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Ricambi auto non originali su internet: rischio reato

4 Ottobre 2016
Ricambi auto non originali su internet: rischio reato

L’automobilista che acquista su internet un pezzo di ricambio per l’auto chiaramente contraffatto rischia una sanzione amministrativa, mentre l’officina può essere incriminata per ricettazione.

Che succede se compriamo su internet un pezzo di ricambio per la nostra auto consapevoli che si tratta di un prodotto contraffatto? Il prezzo offerto in vendita è sicuramente vantaggioso ed è facile cadere in tentazione. Anche perché … “lo fanno tutti”. Ma che succede se proprio il nostro pacco dovesse essere intercettato dalla polizia? Potrebbe profilarsi il rischio di un procedimento penale?

La risposta è stata data nel 2012 dalla Cassazione con una sentenza, a Sezioni Unite, ancora attuale [1]. Secondo la Corte Suprema, l’acquisto di merce contraffatta su internet, nella consapevolezza che si tratti di prodotti non originali, non può far scattare alcuna responsabilità penale per l’utilizzatore finale al quale, tutt’al più, potrà applicarsi una sanzione amministrativa. Una semplice multa, insomma, mentre la fedina penale resta immacolata. E soprattutto il rischio che l’acquisto si riveli inutile e che, in caso di mancato recapito del prodotto, non potremo mai azionare una causa per difenderci, avendo il contratto un oggetto illecito (ossia un prodotto illegale).

Non solo. Se l’oggetto non risponde ai requisiti imposti dalla casa costruttrice, il pericolo è quello che l’auto non passi la revisione.

Diversa, invece, è la posizione del rivenditore: l’autofficina che acquisti su internet prodotti non originali per auto e poi li rivenda ai propri clienti, installandoli sulle relative auto, commette il reato di ricettazione. Per far scattare tale responsabilità, però, il commerciante deve avere la piena consapevolezza di aver acquistato un prodotto contraffatto. Circostanza che, comunque, si può banalmente evincere non solo dal prezzo palesemente più basso rispetto al prodotto originale, ma anche dal fatto che il sito non risponda a quello della casa madre.

Lo stesso ragionamento – e dunque la medesima responsabilità – scatta se il sito vende sì prodotti originali, ma di illecita provenienza (ad esempio, perché rubati).

Ma che succede se, invece, il meccanico acquista su internet un prodotto contraffatto o rubato, ma in buona fede, ossia senza accorgersi che si tratta di merce illegale? In questo caso, fermo restando che per lui c’è sempre il procedimento penale, si parlerà però di un reato meno grave (una contravvenzione e non un delitto): non più quello di ricettazione, ma di incauto acquisto.


note

[1] Cass. sent. n. 22225/12 dell’8.06.2012.


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