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Miscellanea Spam nella PEC: la paura è diventata realtà

Miscellanea Pubblicato il 20 giugno 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 20 giugno 2012

Decine di email spazzatura stanno cominciando a insidiare le caselle di posta elettronica certificata che, invece, dovevano servire solo per le comunicazioni importanti (quelle che garantiscono al mittente la prova legale del ricevimento, dell’apertura e della lettura del messaggio).

Fin quando, tra la tanta pubblicità nella cassetta delle lettere, si butta per sbaglio anche l’invito a un ricevimento, il danno non è poi così elevato; ma se la stessa cosa avviene con una raccomandata a.r. (una cartella esattoriale, un avviso di giacenza, una tassa in scadenza) allora le conseguenze legali potrebbero essere considerevoli (l’impossibilità ad impugnare l’atto, le sanzioni per la morosità, un’ipoteca sulla casa, ecc.).

È quello che sta accadendo con il tanto “ingegnoso” sistema della PEC ideato dal nostro ordinamento. Un sistema che comincia a mostrare, anche ai suoi utenti, le prime falle: e la più insidiosa di tutte si chiama “Spam”.

Decine di email spazzatura stanno cominciando a insidiare le caselle di posta elettronica certificata che, invece, dovevano servire solo per le comunicazioni importanti, quelle che, appunto, garantiscono al mittente la prova legale del ricevimento, dell’apertura e della lettura del messaggio. L’allarme è stato lanciato dalla stessa DigitPa, l’ente che ha il compito di controllare i gestori della posta elettronica certificata.

I professionisti e le amministrazioni, prima obbligati per legge a munirsi di un indirizzo Pec, ora devono riuscire a separare, nella casella della posta in entrata, le email pubblicitarie dalle comunicazioni ufficiali, e cestinare solo le prime. Un errore potrebbe costare anche la responsabilità professionale e il risarcimento al cliente.

Si tratta di un impegno che, a volte, può risultare tanto improbo quanto odioso, non fosse altro per il fatto che il servizio di posta certificata è a spesso pagamento.

Francesco Tortorelli, dirigente del sistema pubblico di connettività, spiega al Sole 24ore le ragioni del problema. “Tutto nasce dalle scelte fatte nel 2005. Quando si disegnarono i meccanismi della Pec italiana si decise di adottare il modello di circuito aperto”. In altre parole, il sistema della Pec è “accessibile anche alle mail non certificate, cioè a quelle che si utilizzano normalmente. Con i conseguenti rischi di spamming”. In realtà il gestore può chiudere il circuito della Pec, autorizzando la ricezione solo di email certificate. “Un professionista che riceve sulla propria posta certificata messaggi indesiderati potrebbe chiedre al gestore di configurare la propria Pec in modo da bloccare le mail tradizionali. Almeno potrebbe farlo in teoria. Nei fatti è complicato creare un simile filtro per un singolo utente. È invece fattibile per un intero dominio. Per esempio, un Ordine potrebbe decidere di convenzionarsi con un gestore di Pec e di chiedere una configurazione della posta ad accesso limitato”.

Una cosa è certa. Sono tante ancora le perplessità che ruotano intorno al servizio di posta certificata.

 


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3 Commenti

  1. E’ se la pubblicità arriva da un’altro indirizzo PEC “come effettivamente sta accadendo” non esiste nessun filtro. Bella stunzata all’ItaGliana… PS: Chiunque collegandosi al sito del Registro Imprese, liberamente può consultare la PEC di qualsiasi azienda, è più facile ottenere un’indirizzo PEC che uno tradizionale per fare Spamming….

  2. Due cose:
    1. Un blog serio dovrebbe indicare una data per i post, in modo che chi legge si renda conto se il contenuto è recente o antico.
    2. A me arriva spam da indirizzi di posta certificata (probabilmente craccati), per cui anche la funzione “posta chiusa”, che dovrebbe tagliare le mail provenienti da indirizzi convenizonali, viene bypassata.
    Grazie.

    1. @Gianantornio Posocco: la data è presente in ogni articolo dalla nascita di questo portale. La trovi sotto la fotografia.

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