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Ingiuria al superiore gerarchico: non c’è licenziamento

25 Giugno 2012
Ingiuria al superiore gerarchico: non c’è licenziamento

Illegittimo il licenziamento del lavoratore che pronuncia una frase ingiuriosa offendendo il superiore gerarchico.

Non si può licenziare il dipendente che, in una singola occasione, si sia espresso in modo offensivo nei confronti del superiore: un gesto questo che, secondo la Cassazione [1], non può considerarsi di gravità tale da poter compromettere il rapporto di fiducia tra le parti e portare all’interruzione del rapporto lavorativo.

La semplice “intemperanza verbale”, quando non venga seguita da comportamenti scorretti e non nasconda una volontà di insubordinazione o di aperta insofferenza nei confronti del datore di lavoro, può essere sanzionata, ma non con il licenziamento.

I contratti collettivi tutelano il lavoratore che voglia, in modo contenuto, togliersi il cosiddetto sassolino dalla scarpa. In essi spesso si prevede il licenziamento solo se il diverbio litigioso sia seguito dalle vie di fatto e quando rechi grave pregiudizio alla vita aziendale.

Nel caso deciso dalla Suprema Corte, peraltro, la frase ingiuriosa era stata preceduta da affermazioni scherzose e a una distanza di 15 metri.

 

 


note

[1] Cass. sent. n. 10426/2012.


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