 606 codice procedura penale, lettera d), la prova che, confrontata con le argomentazioni contenute nella motivazione, si riveli tale da dimostrare che, ove esperita, avrebbe sicuramente determinato una diversa pronuncia; ovvero quella che, non assunta o non valutata, vizia la sentenza intaccandone la struttura portante. (Sez. 4, n. 6783 del 23/01/2014 – dep. 12/02/2014, Di Meglio, Rv. 259323).

Alla dichiarazione di inammissibilita’ derivano la condanna alle spese e la condanna al pagamento in favore della cassa delle ammende di euro 1.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.


1 Commento

  1. Denunciare è un diritto/obbligo… subirne poi le conseguenze da parte del denunciato poi, resta sempre e solo a danno del denunciante, vale il discorso per le violenze domestiche e/o sulle donne, pensiamo forse che il rumore dello stereo a “palla” sia più grave di un probabile/possibile femminicidio annunciato? Eppure a questo si espone una donna che denuncia violenze di qualsiasi tipo. Ipotesi – sento un’auto che spara decibel a go-go e per denunciare il fatto devo anche fornire l’accesso illimitato al mio conto corrente per quanto mi costerà arginare il danno conseguente… quindi, per difendere un diritto sacrosanto alla serenità, prima devi perderla… e se la devi perdere sta adire che prima ce l’hai… perché perderla per poi doverla riacquistare……. a caro prezzo?… Belle le leggi, molto meglio però poche leggi ma effettivamente applicate a danno del reo e a tutela del cittadino.

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