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Editoriali Filtri al file sharing: sono legittimi?

Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2011

La Corte di Giustizia Europea è stata incaricata di decidere sulla legittimità di una sentenza che ordini la predispozione di filtri al file sharing.

Nel lontano 2004, la SABE, società belga di gestione dei diritti d’autore (la corrispondente SIAE) aveva citato in giudizio la Scarlet Extended SA, un ISP che, come Tiscali, fornisce la connessione ad Internet. Accogliendo la domanda dell’attrice, la sentenza era arrivata ad una conclusione paradossale, condannando l’azienda fornitrice della connessione a predisporre filtri tali da bloccare il file sharing e, comunque, ogni violazione che, in rete, avveniva in danno al copyright. Il tutto ovviamente a spese dell’ISP, scaricando quindi l’onere della lotta alla pirateria sul gestore della connessione anzicché sul portatore del diritto.

In secondo grado, il giudice ha ritenuto che la questione meritasse un preventivo vaglio della Corte di Giustizia europea, poiché potenzialmente confliggente con le libertà fondamentali dei trattati comunitari.
Il Collegio di Lussemburgo non ha ancora emesso la sentenza, ma, nel frattempo, l’Avvocato Generale della stessa Corte, tenuto a dare il proprio parere (di norma non vincolante, ma che, comunque, finisce spesso per indirizzare i giudici comunitari) ha già rese note le sue argomentazioni.

L’Avvocato ritiene l’imposizione di filtri una pratica contraria alle libertà dell’U.E. e, in particolare, al segreto delle comunicazioni e al diritto alla protezione dei dati personali. Inoltre, imporre all’ISP un sistema di monitoraggio preventivo comporterebbe, in capo a quest’ultimo, un potere di giudizio che invece normalmente può spettare solo ad un giudice. Giudice peraltro che, a tutto voler concedere, non potrebbe comunque emettere un provvedimento di tal tipo, non esistendo alcuna norma che stabilisca in capo all’intermediario la responsabilità per i contenuti presenti in rete.

La Corte si pronuncerà nei prossimi giorni. Gli scenari che, nel frattempo, possiamo intravedere sono estremamente delicati. Perché, se da un lato una sentenza che accolga le istanze dell’industria dei contenuti implicherebbe la morte di Internet libera e franca per come la conosciamo, dall’altro lato, invece, una pronuncia di segno inverso vorrebbe forse dire la fine di quelle altrettanto assurde sentenze che i nostri tribunali hanno recentemente emesso (una per tutte, ricordo la condanna di Yahoo! a rimuovere i files pirata e di cui si è parlato qualche settimana fa).
La rete è in fibrillante attesa.


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