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Differenza tra disabilità e invalidità: cosa cambia?

25 Settembre 2016 | Autore:
Differenza tra disabilità e invalidità: cosa cambia?

Esiste una differenza tra queste due condizioni: ecco qual è e cosa cambia da un punto di vista fiscale e lavorativo.

Invalidità e disabilità (o handicap) non sono assimilabili.

Le due tipologie definiscono difatti differenti condizioni fisiche, sebbene siano entrambe accertate da una valutazione da parte di una commissione medica pubblica.

Naturalmente chiunque si trovi nella condizione di avere una malattia o menomazione fisica ha il pieno diritto di fare richiesta di accertamento dell’invalidità civile e della situazione di handicap.

Saranno soltanto la commissione medica dell’ASL, e in seguito la commissione INPS, a valutare la situazione clinica del richiedente e decidere sul diritto o meno ad un riconoscimento dell’invalidità civile e di handicap o di handicap grave.

Si tenga presente che nel senso comune disabilità ed handicap hanno il medesimo significato, in questo pezzo li consideriamo dunque sinonimi. Tuttavia l’OMS ha introdotto negli ultimi anni una specifica definizione per i concetti di menomazione, disabilità ed handicap, per approfondire le differenze vi rimandiamo al nostro articolo Differenze tra menomazione, disabilità ed handicap. 

Vediamo le differenze.

Disabilità o Invalidità? Quali differenze nella valutazione medica?

In breve una differenza tra invalidità e disabilità è nella valutazione medica che viene operata. In questo senso la differenza è la seguente:

Mentre nell’accertamento di invalidità la valutazione medica riguarda la capacità lavorativa della persona, l’accertamento dell’handicap si concentra sullo stato di gravità delle difficoltà sociali e relazionali di un soggetto. Nel secondo caso, quello dell’handicap, dunque della disabilità, un accertamento medico che lo confermi può dare  accesso a servizi sociali e previdenziali nonché a particolari trattamenti fiscali.

Ma approfondiamo il tema.

Invalidità civile: riduzione percentuale della capacità lavorativa.

Come detto la condizione di invalidità civile è differente rispetto alla condizione di handicap o di handicap grave.

La valutazione dell’invalidità civile si basa sulla riduzione della capacità lavorativa, con la conseguente attribuzione di una percentuale. La valutazione medica, come  stabilisce la normativa di riferimento [1] deve tendere a determinare la percentuale di riduzione della capacità lavorativa deve basarsi anche sull’importanza che riveste, in attività lavorative, l’organo o l’apparato sede del danno anatomico o funzionale.

Ciò vuol dire che il medesimo problema può avere differenti valutazioni su due persone differenti, in ragione della loro rispettiva professione.

Una volta determinata la riduzione della capacità lavorativa di quella persona, in funzione di come la patologia di cui è affetta influisce sulla sua possibilità di svolgere il proprio lavoro, la commissione valuta quale sia la “capacità” residua.

Ciò che è particolarmente rilevante, nel caso dell’invalidità civile, è proprio il tenore che ha questa valutazione medica. Essa non punta a determinare le difficoltà del soggetto ad inserirsi nel contesto lavorativo (come invece succede nel caso di handicap o di handicap grave), quanto piuttosto la difficoltà del soggetto di eseguire la sua professione nei modi e nei limiti considerati normali per un individuo.

Handicap e handicap grave: per la disabilità si valuta l’integrazione sociale

Nell’handicap, per valutare cioè la disabilità, la commissione medica attua con un approccio differente, e la distinzione sostanziale tra le due tipologie è proprio in questa diversa “ratio” della valutazione medica.

Il riconoscimento dello stato di handicap, difatti, prende in considerazione la difficoltà d’inserimento sociale dovuta alla patologia o menomazione riscontrata.

Il concetto stesso di handicap [2] esprime la condizione di svantaggio sociale che una persona presenta nei confronti delle altre persone ritenute normali e si differenzia dalla menomazione (fisica, psichica o sensoriale) che da quella condizione ne è la causa.

Secondo quanto stabilito dalla normativa di settore [2] la condizione di handicap riguarda coloro che hanno una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e che è tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

La dimensione della valutazione dell’handicap, insomma, è una valutazione sociale e non strettamente afferente al campo lavorativo (come invece accade nel caso dell’invalidità civile). Chi valuta lo stato di handicap tiene conto di come un soggetto sia limitato nella sua possibilità di integrazione nella società, a causa della sua patologia o della menomazione da cui è affetto.

Invalidità civile ed handicap possono coesistere

La differenza di approccio che abbiamo delineato porta per conseguenza che un soggetto potrebbe avere una riduzione della capacità lavorativa anche parziale (dunque non pari al 100% di invalidità civile) pur avendo una situazione di handicap grave riconosciuta [3]. Sono come detto due criteri i accertamento differenti tra i quali non vi è un legame consequenziale o proporzionale. Paradossalmente si potrebbe ottenere lo stato di handicap grave anche in assenza il riconoscimento di un’invalidità civile.


note

[1] DL 509 del 23.11.1988.

[2] L. n. 104/92.

[3] L. n. 104/92, art. 3, c. 3.


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