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Certificato di conformità dell’impianto elettrico se vendo casa

18 settembre 2016


Certificato di conformità dell’impianto elettrico se vendo casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2016



Impianti elettrici: se vendo o affitto un appartamento, devo avere il certificato di conformità che attesta che l’impianto è a norma?

Quando si vende o si affitta un appartamento è opportuno, se si vuol evitare successive contestazioni da parte dell’acquirente o dell’inquilino, produrre, all’atto della firma del contratto, i certificati di conformità dell’impianto elettrico. Difatti, chi possiede un appartamento privo di tale attestazione deve procurarsela ed è chiaro che il relativo costo può essere imputato al precedente proprietario dell’immobile che ha celato il difetto.

Tuttavia, il fatto che manchi la certificazione energetica non rende il contratto nullo, ma dà solo diritto all’acquirente a chiedere – eventualmente ricorrendo al giudice – una riduzione del prezzo già corrisposto o ancora da versare.

Affinché l’impianto elettrico sia a norma deve possedere la cosiddetta presa di terra e l’installazione del salvavita. L’attestazione viene rilasciata da una ditta specializzata. Per la vostra sicurezza, non fidatevi di quelle aziende che consegnato il certificato di conformità senza aver ispezionato l’immobile: un buon impianto elettrico può salvare la vita di chi vi abita in più di una situazione.

L’attestato di conformità dell’impianto in caso di vendita di immobile

È opportuno che l’attestazione di regolarità dell’impianto elettrico sia resa disponibile nella fase delle trattative ai potenziali acquirenti o inquilini dell’appartamento. Diversamente si può configurare quella che la giurisprudenza chiama responsabilità precontrattuale, la quale, in questo caso, non dà diritto a svincolarsi dal contratto (cosiddetta risoluzione), ma solo a una parziale restituzione del prezzo di vendita o di affitto, nei limiti ovviamente del costo sopportato dall’acquirente o dal conduttore per procurarsi, a proprie spese, il certificato stesso.

Peraltro, il venditore o il locatore che abbia taciuto sul fatto che gli impianti non sono a norma è personalmente responsabile per eventuali danni a cose o a persone derivanti da corti circuiti o da altri imprevisti conseguenti al malfunzionamento dell’impianto elettrico. Secondo la Cassazione [1], nel caso di affitto, eventuali danni derivati a terzi da un impianto elettrico non a norma (ad esempio all’idraulico intervenuto per riparare lo scaldabagno) rendono responsabili sia il locatore che il conduttore in solido.

Dunque, in caso di vendita o di affitto di un appartamento, il proprietario deve fornire l’immobile con impianti a norma, altrimenti è responsabile sia per l’inadempimento contrattuale (per aver dato un bene di valore inferiore rispetto a quello promesso) sia per eventuali lesioni provocate dall’impianto non funzionante. Ma attenzione: egli può esonerarsi da ogni obbligo e responsabilità se specifica, nel contratto stesso di vendita o di affitto, che è a carico dell’acquirente o dell’inquilino l’adeguamento dell’impianto.

In sintesi, all’atto del rogito (o della firma del contratto di affitto) il venditore e l’acquirente (oppure il padrone di casa e l’inquilino) non sono obbligati a dichiarare la conformità o la “non conformità” degli impianti elettrici e il certificato non va obbligatoriamente allegato. Ma è buona regola farlo per evitare possibili contestazioni.

Cosa ben diversa è l’Ape, ossia l’attestato di prestazione energetica, che indica la qualità dell’immobile in termini di consumo energetico e di isolamento dal freddo. Tanto è alta la classe, tantomeno pagherà il proprietario o l’inquilino di riscaldamento. Ogni appartamento deve possedere l’Ape e, a differenza del certificato di conformità degli impianti energetici, va presentato al momento del rogito o della firma del contratto di locazione.

note

[1] Cass. sent. n. 7699/2015.

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3 Commenti

  1. mi pare si confonda il certificato di conformità dell’impianto elettrico con l’attestato di certificazione energetica che è obbligatorio fornire in caso di vendita di un immobile e riguarda la classe energetica alla quale un immobile appartiene, mentre il certificato ci conformità dell’impianto elettrico è altra cosa e può essere preteso dall’acquirente in mancanza del quale si può ottenere da un tecnico qualificato il certificato di rispondenza; da ultimo non si chiama presa a terra ma messa a terra di un impianto

  2. buongiorno
    vi scrivo per chiedervi un chiarimento.Io sono in affitto e il proprietario mi ha consegnato appartamento senza messa a massa dichiarando che gli adeguamenti sarebbero stati fatti dal sottoscritto.Trattandosi di impianto vecchissimo, adeguare gli impianti significherebbe rifarli completamente(ci sono ancora i cavi rigidi) e non credo che questo spetti a me.
    Posso chiedere che li adegui il proprietario?

  3. salve,
    ho affittato una casa ad Agosto da cui voglio scappare.
    Nel canone di condominio include le spese del riscaldamento con telecontrollo.
    Mese 1 ho pagato l’affitto + condominio senza avere la corrente.
    La casa non hai condizionatori, ci siamo fidati della proprietaria ma abbiamo raggiunto temperature interne di 45 gradi.
    2 interventi sull’impianto elettrico che non scaricava a terra e, toccando gli elettrodomestici, prendevamo la scossa e ci ha bruciato alcuni elettrodomestici risolto definitivamente dopo 6 mesi.
    Impianto riscaldamento sottodimensionato e continui interventi sulla caldaia centralizzata che ci ha fatto toccare punte di 15 gradi in casa per diverse settimane. la temperatura massima raggiunta è di 17/18 gradi quanto fuori non c’è una temperatura rigida.
    La proprietaria non ha la certificazione dell’impianto elettrico ma è intervenuta ogni volta a sue spese.
    Siamo esausti e vorremmo recedere per giusta causa.
    Pensate ci siano i presupposti ed eventualmente fornite assitenza legale?
    grz

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