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Multa autovelox nulla

3 Ottobre 2016
Multa autovelox nulla

Il Comune che ha elevato la multa per eccesso di velocità deve dimostrare che l’autovelox funzionava bene attraverso il certificato di taratura.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha imposto l’obbligo di eseguire controlli costanti sugli autovelox in uso alle forze di polizia – obbligo prima non espressamente previsto dalla legge – è valanga di ricorsi contro le multe irrogate dai Comuni: questo perché le autorità non si sono ancora allineate alle nuove prescrizioni e alla necessità di sottoporre gli autovelox alla periodica taratura. Così non è difficile imbattersi in sentenze dei giudici di pace che annullano i verbali per eccesso di velocità perché, dietro ricorso dell’automobilista, il Comune non riesce a dimostrare che lo strumento di controllo elettronico funzionava correttamente: dimostrazione che può essere data solo con l’originale o una copia autentica del verbale di avvenuta taratura.

Tra queste sentenze c’è quella del giudice di pace di Firenze [1], solo ultima in termini temporali. Secondo il magistrato, è nulla la multa dell’autovelox se, di fronte alla contestazione del trasgressore, il Comune non riesce a dimostrare che l’apparecchio fosse perfettamente efficiente poco prima dell’accertamento. La contestazione va, ovviamente, sollevata solo in causa, quindi nel ricorso da depositarsi presso la cancelleria dell’ufficio del giudice di Pace. Ricordiamo, peraltro, che il ricorso può essere effettuato anche dallo stesso automobilista senza l’assistenza di un avvocato. Il soggetto sanzionato dovrà, nel proprio atto, contestare la mancata taratura dell’autovelox: spetterà poi all’amministrazione resistente dimostrare il contrario. Prova che può essere fornita solo producendo l’originale o una copia autenticata del verbale che attesta l’avvenuto check-up dell’apparecchio.

La Corte Costituzionale – come dicevamo in apertura – ha dichiarato parzialmente incostituzionale il codice della strada nella parte in cui non ha previsto che gli autovelox debbano essere sottoposti a periodici controlli volti a verificare il loro corretto funzionamento. Se, del resto, una bilancia del mercato rionale viene periodicamente tarata, non si comprende perché non lo debba essere l’autovelox, strumento maggiormente completo e di superiore precisione, che peraltro viene sottoposto a continui utilizzi, spostamenti di luogo in luogo, montaggi e smontaggi.

Il Comune, dunque, deve produrre in giudizio un certificato di conformità dell’autovelox, che deve pure provenire da un ente terzo e non dalla casa costruttrice. Non è più sufficiente – si legge nella sentenza in commento – che il verbale redatto dalla polizia dichiari (come sempre è avvenuto sino ad oggi) che la polizia municipale ha verificato il «regolare funzionamento dell’apparecchio prima dell’utilizzo». Questa dizione, divenuta ormai standard e di rito nelle multe, non può essere da sola sufficiente a garantire l’inesistenza di margini di errore. È quindi necessario che il controllo periodico sia eseguito a ridosso dell’utilizzo dell’apparecchio e non diverso tempo prima (quanto ai tempi, però, la sentenza della Cassazione non dice nulla, sicché spetterà ai singoli giudici valutare l’attualità del controllo periodico).


note

[1] G.d.P. Firenze, sent. n. 2361/16.


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