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Opere d’arte e quadri: come proteggersi dalle truffe

18 giugno 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 giugno 2012



Ecco un vademecum sulle precauzioni e i diritti del consumatore in caso di acquisto di quadri e opere d’arte.

L’arte costituisce uno dei migliori metodi per evadere dalla quotidianità (chi di noi non ha o non desidera un bel quadro nella propria casa?), ma occorre prestare attenzione agli incauti acquisti e conoscere i diritti che spettano all’acquirente.

L’attenzione deve essere maggiore se, oltre a soddisfare la propria sensibilità artistica, si intende realizzare un investimento.

È sempre bene accertarsi del reale valore dell’opera [1]. Una prima verifica può essere effettuata attraverso accreditate case d’asta come Finarte, Semenzato, nonché le filiali delle case inglesi Sotheby’s e Christie’s [2].

L’acquirente ha diritto a ricevere chiare informazioni sul valore dell’opera e ogni altro tipo di informazione che gli permetta di avere piena consapevolezza in merito all’acquisto. Il venditore deve informare il consumatore sulle caratteristiche essenziali dell’opera, su eventuali spese di consegna, sulle modalità di pagamento, sul diritto di recesso e sui modi di esercizio dello stesso [3].

Se il venditore non rispetta l’obbligo d’informazione il consumatore può agire per ottenere:

– la risoluzione del contratto e

– la richiesta di risarcimento del danno.

Con la “risoluzione del contratto vengono meno tutti i vincoli per le parti, a partire dalla data di conclusione del medesimo: con la conseguenza che l’acquirente deve restituire l’opera acquistata e il venditore deve rimborsare al consumatore il prezzo che quest’ultimo aveva pagato.

Con il “risarcimento del danno”, il venditore corrisponde una somma di denaro all’acquirente al fine di ripristinare il danno che quest’ultimo ha subito (es. nel caso di acquisto di opera d’arte non autentica).

L’acquirente può attivarsi per ottenere sia la risoluzione che risarcimento del danno o solo il risarcimento del danno.

Spesso le opere d’arte vengono acquistate attraverso

contratti conclusi fuori dai locali commerciali o

– contratti a distanza.

I contratti conclusi fuori dai locali commerciali sono quelli che vengono realizzati dal venditore in luoghi differenti dal proprio punto vendita (es. presso il domicilio del consumatore o altro luogo in cui il consumatore si trovi temporaneamente; durante una escursione organizzata dal venditore al di fuori dei propri locali commerciali; in area pubblica o aperta al pubblico, mediante la sottoscrizione di una nota d’ordine, comunque denominata; per corrispondenza).

I contratti a distanza sono invece quelli conclusi tramite una tecnica di comunicazione a distanza (es. televisione, telefono, videotelefono, fax, internet, per corrispondenza [4] etc.).

In entrambi i casi, il consumatore ha diritto di recedere senza alcuna penalità e senza specificare il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi.

Tale termine ha una decorrenza diversa a seconda che si tratti di contratto concluso fuori dai locali commerciali [5] o contratto a distanza [6]. In ogni caso, il diritto di recesso si esercita con l’invio di una comunicazione scritta alla sede del venditore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento o mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le quarantotto ore successive. Il venditore può anche stabilire che il recesso sia esercitato attraverso la restituzione dell’opera, senza una specifica comunicazione.

Qualora il venditore non abbia soddisfatto gli obblighi di informazione [7], il termine entro cui esercitare il diritto di recesso è di sessanta giorni (per i contratti e le proposte contrattuali negoziati fuori dai locali commerciali) o di novanta giorni (per i contratti a distanza).

La Direttiva 2011/83, che dovrà essere recepita dalla normativa italiana entro la fine del 2013 sui diritti del consumatore, ha completamente riscritto la disciplina comunitaria del recesso. Nel momento in cui la direttiva sarà obbligatoria anche in Italia, l’acquirente disporrà di un termine di quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali [8]. La decorrenza di tale termine varierà a seconda dei diversi tipi di contratto [9]. La stessa direttiva prevede, in caso di mancato rispetto degli obblighi di informazione, che il termine per l’esercizio del diritto di recesso sia pari a dodici mesi [10].

Prima di acquistare un’opera d’arte è auspicabile rivolgersi a chi può fornire un servizio di consulenza sia legale che sul valore dell’opera.

 

note

[1] Paradigmatica è stata la vicenda di una nota casa d’arte di Villanova di Castenaso che ha venduto opere d’arte con forti discrepanze tra il prezzo di vendita e le valutazioni di mercato (fonti: “Striscia la Notizia”, puntata del 20 aprile 2010; “Mi manda Raitre”, puntate del 24 giugno 2011 e 13 marzo 2009).

[2] Inoltre, dal 2007, la Banca d’Italia ha autorizzato la nascita di un fondo d’investimento chiuso, dedicato alle opere d’arte, secondo il Regolamento sulla gestione collettiva del risparmio emanato il 14 aprile 2005, in applicazione del D.Lgs. n. 58/1998 sui fondi comuni e del D.M. n.228/1999. Tale fondo è “”Pinacotheca”, gestito da Vegagest Sgr, avente come oggetto di riferimento della propria attività dipinti di autori minori operanti tra il XV sec. ed il XIX sec. Il fondo è destinato, almeno per il momento, esclusivamente ad investitori istituzionali con quote minime di 250 mila euro.

[3] Il diritto all’informazione e il diritto di recesso sono previsti e disciplinati dal D.Lgs. n. 206/2005 (Codice del Consumo). Su tali diritti, di recente è intervenuta la Direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. La Direttiva 2011/83/UE incide prevalentemente sulla Dir. 85/577 in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali e sulla Dir. 97/7 in materia di contratti a distanza con il fine di migliorare il livello di tutela del consumatore. Gli Stati membri dovranno recepire la sopraindicata Direttiva entro la fine del 2013.

[4] Il contratto concluso per corrispondenza è un contratto concluso fuori dai locali commerciali e altresì a distanza. Per tale modalità di conclusione del contratto, l’art. 45, c. 3, D.Lgs 206/2005 prevede che si applichi la disciplina dei contratti a distanza se è più favorevole per il consumatore.

[5] Art. 65, c. 1,  D.Lgs. n. 206/2005: “Per i contratti o le proposte contrattuali negoziati fuori dei locali commerciali, il termine per l’esercizio del diritto di recesso di cui all’articolo 64 decorre:

a) dalla data di sottoscrizione della nota d’ordine contenente l’informazione di cui all’articolo 47 ovvero, nel caso in cui non sia predisposta una nota d’ordine, dalla data di ricezione dell’informazione stessa, per i contratti riguardanti la prestazione di servizi ovvero per i contratti riguardanti la fornitura di beni, qualora al consumatore sia stato preventivamente mostrato o illustrato dal professionista il prodotto oggetto del contratto;

b) dalla data di ricevimento della merce, se successiva, per i contratti riguardanti la fornitura di beni, qualora l’acquisto sia stato effettuato senza la presenza del professionista ovvero sia stato mostrato o illustrato un prodotto di tipo diverso da quello oggetto del contratto.”

[6] Art. 65, c. 2, D.Lgs. n. 206/2005: “2. Per i contratti a distanza, il termine per l’esercizio del diritto di recesso di cui all’articolo 64 decorre:

a) per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore ove siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione di cui all’articolo 52 o dal giorno in cui questi ultimi siano stati soddisfatti, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa;

b) per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione di cui all’articolo 52, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa.”

[7] Gli obblighi di informazione di cui all’articolo 47 (informazione sul diritto di recesso nei contratti conclusi fuori dai locali commerciali) e di cui agli articoli 52, c. 1, lettere f) e g) (informazioni per il consumatore nei contratti a distanza) e 53 (conferma scritta delle informazioni nei contratti a distanza) del Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005).

[8] Art. 9, n. 1, Dir. 2011/83: “Fatte salve le eccezioni di cui all’articolo 16, il consumatore dispone di un periodo di quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali senza dover fornire alcuna motivazione e senza dover sostenere costi diversi da quelli previsti all’articolo 13, paragrafo 2, e all’articolo 14”.

[9] Art. 9, n. 2, Dir. 2011/83: “Fatto salvo l’articolo 10, il periodo di recesso di cui al paragrafo 1 del presente articolo scade dopo quattordici giorni a partire: a) nel caso dei contratti di servizi, dal giorno della conclusione del contratto; b) nel caso di contratti di vendita, dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore, acquisisce il possesso fisico dei beni o: i) nel caso di beni multipli ordinati dal consumatore mediante un solo ordine e consegnati separatamente, dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore, acquisisce il possesso fisico dell’ultimo bene, ii) nel caso di consegna di un bene costituito da lotti o pezzi multipli, dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore, acquisisce il possesso fisico dell’ultimo lotto o pezzo, iii) nel caso di contratti per la consegna periodica di beni durante un determinato periodo di tempo, dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore, acquisisce il possesso fisico del primo bene; c) nel caso di contratti per la fornitura di acqua, gas o elettricità, quando non sono messi in vendita in un volume limitato o in quantità determinata, di teleriscaldamento o di contenuto digitale non fornito su un supporto materiale, dal giorno della conclusione del contratto”.

[10] Art. 10, nn. 1-2, Dir. 2011/83: “1. Se in violazione dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera h), il professionista non fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso, il periodo di recesso scade dodici mesi dopo la fine del periodo di recesso iniziale, come determinato a norma dell’articolo 9, paragrafo 2.

2. Se il professionista fornisce al consumatore le informazioni di cui al paragrafo 1 del presente articolo entro dodici mesi dalla data di cui all’articolo 9, paragrafo 2, il periodo di recesso scade quattordici giorni dopo il giorno in cui il consumatore riceve le informazioni”.

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2 Commenti

  1. Questi sono problemi per chi ama l’arte fatta dall’uomo……… preferisco gli spettacoli della natura in ogni sua manifestazione, anche catastrofici (soprattutto )

  2. L’articolo è accessibile a tutti , anche al profano, sia per la forma che per i contenuti. comunque, prima di ogni acquisto , è salutare consultare l’autrice……….. non si sa mai.

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