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Lo sai che? Ricongiunzione Inps Inpdap, quanto costa?

Lo sai che? Pubblicato il 25 ottobre 2016

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 ottobre 2016

Ricongiunzione dei contributi versati all’Inps nella gestione Inpdap: come si calcolano i costi, quali benefici comporta.

Un risparmio che potrebbe superare 100.000 euro: è questo il beneficio che, in diversi casi, comporterebbe la ricongiunzione gratuita dei contributi in un unico fondo. Gli oneri legati alla ricongiunzione, difatti, sono tutt’altro che leggeri, specie se i contributi «riuniti» si collocano all’interno della quota retributiva della pensione e se l’interessato è vicino all’età pensionabile.

La ricongiunzione gratuita, tuttavia, dovrebbe essere fruibile soltanto dagli iscritti a una gestione Inps, compresi i cosiddetti fondi sostitutivi (come Inpdap e Enpals), mentre, almeno in un primo momento, non potrà essere richiesta dagli iscritti alle casse dei professionisti.

Ma quanto costa oggi ricongiungere i contributi dall’Inps all’Inpdap e viceversa?

In attesa di saperne di più, vediamo come si calcolano gli oneri di ricongiunzione.

Ricongiunzione dei contributi

Innanzitutto, è bene chiarire come funziona la ricongiunzione: si tratta della possibilità di riunire i contributi versati in fondi diversi in un’unica gestione. Non sono, però, semplicemente sommate quote diverse di pensione (che restano a carico delle singole gestioni) per il diritto al trattamento, ma tutti i contributi dell’interessato confluiscono nella gestione prescelta, come se fossero da sempre stati accreditati nel fondo di destinazione.

Ricongiunzione Inps Inpdap: quota retributiva

Per calcolare il costo della ricongiunzione è necessario effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli contributi presenti nella gestione di destinazione, poi un secondo calcolo della pensione considerando tutti i contributi dell’interessato, come se risultassero accreditati nel fondo prescelto.

Bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito. Una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente [1] che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, la riserva matematica.

Dalla riserva matematica si devono sottrarre i contributi trasferiti nella gestione di destinazione. Infine, se la ricongiunzione è effettuata dall’Inps verso l’Inpdap, l’onere così ottenuto deve essere diviso per due; il costo della ricongiunzione può essere liquidato in un’unica soluzione o rateizzato, con l’applicazione degli interessi.

Per fare un esempio, ipotizziamo che Tizia abbia diritto, senza la ricongiunzione, a una pensione annua pari a 12.000 euro e, con la ricongiunzione, la pensione ammonti a 24.000 euro. In questo caso, la differenza, pari a 12.000, deve essere moltiplicata per il coefficiente corrispondente al sesso, all’età e all’anzianità contributiva. Ipotizzando che Tizia abbia 59 anni e 34 anni di contributi (vanno considerati anche i contributi da ricongiungere), il coefficiente previsto nelle apposite tabelle è pari a 20,9760.

La riserva matematica è dunque pari a 251.712. Da questa riserva dobbiamo togliere l’importo dei contributi da trasferire (ipotizziamo pari a 80.000 euro), arrivando così a un onere di 171.712, che, al 50%, ammonta a 85.856 euro.

La procedura è la medesima anche per la ricongiunzione da Inpdap verso Inps [2]: quest’operazione, sino al 2010 era gratuita.

Ad ogni modo, il procedimento elencato deve essere utilizzato solo per i calcoli relativi ai contributi collocati all’interno della quota retributiva di pensione, cioè alla quota legata al calcolo retributivo (che si basa sulle ultime annualità di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992, 1995 o 2011). Ricordiamo che sono soggetti al calcolo retributivo:

  • i contributi versati sino al 31 dicembre 1992, per la cosiddetta Quota A di pensione (il calcolo della Quota A si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992);
  • i contributi versati sino al 31 dicembre 1995, per la Quota B di pensione, se l’interessato, alla stessa data, possiede meno di 18 anni di contributi (si tratta del cosiddetto sistema misto di calcolo della pensione; il calcolo della Quota B, per i «misti», si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1995);
  • i contributi versati sino al 31 dicembre 2011, per la Quota B di pensione, se l’interessato, al 31 dicembre 1995, possiede oltre 18 anni di contributi (si tratta del cosiddetto sistema retributivo puro di calcolo della pensione; il calcolo della Quota B, per i «retributivi puri», si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 2011).

Ricongiunzione Inps Inpdap: quota contributiva

Per quanto concerne i contributi da ricongiungere soggetti al calcolo contributivo, la determinazione dell’onere di ricongiunzione è più semplice. Bisogna infatti:

  • prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
  • moltiplicare la retribuzione per gli anni da ricongiungere e per l’aliquota contributiva (32,95% per l’Inpdap, 33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti);
  • sottrarre dall’onere così ottenuto i contributi da trasferire [3].

note

[1] L. 1338/1962; DM 26/1/1964.

[2] Art. 1 L. 29/1979.

[3] Art. 2, Co. 5, L.184/1997.


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