Diritto e Fisco | Articoli

Come mandare via di casa il convivente

4 Ottobre 2016 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Ottobre 2016



Chi vuole cacciare via dal proprio appartamento il convivente è tenuto a dare un preavviso. Vale la regola del more uxorio, altrimenti l’altro può rimanere.

“Fuori dai piedi, grazie”. Non è così semplice. Per mandare via di casa il convivente non basta una litigata più furiosa del solito, fargli (o farle) trovare le valige sulla porta o cambiare la serratura. Certo, c’è il vantaggio di non dover percorrere la trafila di un divorzio. Ma non è che dicendo “fuori dai piedi, grazie” si risolve la questione. Allora, come mandare via di casa il convivente? Così come farebbe un datore di lavoro con un dipendente: dandogli un preavviso. Congruo. Ma non dall’oggi al domani. Nemmeno se l’appartamento è intestato a chi vuole restarci da solo. Vediamo perché.

L’ordinamento italiano prevede una tutela per la convivenza nota come more uxorio, dal latino “secondo il costume matrimoniale”. Gli antichi romani avevano già previsto tutto, insomma. Questo vuol dire che quando c’è una convivenza fissa, basata sulla reciproca assistenza materiale e morale (normalmente tutte le convivenze iniziano con questo scopo), il convivente “cacciato” ha il diritto di disporre della casa, mentre quello “cacciante”, cioè quello che vorrebbe mandare via il convivente, ha l’obbligo di dare un preavviso congruo affinché l’ormai “ex” (almeno da un punto di vista affettivo), trovi un altro posto in cui sistemarsi.

Sarebbe troppo facile dire “fuori dai piedi, grazie” per mandare via il convivente. Prima di pronunciare quella frase, infatti, bisogna tenere conto che chi ha vissuto in quella casa more uxorio (vedi sopra) si trova in una situazione di detenzione qualificata, cioè è paragonabile a chi risulta intestatario della casa. Questo vuol dire che, dovessero volare i piatti e l’affittuario dell’appartamento dicesse al convivente “fuori dai piedi, grazie” con violenza o minacce (per dire, lo centra con un piatto e lo avverte che sta per prendere l’insalatiera), il suo bersaglio potrebbe esercitare l’azione di spoglio per rientrare nell’immobile. Pur sapendo che il loro rapporto rischia di trasformarsi da more uxorio in morte uxorio: certe insalatiere sono davvero pesanti.

Chiaro che questa regola non vale per chi vive in quella casa solo per qualche giorno alla settimana o al mese (il fidanzato che si ferma il week end o che viene a trovare la ragazza durante le ferie).

Come mandare via il convivente: cosa dice la legge

La Cassazione si è pronunciata su come mandare via il convivente. O, almeno, a quali condizioni lo si può mandare via. La Suprema Corte ha stabilito che «la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un poter e di fatto, basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità. Conseguentemente, l’estromissione violenta o clandestina del convivente dall’unità abitativa, compiuta dal partner, giustifica il ricorso alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio nei confronti dell’altro quand’anche il primo non vanti un diritto di proprietà sull’immobile che, durante la convivenza, sia stato nella disponibilità di entrambi» [1]. Lo volete in parole più semplici? Le abbiamo già dette: “Fuori dai piedi, grazie” non basta.

note

[1] Cass. sent. 7214/2013.

Autore immagine: Pixabay


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

8 Commenti

  1. Sono convivente da dodici anni,vivo in una casa di proprietà familiare del mio convivente. Come si può tutelare la convivenza, senza matrimonio?Nel caso di un matrimonio,può coesistere un accordo prematrimoniale, in cui in caso di morte del coniuge,la moglie rimanga nella casa sino a morte,e poi la proprietà familiare torna alla famiglia del marito.In attesa di sue risposte la ringrazio.Loredana

  2. Rimango letteralmente BASITA dal finale di questo articolo. In un clima come quello che viviamo, dove i femminicidi sono all’ordine del giorno, ironizzare sulla morte lo trovo fuori luogo e davvero irrispettoso delle vittime!

    1. simona,ah si ? Io trovo irrispettoso da parte tua vederla solo dal lato femminile,sono qui proprio perche’ vorrei aiutare un’uomo che riceve violenza fisica e verbale dalla sua partner. giusto proteggere le donne,ma quel che non trapela dai numeri sentiti ai tg,sono le situazioni di femminicidio o violenza su donne da parte di compagni portati letteralmente all’esasperazione.
      Appartenere al sesso definito debole non significa essere dalla parte della ragione a priori.

  3. Buongiorno a tutti e tutte, parto dal presupposto che non sono contro le donne in generale, racconto in breve la macchina a vicenda.
    Ad agosto 2018, dopo 1 anno e mezzo di frequentazione, io e la mia compagna decidiamo di andare a convivere affittando insieme un immobile per ridurre le distanze tra noi e perché volevamo (almeno io) seriamente instaurare un rapporto di famiglia, dato che lei ha un figlio di 16 anni compiuti proprio ad agosto, dall’ inizio della convivenza lei ha cominciato ad essere sempre più nervosa, alzava la voce e insultava pesantemente, non solo con me, anche con suo figlio, delle vere e proprie “sclerate” senza motivo, ha iniziato a comandare a bacchetta me, imponendomi di svolgere determinati compiti a determinati orari, altrimenti erano grida e insulti per i presenti, più volte ho cercato un dialogo ma lei dopo aver “sbottato” non voleva più saperne di parlare, fino a novembre, mese in cui perdo il lavoro e le cose peggiorano pesantemente, di punto in bianco mi dice che non prova più niente nei miei confronti e mi impone di usare l’altra camera da letto per andare a dormire, l’ho sempre rispettata nelle sue decisioni, anche fin troppo tollerante, ora la novità è che ho tempo una settimana per andarmene fuori di casa, con contratto di affitto intestato ad entrambi, finirei su una strada perché al momento non posso permettermi ne una stanza in affitto, ne un’altra soluzione abitativa nell’immediato….Potrebbe davvero sbattermi in mezzo alla strada solo perché non prova più nulla? Il sentimento ormai è diventato reciproco perché una donna che grida, impreca e bestemmia per nulla, per me non è una donna, da quando siamo entrati in questa casa è diventata tutt’altra persona, non la riconosco più…può davvero farmi finire in mezzo alla strada?

    1. Il codice penale stabilisce che chiunque «turba, con violenza alla persona o con minaccia, l’altrui pacifico possesso di cose immobili, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 103 euro a 309 euro». Dunque, cambiare la serratura della porta di casa per non farvi più rientrare il convivente costituisce un illecito penale. In particolare si tratta di «turbativa del possesso di cose immobili». Il punto però è se questo reato si applica solo nei riguardi del comproprietario (ad esempio il coniuge in comunione dei beni) o anche nei confronti di chi è un semplice ospite, come ad esempio il convivente. La Corte distingue le situazioni di una convivenza occasionale, di pochi giorni, e quella invece stabile che crea un affidamento su un domicilio dove stare e di un tetto sotto cui ripararsi. Solo in questo secondo caso il proprietario dell’appartamento – fermo comunque il suo diritto di intimare all’ospite di trovarsi un’altra abitazione – non può sbattere l’estraneo fuori di casa e cambiare le chiavi della porta per impedirgli l’accesso. Deve sempre concedergli un lasso di tempo adeguato per trovare una nuova sistemazione.

      1. Quindi preavviso congruo, ma quantificabile in quanto tempo, dato che avendo perso il lavoro, e sto attivamente cercandone un’altro, sono al momento economicamente indigente e nessuno mi affitta casa, non trovo nemmeno una stanza in affitto, quanto tempo posso richiedere come tempo massimo?

        1. La Corte distingue le situazioni di una convivenza occasionale, di pochi giorni, e quella invece stabile che crea un affidamento su un domicilio dove stare e di un tetto sotto cui ripararsi. Solo in questo secondo caso il proprietario dell’appartamento – fermo comunque il suo diritto di intimare all’ospite di trovarsi un’altra abitazione – non può sbattere l’estraneo fuori di casa e cambiare le chiavi della porta per impedirgli l’accesso. Deve sempre concedergli un lasso di tempo adeguato per trovare una nuova sistemazione. Per sottoporre il tuo caso specifico all’attenzione dei nostri esperti e chiedere una consulenza legale clicca qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA