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Mediazione, cos’è e come funziona

11 Marzo 2019
Mediazione, cos’è e come funziona

Risolvere una controversia attraverso la mediazione: di cosa si tratta, come si svolge e quanto costa.

In Italia, avviare un processo civile comporta un enorme dispendio di energie, tempo, denaro, e non sempre il risultato è quello sperato.
Forse non sai che è possibile risolvere una lite in modo pacifico anche senza ricorrere al giudice. Spesso, infatti, basta semplicemente guardare le cose da un altro punto di vista per risparmiarsi sofferenze e stress.
Uno degli strumenti più utili al riguardo è sicuramente la procedura di mediazione, detta anche tentativo di mediazione, che da un lato, consente di velocizzare le tempistiche del processo civile, dall’altro, assicura alle parti la risoluzione di una controversia in modo amichevole.
Inoltre, l’accordo firmato dinanzi al mediatore ha la stessa forza di una sentenza: in altri termini, in caso di inadempimento da parte di uno dei soggetti, l’altro non dovrà fare una nuova causa, ma potrà direttamente agire con l’ufficiale giudiziario in esecuzione forzata.
Peraltro, se non siamo pienamente soddisfatti dell’esito della mediazione, possiamo sempre decidere di ricorrere al giudice.
Vediamo più nel dettaglio le caratteristiche della mediazione, come si svolge e quanto costa.

Il compito del mediatore

Abbiamo detto che la mediazione [1] è una pratica per la gestione dei conflitti, il cui obiettivo è quello di condurre le parti in disaccordo a ricercare e trovare una soluzione attraverso l’ausilio del mediatore.

Il mediatore, quindi, è un soggetto (iscritto ad un ordine professionale) terzo e imparziale che, dopo aver individuato gli interessi in gioco, aiuta le parti a raggiungere un accordo amichevole o formula lui stesso una proposta per la conciliazione.

Il compito del mediatore, pertanto, è quello di spingere i litiganti, attraverso un confronto pacifico e costruttivo, a rivedere le proprie posizioni e a sviluppare un nuovo punto di vista sulla questione che ha determinato la controversia.

Che differenza c’è tra mediazione e conciliazione?

Spesso si usa erroneamente il termine conciliazione” al posto di “mediazione”, tuttavia esiste una differenza  sostanziale: la mediazione è il procedimento finalizzato al raggiungimento di un accordo tra due parti in disaccordo; la conciliazione, invece, è solo il risultato finale e quindi la composizione della controversia.

Tipologie di mediazione

Possiamo distinguere tre tipologie di mediazione:

  • facoltativa: quando sono le parti a scegliere se avviare o meno un tentativo di composizione pacifica della controversia, qualunque materia essa abbia ad oggetto. In questo caso, l’una invita l’altra a presentarsi dal mediatore e, se quest’ultima accetta l’invito, si procede innanzi all’organismo di mediazione;
  • obbligatoria: per determinati ambiti, la legge prevede espressamente che qualora nasca un conflitto, è obbligatorio esperire un tentativo di mediazione prima di ricorrere al giudice ordinario;
  • delegata: in alcuni casi il tentativo di mediazione può essere consigliato dal giudice nel corso della causa.

In quali casi la mediazione è obbligatoria?

La mediazione è obbligatoria – nel senso che non si può iniziare un processo senza averla esperita – se la causa verte sulle seguenti materie:

  • condominio;
  • diritti di proprietà e altri diritti reali come usufrutto, superficie, uso, abitazione, servitù;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria;
  • risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari;
  • procedimenti per convalida di licenza o sfratto: ma solo in caso di opposizione, alla prima udienza;
  • procedimenti possessori: ma solo dopo l’ordinanza che pronuncia sul provvedimento d’urgenza;
  • opposizione a decreto ingiuntivo: la mediazione è obbligatoria, ma solo dopo la pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.

La mediazione non deve e non può essere richiesta in caso di separazioni e divorzi e neppure in controversie di lavoro e diritto previdenziale.

L’avvio della mediazione

La domanda di mediazione deve essere presentata presso un organismo di mediazione che abbia la sede principale o secondaria nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia.
Nel caso di domande presentate presso due organismi diversi, verrà data priorità a quella depositata per prima (farà fede, infatti, la data del deposito dell’istanza).
Nella domanda occorre indicare l’organismo di mediazione, le parti, l’oggetto e le ragioni della pretesa.
L’organismo poi designa il mediatore (in base ai criteri della rotazione e/o della competenza per materia) e fissa il primo incontro tra le parti non oltre 15 giorni dal deposito della domanda.
Le parti, di comune accordo, possono scegliere personalmente uno specifico mediatore; in questo modo viene garantita l’imparzialità del mediatore rispetto alla controversia.

Come si svolge la mediazione

La mediazione si deve svolgere in forma strettamente privata presso un organismo di mediazione abilitato, presso il luogo ove si trova il tribunale competente per la relativa causa.

Durante il primo incontro di mediazione, il mediatore illustra in cosa consiste la mediazione e invita le parti ad esprimersi sulla loro volontà di continuare.
Se l’accordo non riesce, le parti sono libere di procedere comunque in tribunale. Se, invece, l’intesa viene raggiunta, si sigla un verbale al quale viene allegato il testo dell’accordo che pone fine alle reciproche contestazioni.

La presenza delle parti e degli avvocati

Nei soli casi di mediazione obbligatoria, le parti devono presentarsi innanzi al mediatore con il proprio avvocato; diversamente è come se il tentativo non fosse mai stato svolto. Allo stesso modo, le parti devono essere personalmente presenti e non possono limitarsi a delegare il proprio avvocato; anche in tal caso, se tale obbligo non viene rispettato, il tentativo si considera non eseguito.

In caso di mancato avvio della mediazione da parte dell’attore (ossia colui che agisce in tribunale), il giudice fissa un termine per effettuare l’invio all’avversario a comparire davanti al mediatore; se il termine non viene rispettato, la causa si chiude perché dichiarata improcedibile.

In caso, invece, di mancata presenza del convenuto alla mediazione (colui, cioè, che nella causa si difende), questi viene condannato al pagamento delle spese processuali al termine della causa.

In particolare, se la parte “convenuta” non partecipa senza un giustificato motivo, il giudice nel successivo giudizio:

  • può desumere argomenti di prova;
  • deve condannare la parte costituita che non ha partecipato alla mediazione, al versamento di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

Nella mediazione obbligatoria è sempre necessario l’avvocato?

Se la legge italiana vuole che la mediazione, per dar diritto a procedere poi in tribunale in caso di fallimento dell’accordo, necessiti sempre dell’avvocato, una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea [2] ha fornito una tesi differente: nei soli casi in cui a presentarsi dinanzi ad un organismo di mediazione sia un consumatore contro un’azienda o un professionista non è necessario farsi assistere da un legale. Il consumatore potrà comunque decidere di rivolgersi al giudice successivamente. Inoltre, la Corte ha riconosciuto il diritto del consumatore di abbandonare la mediazione, dopo averla iniziata, in qualsiasi momento, senza dover dare alcuna giustificazione e senza riceverne alcun pregiudizio.

Questa interpretazione è stata fortemente criticata dagli organi rappresentativi degli avvocati, preoccupati di mantenere la sfera di controllo su tale strumento.

Obblighi dell’avvocato

All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato deve informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle agevolazioni fiscali. Deve informarlo anche dei casi in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio (ed è quindi condizione di procedibilità della domanda giudiziale).

L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice, verificato che non è stato allegato il documento, dichiara improcedibile la domanda oppure informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione.

In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile.

Obblighi del mediatore

Il mediatore non può percepire compensi direttamente dalle parti. Inoltre, egli è tenuto a:

  • sottoscrivere, per ciascun affare per il quale è designato, una dichiarazione di imparzialità;
  • informare immediatamente l’Organismo e le parti delle ragioni di un possibile pregiudizio all’imparzialità nello svolgimento della mediazione;
  • rispettare la riservatezza delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite durante il procedimento di mediazione;
  • non deporre sul contenuto della mediazione, né davanti all’Autorità Giudiziaria né davanti ad altra Autorità.

Se tali obblighi vengono violati, il responsabile dell’Organismo di mediazione, su istanza di parte, provvede all’eventuale sostituzione del mediatore.

Quanto dura la mediazione?

Il procedimento di mediazione deve durare al massimo 3 mesi. Il termine:

  • decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione oppure dalla scadenza del termine fissato dal giudice per presentarla;
  • si considera ordinatorio (non perentorio) ed è lasciato alla libera disponibilità delle parti: se quindi all’udienza fissata dal giudice dopo la scadenza del termine sono ancora in corso le trattative tra le parti, esse possono chiedere al giudice un ulteriore rinvio della causa;
  • non è soggetto a sospensione feriale, neanche quando il giudice dispone il rinvio della causa per mancato esperimento della mediazione.

Effetti della mediazione

Dal momento della comunicazione alle altre parti, l’istanza di mediazione:

  • interrompe la prescrizione, come la domanda giudiziale; nel silenzio della legge si ritiene che in caso di mancata conciliazione, la prescrizione ricominci a decorrere al momento del deposito del verbale di mancata conciliazione presso la segreteria dell’Organismo di mediazione;
  • impedisce la decadenza, ma per una sola volta. In caso di mancata conciliazione la domanda giudiziale può essere proposta entro lo stesso termine di decadenza (che si è così rinnovato, per una sola volta), decorrente dal deposito del verbale che sancisce l’insuccesso dell’accordo.

Che succede alla fine della mediazione?

Il procedimento di mediazione può avere il seguente esito:

  1. in caso di successo le parti raggiungono un “accordo amichevole”: il mediatore redige un verbale di conciliazione e le parti redigono il testo del loro accordo il quale costituisce titolo esecutivo e in alcuni casi deve essere omologato dal tribunale;
  2. in caso di insuccesso il mediatore verbalizza la conclusione negativa del procedimento. Ciascuna delle due è libera di procedere in tribunale;
  3. se le parti non si accordano o quando esse presentano una richiesta congiunta il mediatore può formulare una proposta di conciliazione; le parti possono aderire o meno a tale proposta.

In qualunque momento del procedimento, ciascuna parte può chiedere che il mediatore verbalizzi che la stessa intende allontanarsi, ponendo fine alla mediazione.

Quanto costa la procedura di mediazione?

Il primo incontro di mediazione è gratuito: sono dovute solo le spese per l’avvio della procedura. Se si decide di procedere oltre il primo incontro, perché si intravede la possibilità di un accordo, scatta l’obbligo di pagare il compenso al mediatore.

I costi legati alla mediazione riguardano principalmente:

  • la domanda di accesso: se la domanda viene presentata congiuntamente, le parti sono esonerate dal versamento dei diritti di avvio della procedura; se la mediazione viene avviata su iniziativa di una sola delle parti, è previsto il versamento di una quota, pari a 40 euro da versare nelle casse dell’Organismo di mediazione;
  • la tassa da versare nelle casse del ministero della Giustizia varia sulla base del valore della controversia.

Al fine di incentivare il ricorso alla mediazione, tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura.
Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000,00 (cinquantamila) euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

Alle parti che sostengono i costi della mediazione è riconosciuto, in caso di successo della procedura, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro 500,00. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà.

Posso avvalermi della mediazione con il gratuito patrocinio?

Sì, ma solo per le materie obbligatorie e, naturalmente, se si è in possesso dei requisiti di reddito necessari per essere ammessi al gratuito patrocinio.
Per richiedere la mediazione con il patrocinio dello Stato, la parte che presenta la domanda è tenuta a depositare presso l’Organismo di mediazione una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata anche dal mediatore designato.
Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia.


note

[1] D.Lgs. 28/2010
[2] 
C. Giust. UE causa C-75/2016

Tribunale di Modena, sez. II Civile, ordinanza 2 maggio 2016

Giudice Masoni

Sciogliendo la riserva assunta, rileva quanto segue:
I. in diritto, dispone, anzitutto, l’art. 8, 1° comma, d.lgs. n. 28/2010 (come modificato dall’art. 84 del d.l. n. 69 del 2013), che: “al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento”.
La norma ha anzitutto introdotto l’assistenza obbligatoria della parte nel procedimento di mediazione (in precedenza non prevista), introducendo poi una sorta di incontro preliminare avente finalità lato sensu informativa, nel corso del quale il mediatore “chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione”.
Dalla disposizione testé richiamata, che univocamente richiama un “primo incontro” (delle parti), emerge trasparente che la condizione di procedibilità in discorso si considera avverata, anzitutto, laddove si sia svolto un primo incontro (seppur conclusosi senza accordo); ovvero, in altre parole, che le parti si siano fisicamente incontrate alla presenza del mediatore (e con l’assistenza dei rispettivi avvocati).
Né potrebbe qualificarsi per tale un incontro meramente cartaceo, ovvero, quello ipotizzabile in presenza di missive, telegrammi o fax inviati dalle parti (renitenti alla comparizione personale) direttamente al mediatore o alla sede dell’organismo. In tal caso è stato, giustamente, escluso l’avveramento della condizione di procedibilità della domanda (Trib. Roma 29 settembre 2014, in Dir. Giust., 2014).
In secundis, poi, stando sempre al tenore letterale del disposto normativo, all’incontro col mediatore devono partecipare le parti personalmente (per quanto sempre assistite dall’avvocato).
Trasparente è la previsione dettata dal comma 1° dell’art. 8 che, lessicalmente, scinde la presenza della parte (personalmente) da quella del difensore per la partecipazione agli incontri di mediazione. Entrambi devono congiuntamente partecipare al primo incontro ed a quelli successivi (“ le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato”).
Non avrebbe d’altro canto senso logico prevedere l’attività informativa che il mediatore è tenuto ad esplicare in sede di primo incontro se non in un’ottica informativa a beneficio della parte personalmente comparsa. Posto che il difensore, in quanto mediatore di diritto e titolare degli obblighi informativi ex art. 4, comma 3, nei confronti del cliente, non abbisogna di informazione su funzione e modalità di svolgimento della mediazione.
Premesso ciò, nell’ottica di garantire lo “svolgimento della mediazione” e considerare attuata la condizione di procedibilità della domanda, appare indispensabile che al primo incontro innanzi al mediatore siano presenti le parti personalmente assistite dal difensore, non essendo sufficiente che compaia unicamente il difensore, nella veste di delegato della parte (Trib. Bologna 5 giugno 2014, in www.Giuraemilia.it.). Laddove non tutte le parti siano

presenti, sarà onere del mediatore aggiornare l’incontro invitandole a comparire personalmente.
In taluni precedenti giurisprudenziali si legge l’affermazione secondo cui la partecipazione in mediazione costituisce attività personalissima che la parte non può delegare al difensore, pena pronunzia di improcedibilità della domanda, non ritenendosi in tal caso espletata la procedura compositiva e di conseguenza assolta la condizione di procedibilità (Trib. Vasto 9 marzo 2015, in Dir giust.; Trib. Pavia 9 marzo 2015, in www.Altalex).
Premesso ciò, per la necessaria partecipazione personale delle parti agli effetti del soddisfacimento della condizione di procedibilità, si sta orientando, in modo sempre più convinto, la prassi giurisprudenziale dell’ultimo anno, inaugurata dal Tribunale di Firenze (Trib. Firenze 19 marzo 2014, in Giustizia civile com., 2014, con nota adesiva di MASONI, La nuova mediazione delegata, dove eravamo rimasti ?; in Giur. it., 2015, 639, con nota di BENIGNI, La condizione di procedibilità nella mediazione disposta d’ufficio dal giudice; Trib. Firenze 26 novembre 2014, in Adrintesa.it.; in www.mondoadr.it; Trib. Pavia 9 marzo 2015).
II. Tenuto conto che, nella specie, innanzi al mediatore, come si legge nel verbale negativo depositato in atti, è comparso l’avv. Morandi, unitamente al sig. Filippi Giuliano, mentre per il convenuto è comparsa (unicamente) l’avv. Maria Assunta De Luca per il chiamato in mediazione con delega e, pertanto, non anche quest’ultima personalmente, devesi disporre un nuovo incontro di mediazione, non essendo allo stato integrata la condizione di procedibilità della domanda,

P.Q.M.

dispone che la parte più diligente depositi nuova istanza di mediazione innanzi all’organismo di mediazione nei quindici giorni successivi alla comunicazione di questo provvedimento.
Rimette le parti avanti a sé per discussione all’udienza del 13 gennaio 2017 h. 10,00.


1 Commento

  1. buon giorno,i miei vicini di casa mi hanno portato in mediazione per una servitu’ di passo inesistente ed il mio avvocato mi ha consigliato di concedere il passo se loro accettavano di demolire e rimuovere un muro da loro costruito abusivamente e sanzionato dall ‘ufficio tecnico del comune,pur di non proseguire per anni .abbiamo accettato hanno rimosso il muro ora rimettono in discussione il tutto e ci risiamo.ma se ha valore di sentenza è mai possibile rimettano tutto in discussione muro rimosso a parte.?

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