Pensione anticipata: Ape per tutti, tutti (via) con l’Ape

12 settembre 2016 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2016



Governo e sindacati perfezionano un accordo per andare in pensione a 63 anni, anche nel pubblico. Tagli ma anche aumenti sulle minime e sulle quattordicesime.

Anche i dipendenti pubblici potranno usufruire dell’Ape per godere della pensione anticipata. Governo e sindacati hanno deciso, in via sperimentale per due anni, che chi è nato tra il 1951 e il 1954 può lasciare il lavoro, pubblico o privato che sia, tre anni e sette mesi prima di quanto previsto dalla legge Fornero. Si parla, dunque, di chi avrà almeno 63 anni nel 2017, anno in cui è prevista l’entrata in vigore dell’accordo. L’anticipo vale per i dipendenti pubblici e privati, per gli autonomi, per le partite Iva iscritte alla gestione separata, per i commercianti e gli artigiani. A quale prezzo? Il taglio lordo sull’assegno della pensione sarà del 5% per ogni anno di anticipo, il che si traduce in un 6% sul netto.

Pensione anticipata: in che cosa consiste l’accordo

Come accennato prima, il sistema di pensione anticipata permetterà di andare in pensione fino a tre anni e sette mesi prima di quanto stabilito dalla legge. Il lavoratore che vuole salutare in anticipo capi e colleghi attraverso l’Ape, sottoscrive un prestito previdenziale ventennale con un costo che varia dal 4-5% al 15% a seconda di quanto è alta la pensione e quanto dura l’anticipo. Quest’ultimo sarà gratuito per i disoccupati e per i lavoratori in condizioni disagiate (disabili, infermieri, lavoratori a rischio). L’ammortamento sarà pari a zero che le pensioni che non superano i 1.200 euro netti (1.500 euro lordi). Per tutti gli altri, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini fa questi esempi:

  • un anno di anticipo costerà 50-60 euro al mese per 20 anni per chi prende una pensione media di 1.000 euro (escluse le categoria citate prima);
  • un anno di anticipo costerà fino al 3% l’anno per chi prende una pensione media di 3.000 euro.

Il Governo interverrà anche sulla quattordicesima mensilità, che arriva a chi prende meno di 750 euro lordi mensili di pensione. Questo limite, se non ci sarà qualche contromossa, salirà a 1.000 euro. Pertanto la quattordicesima arriverà ad un altro milione di pensionati, per quanto l’importo sarà più basso di quello attuale: 400 euro anziché 500 per chi non la prendeva prima. Chi, invece, si vedeva già arrivare l’assegno numero 14, avrà una grata sorpresa: l’importo aumenterà fino al 20%.

Governo e sindacati devono ancora limare gli ultimi spigoli di questo accordo, ma l’intesa dovrebbe prevedere anche maglie più larghe per i lavoratori usuranti, quelli, cioè, che svolgono un particolare tipo di attività (chi lavora in cava, vicino a forni ad alte temperature, ecc.). In questa categoria potrebbero rientrare le maestre d’asilo e gli infermieri.

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2 Commenti

  1. Non è uno Stato sociale , siamo tartassati penali sanzioni ravvedimenti, ed ora il prestito…… ridurre le pensioni da € 90.000,00
    mensili non impoverire di più la classe meno abbiente..

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