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Quanto tempo ho per denunciare una persona?

8 Settembre 2016 | Autore:
Quanto tempo ho per denunciare una persona?

Per presentare una denuncia o un esposto non ci sono limiti di tempo. Attenzione a non confondere la denuncia con la querela

Tre mesi per sporgere una querela; nessun termine invece per presentare una denuncia. È questa la sostanziale differenza che divide i reati più gravi (quelli, cioè, per i quali la Procura può procedere “d’ufficio”, ossia a prescindere dalle segnalazioni dei cittadini – per i quali c’è necessità di una denuncia) e quelli invece meno gravi (quelli per i quali invece, in mancanza di querela, lo Stato si disinteressa di punire il colpevole – cosiddetti “reati procedibili a querela di parte”). Ma andiamo per gradi.

Per effettuare una denuncia non ci sono limiti di tempo. La denuncia [1] (definita anche esposto) consiste nella semplice descrizione di un fatto che decidete di comunicare ai carabinieri (o ad una qualsiasi autorità giudiziaria) perché da voi ritenuto illecito. La denuncia sarà quindi trasmessa alla Procura della Repubblica [2] ed il pubblico ministero valuterà se procedere nei confronti della persona che avete denunciato o se richiedere l’archiviazione perché il fatto che avete descritto non costituisce reato. Attenzione però, non bisogna confondere la denuncia con la querela.

Spieghiamo le differenze. La querela [2] deve essere presentata entro tre mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce il reato. Inoltre è fondamentale descrivere il fatto che volete denunciare nei minimi particolari e dovete ricordare di chiedere espressamente la punizione del colpevole (è necessario che scriviate «chiedo la punizione di chiunque sarà ritenuto colpevole dei fatti sopra narrati»). Se non lo farete, la persona che avete querelato non subirà alcun processo.

Quando il processo avviene anche senza querela?

Ci sono alcuni reati che si definiscono procedibili d’ufficio. Si tratta di reati più gravi per i quali il pubblico ministero procede anche se non c’è alcuna querela. Si tratta di reati come la violenza privata, le minacce, i maltrattamenti in famiglia, eccetera. In casi del genere la richiesta di punizione non sarà necessaria perché la vostra semplice denuncia sarà più che sufficiente a far arrivare la notizia alla Procura che poi procederà autonomamente.

La querela (con la richiesta di punizione che vi ho suggerito) è indispensabile per i reati che si definiscono procedibili a querela di parte. Si tratta di reati minori (come la truffa semplice, le lesioni lievi, la diffamazione) per i quali lo Stato (e quindi i giudici) decidono di fare un processo solo se la persona che ha subito un danno glielo chiede espressamente.

Se per questi reati presentate una denuncia invece che una querela, non otterrete alcuna condanna.

Come si presentano la denuncia e la querela?

Vanno entrambe presentate oralmente o per iscritto e, qualora siano scritte, devono essere depositate personalmente o attraverso un avvocato che abbia autenticato la vostra firma (per confermare che sia stata apposta proprio da voi) e che abbia la procura speciale al deposito (che per molti giudici basta anche solo una delega al deposito).

Consigli pratici

Il primo. State molto attenti quando in una querela accusate qualcuno; se non siete certi che il reato che state denunciando sia stato commesso da un soggetto in particolare, scrivete di avere dei sospetti e chiedete al pm (pubblico ministero) di fare indagini per accertare se è come pensate. In questo modo, se non riuscirete a dimostrare che il soggetto che avete denunciato è colpevole (e, quindi, sarà assolto),  eviterete di ricevere una controquerela per calunnia.

Il secondo. Alla fine della querela chiedete di essere avvisati nel caso in cui il pubblico ministero voglia chiedere l’archiviazione in modo da avere la possibilità di opporvi a quella richiesta [3].


note

[1] Art. 333 cod. proc. pen.

[2] Art. 335 cod. proc. pen.

[3] Art. 408 cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf com

Il termine per proporre la querela decorre dalla conoscenza non di qualunque fatto (o del fatto che il querelante ritiene che costituisca reato), ma del fatto che costituisce reato, secondo l’apprezzamento del giudice, cui compete la qualificazione giuridica. Il termine per la presentazione della querela decorre dunque dal momento in cui il titolare ha conoscenza certa, sulla base di elementi seri, del fatto-reato nella sua dimensione oggettiva e soggettiva, conoscenza che può essere acquisita in modo completo soltanto se e quando il soggetto passivo abbia contezza dell’autore e possa, quindi, liberamente determinarsi .In secondo luogo, va ricordato che l’accertamento del momento di conoscenza degli elementi costitutivi del reato, costituendo profilo di fatto, sfugge al giudizio di legittimità.

Corte cassazione, sezione V, sentenza 19 maggio 2016 n. 21003

Deve ritenersi tempestiva la proposizione della querela quando vi sia incertezza se la conoscenza precisa, certa e diretta del fatto, in tutti i suoi elementi costitutivi, da parte della persona offesa sia avvenuta entro oppure oltre il termine previsto per esercitare utilmente il relativo diritto, dovendo la decadenza ex articolo 124 cod. pen. essere accertata secondo criteri rigorosi e non sulla base di supposizioni prive di adeguato supporto probatorio.

Corte cassazione, sezione VI, sentenza 8 giugno 2015 n. 24380

Qualora venga eccepita la tardività della querela, la prova del difetto di tempestività deve essere fornita da chi la deduce ed un’eventuale situazione di incertezza va integrata solo in favore del querelante.

Corte cassazione, sezione V, sentenza 25 marzo 2015 n. 12695

In tema di diffamazione tramite internet, ai fini della tempestività della querela, occorre considerare che la diffamazione, avente natura di reato di evento, si consuma nel momento e nel luogo in cui i terzi percepiscono l’espressione ingiuriosa e, dunque, nel caso in cui frasi o immagini lesive siano immesse sul web, nel momento in cui il collegamento sia attivato, di guisa che l’interessato, normalmente, ha notizia della immissione in internet del messaggio offensivo o accedendo direttamente ‘in retè o mediante altri soggetti che, in tal modo, ne siano venuti a conoscenza. Ne deriva se non la assoluta contestualità tra immissione in rete e cognizione del diffamato, almeno una prossimità temporale di essi, sempre che l’interessato non dia dimostrazione del contrario.

Corte cassazione, sezione V, sentenza 14 giugno 2012 n. 23624


9 Commenti

  1. Gentile Avvocato,

    Essendosi concluso definitivamente pochi giorni fa un procedimento penale, dovrei presentare una denuncia/querela per il reato di falsa testimonianza compiuto da un teste in un processo tenutosi nel 2014.

    Essendo passati più di tre mesi, nell’atto che presenterò all’autorità giudiziaria, devo indicare che presento denuncia oppure querela o entrambi ?

    Grazie

    1. sono stato licenziato con 40 anni di servizio da una grossa società nel agosto 2012 con legge Fornero; mi hanno denunciato ai carabinieri Lazio per la 367 cpp archiviato del tutto a giugno 2013; dopo un mese con la stessa denuncia dell’anno prima, mi hanno denunciato per diffamazione, non sto a dirvi il perchè ma sono stato rinviato a giudizio al Giudice di pace Penale. Un mese fa hanno chiesto ed ottenuto la remissione della querela contro mia voglia di firmare. avevo messo come testi il responsabile assoluto di tutto il gruppo. Il 27/07/2018 si è concluso anche l’ultimo atto del licenziamento con la vittoria anche in cassazione, che dopo la fase preliminare, in appello il giudice mi ha reintegrato al lavoro sempre con la legge Fornero.quindi ho vinto su tutti i fronti. Ho anche accettato la remissione, ma mi hanno fatto troppo male.
      ora sto in pensione dal 2016 dopo la sentenza di reintegra di gennaio 2016. ripeto mi hanno fatto troppo male. cosa mi consigliate di fare ancora per ottenere giustizia e un pò di serenità?

  2. Ho adito al tribunale civile sezione lavoro di Crotone nel settembre del 2012, per aver riconosciuto il diritto di essere remun erato per il lavoro prestato presso un’azienda privata per un periodo di tre anni ed un mese: il processo si è protratto fino al dicembre 2018.
    Sono cambiati tra giudici del lavoro, il penultimo prima di lasciare aveva disposto il CTU per la contabilità; il terzo subentrato ha rimesso sul ruolo la causa è dopo due udienze il 6 dicembre ha emesso una sentenza di non accoglimento del ricorso e condannandomi a spese di lite esageratamente esose. Nella sentenza vengono utilizzate testimonianze di parte datoriale completamente false, soprattutto da parte di una dipendente che svolge anche il ruolo di segretaria.
    Cosa posso fare per avere giustizia?
    Posso chiedere il risarcimento del danno provocato con la falsa testimonianza?
    In appello cosa posso fare per dimostrare la falsa testimonianza?
    Grazie dell’attenzione.

    1. In primo luogo sono necessarie la presenza di un procedimento civile o penale in corso e la deposizione di un soggetto quale testimone. Il verbale della causa, cioè il documento all’interno del quale è trascritta la deposizione, rappresenta l’elemento da cui partire per valutare e poi dimostrare la falsa testimonianza : se c’è stato reato, il verbale ne è la rappresentazione. Detto questo, occorre acquisire documenti o altro mezzi di prova che dimostrino, che quanto è stato dichiarato è frutto di una bugia. Ad esempio, delle fotografie piuttosto che un documento da cui risulti che il teste al momento dei fatti si trovava altrove, sono sicuramente dei mezzi efficaci a provare il reato in discussione. Anche altre testimonianze, magari maggiormente dettagliate, attendibili e verificabili, possono rappresentare un ottimo mezzo per raggiungere la verità e sconfessare il bugiardo. In ogni caso è sicuramente opportuno rivolgersi ad un avvocato competente per valutare attentamente gli elementi a disposizione e i passaggi da compiere.

      Stante la gravità del reato e poiché lo stesso è volto a tutelare il bene comune della giustizia, la procedibilità normalmente è d’ufficio. Con ciò si intende che non è necessaria la querela o la denuncia della parte lesa. Il colpevole viene immediatamente perseguito non appena l’autorità giudiziaria acquisisce la notizia di reato, indipendentemente dal fatto che quella condotta abbia causato o meno una lesione diritti del terzo e dall’eventuale facoltà dello stesso di agire a propria tutela. La procedibilità d’ufficio presuppone un’azione irrevocabile al contrario della querela che può sempre essere rimessa. Ciò non toglie che il soggetto danneggiato dalla condotta mendace possa denunciare personalmente il fatto agendo per dare avvio ad un procedimento penale a carico del falso testimone.

  3. Buongiorno
    Se ci si accorge molto tempo dopo di essere stati vittime di una truffa collettiva, si può denunciare?
    A luglio del 2008, il sottoscritto, operaio, con altri 21 colleghi, siamo stati licenziati per ristrutturazione aziendale, chiusura stabilimento.
    Per il fatto che nell’ultima busta paga era compreso il TFR non ci siamo accorti di una sottrazione anomala di 5.000€ ad ognuno di noi.
    Specifico che ci sono stati dati dall’azienda 5.000€ come incentivo all’esodo, con un assegno alla mano, e a detta dei sindacati tale denaro, nel caso di una mobilità senza accordo, era destinato all’inps e se così fosse saremmo stati licenziati comunque senza percepire l’incentivo.
    Tale somma poi è stata riportata in busta con la voce nella colonna Ritenute “altro TFR 6.500” di cui 1.500 per compensare le trattenute per tasse, ma nella colonna delle Trattenute compare la voce “restituzione dipendente 5.000”, come se si volesse intendere: ti riporto 5.000 (6.500) e ti tolgo 5.000 poiché li hai già aviuti in assegno fuori busta.
    In realtà, facendo il conto, la somma del TFR maturato riportato in CUD + lo stipendio comprensivi di accessori (ANF, ferie non godute ecc.) pare che mancano nel netto in busta circa 5.000€.
    In pratica, come se nelle ritenute c’è solo la voce di 6.500 senza la corrispondenza del denaro e le 5.000 sulle trattenute sono reali. A qualcuno di noi è venuto il dubbio adesso ma sono passati quasi 11 anni. Cosa ci consigli di fare?

  4. Gentile avvocato….
    Meno di due anni fa mi è caduto addosso un cancello procurandomi un piccolo danno al menisco I medici estremamente vaghi hanno banalizato indicando la causa dei dolori a un altro problema alle ginocchia ache in realtà non mi ha mai dato alcun problema…. La persona responsabile, indirettamente, del fatto è un conoscente…. Pazientemente ho atteso ma ad oggi ho ancora dolori continui…. Un avvocato mi aveva detto che avrei potuto presentare richiesta di risarcimento e denuncia anche antro i due anni dal fatto….
    È corretto?

    1. -Come scrivere una denuncia? Ecco un fac simile di denuncia e un vademecum di come scriverla correttamente. https://www.laleggepertutti.it/255778_denuncia-scritta-esempio
      -Quanto può costare una causa di risarcimento? Quali spese devi sostenere se vuoi fare causa? Qual è la differenza tra spese processuali e spese legali? Cos’è e quanto costa il contributo unificato? https://www.laleggepertutti.it/287071_quanto-puo-costare-una-causa-di-risarcimento
      -Cos’è la querela? Chi può presentarla ed entro quale termine? Perché è una condizione di procedibilità? https://www.laleggepertutti.it/253128_chi-puo-sporgere-querela

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