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Divieto di trasferimento del lavoratore in caso di esigenze familiari e di obblighi di assistenza

14 giugno 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2012



È illegittimo il trasferimento non adeguatamente giustificato del lavoratore che assiste un familiare portatore di handicap, anche se non grave [1].

In generale, per legge [2], il trasferimento del lavoratore deve sempre essere giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Nel caso specifico in cui il lavoratore assista un proprio familiare infermo, la giustificazione si rende ancora più necessaria. Infatti, affinché il trasferimento sia legittimo, occorre, oltre al consenso del lavoratore [3], la dimostrazione da parte del datore che le ragioni – tecniche, organizzative e produttive – che ne sono alla base, siano urgenti e tanto gravi da prevalere sulle esigenze di cura e assistenza del familiare del dipendente. Una valida motivazione, per esempio, potrebbe consistere nella soppressione del posto di lavoro del dipendente a seguito di riorganizzazione aziendale o di chiusura della filiale.

Nel caso deciso dalla Cassazione, i giudici hanno ritenuto che il diritto di un dipendente ad assistere il proprio fratello non autosufficiente sia più meritevole di protezione rispetto all’interesse del datore al trasferimento, in quanto non sorretto da ragioni di gravità e urgenza.

Dunque, per valutare la legittimità o meno del trasferimento, occorre verificare, caso per caso, se è preminente il diritto del lavoratore ad assistere il proprio familiare (perché questi, pur non avendo un grave handicap, non è comunque autosufficiente) o le comprovate esigenze aziendali (perché il datore di lavoro potrebbe subire un grave danno in caso di mancato trasferimento del lavoratore).

ll criterio di valutazione è, quindi, un complesso bilanciamento di interessi contrapposti e si risolve in quello che, tra i due, secondo il giudice, risulta più urgente e degno di essere tutelato.

[1] Cass. sent. n. 9201 del 7 giugno 2012.

[2] Art. 2103 cod. civ.

[3] Art. 33 della L. n. 104/1992 secondo cui: “Il lavoratore che assiste un familiare portatore di handicap ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”.

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1 Commento

  1. Mia figlia frequenta la classe seconda della scuola secondaria di primo grado, l’insegnante di francese supplente con2 ore da fare nella classe, divise in due giorni, si assenta spesso il sabato usufruendo della legge 104, i ragazzi, pero’, Non fanno lezione, se poi capita, come questo mese di aprile, vacanze o altro saltano anche un mese di lezione. A questo punto il diritto dei ragazzi di avere una adeguata istruzione, come viene rispettato?

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