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Con l’Isee non puoi nascondere i soldi

8 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Nov 2018



Conti correnti, libretti, titoli e carte prepagate: grazie all’anagrafe tributaria è impossibile non dichiarare i rapporti finanziari nell’Isee.

Conti corrente, carte prepagate, libretti postali, titoli e strumenti finanziari in genere: se stai pensando di non dichiararli nell’Isee per evitare l’aumento dell’indicatore della situazione economica della tua famiglia, sappi che nulla sfugge all’occhio del fisco. Tutti questi dati, infatti, confluiscono nell’anagrafe tributaria, perché le banche e tutti gli operatori finanziari devono trasmettere periodicamente le informazioni relative alle movimentazioni dei rapporti intrattenuti con i propri clienti, per renderle disponibili all’Agenzia delle Entrate per i relativi controlli.

Pertanto, se chi presenta la dichiarazione Isee si dimentica di indicare anche un solo conto corrente o una carta prepagata, viene subito riscontrata un’irregolarità dall’Inps nel rilascio dell’attestazione, anche se il saldo e la giacenza media sono pari a zero o negativi.

In parole semplici, con l’Isee non puoi nascondere i soldi. Come mai si chiede alle famiglie di dichiarare nell’Isee conti, carte, titoli e libretti? Se escludiamo il loro rendimento, non si tratta di redditi, ma di componenti del patrimonio: l’indicatore Isee, però, tiene conto non solo di tutti i redditi di ogni componente del nucleo familiare, ma anche del patrimonio posseduto, immobiliare e mobiliare, anche se non produce alcuna rendita.

Ma andiamo per ordine e vediamo qual è il peso di conti corrente, carte e rapporti finanziari in genere nella dichiarazione Isee.

Che cos’è l’Isee?

Per capire qual è l’influenza dei rapporti finanziari nell’Isee dobbiamo prima capire che cos’è l’Isee e com’è strutturata la dichiarazione da cui si ricava questo indicatore.

L’Isee, difatti, è un indicatore determinato dalla Dsu, la dichiarazione sostitutiva unica: si tratta di una dichiarazione che contiene non soltanto i redditi sottoposti a tassazione ordinaria ed esposti nella dichiarazione annuale (730 o modello Redditi), ma anche i redditi esenti e il patrimonio immobiliare e mobiliare del dichiarante e dei componenti del suo nucleo familiare. Attraverso la Dsu l’Inps determina diversi indicatori della “ricchezza” della famiglia, tra i quali, appunto, l’Isee, indicatore della situazione economica equivalente.

Presentare la Dsu al fine di ottenere un indice Isee aggiornato (la dichiarazione va presentata ogni anno) è indispensabile per il riconoscimento della maggior parte delle agevolazioni pubbliche e delle prestazioni di assistenza (ad esempio il Rei, il reddito d’inclusione, o il nuovo reddito di cittadinanza).

Quanto pesa il conto corrente nell’Isee?

Veniamo ora all’influenza dei rapporti finanziari sull’Isee, cioè al peso che il patrimonio mobiliare complessivo ha sulla determinazione dell’indicatore della situazione economica.

Il patrimonio mobiliare, pur non costituendo reddito, in quanto si tratta di una forma di risparmio, entra a far parte degli indicatori alla base della dichiarazione Isee, in modalità diverse a seconda del tipo di rapporto finanziario intrattenuto: ad esempio, per il conto corrente rileva la giacenza media o il saldo del conto al 31 dicembre.

Nel dettaglio, all’interno della dichiarazione Isee si deve considerare:

  • il saldo al 31 dicembre o la giacenza media, se superiore, per conti correnti, libretti, carte con Iban o prepagate e depositi;
  • il valore del patrimonio netto, per le imprese individuali a contabilità ordinaria;
  • il valore delle rimanenze finali e dei beni ammortizzabili, per le imprese individuali a contabilità semplificata;
  • il valore alla data del 31 dicembre, per le partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati;
  • il valore della frazione del patrimonio netto, determinato sulla base delle risultanze dell’ultimo bilancio approvato, per le società non quotate o non azionarie;
  • il valore risultante dall’ultimo prospetto redatto dalla società di gestione, per le azioni o le quote di organismi di investimento collettivo di risparmio;
  • l’importo dei premi complessivamente versati, al netto degli eventuali riscatti, per i contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita e di capitalizzazione;
  • il valore nominale delle consistenze alla data del 31 dicembre, per i titoli di Stato ed equiparati, le obbligazioni, i certificati di deposito e credito ed i buoni fruttiferi.

Ad ogni modo è vero che, in merito alle componenti del patrimonio mobiliare, è prevista una franchigia di 6mila euro, aumentata di 2mila euro per ogni componente del nucleo successivo al primo (più un incremento pari a mille euro per ogni figlio successivo al secondo): l’impatto della franchigia è tuttavia limitato, poiché può arrivare fino ad un massimo di 10mila euro.

Quali tipi di conto vanno dichiarati?

Nello specifico, devono essere inseriti nell’Isee, quadro FC, non solo i conti correnti “classici”, ma anche i conti correnti postali ed i depositi; devono essere inclusi anche i conti di pagamento, in valuta, i conti di vincolati/liberi, i conti bancari transitori (conto terzi individuale o globale), ed i libretti nominativi ed al portatore, sia bancari che postali.

Devono essere indicate le carte con Iban?

Le cosiddette “carte conto”, cioè le carte prepagate ricaricabili, che hanno alcune delle funzioni di un conto corrente, devono essere inserite nel quadro FC2, Sezione II, della Dsu, col codice 99, indicandone il saldo al 31 dicembre dell’anno precedente.

Nella stessa sezione, con lo stesso codice, vanno indicate anche le carte prepagate senza Iban.

Che cosa si deve indicare nell’identificativo del rapporto?

Nel punto della dichiarazione in cui va inserito l’identificativo del rapporto, si può inserire sia il codice Iban, che il numero di conto corrente: quando è presente lo stesso identificativo (ad esempio perché si possiede conto corrente e conto deposito) , questo andrà preceduto dal codice “Tipo rapporto”. Per il conto corrente andrà dunque indicato il codice 01 più l’ IBAN o il numero di conto, per il deposito il codice 03, più Iban o numero di conto.

Quali dati del conto corrente vanno dichiarati?

All’interno della dichiarazione Isee va inserito il valore del saldo attivo del conto, al lordo degli interessi, alla data del 31 dicembre dell’anno precedente; se, però, il valore della giacenza media annua del conto corrente è superiore al saldo attivo al 31 dicembre, andrà preso come riferimento l’ammontare della giacenza media. Qualora durante l’anno vi siano stati acquisiti immobiliari, o incrementi del patrimonio mobiliare, e la giacenza media sia superiore al saldo, dovranno essere indicati entrambi i valori.

Se il conto è cointestato, va indicata solo la propria quota di saldo e giacenza media (ad esempio, se i contitolari sono 3, dovrà essere inserita la quota del 33,33%). Per approfondire: Come si calcola la giacenza media.

Ma che cosa succede a chi vuole nascondere i soldi e non dichiara un determinato rapporto nell’Isee?

Che cosa succede se non si inserisce un conto corrente

Se non si inserisce un rapporto finanziario, come una carta prepagata, un titolo o un conto, l’errore è rimediabile, ma in tempi brevi.

Dopo aver presentato la dichiarazione Isee al Caf, o aver trasmesso la dichiarazione all’Inps autonomamente, difatti, ql’Inps la rimanda indietro assieme all’attestazione Isee.

Stampando l’attestazione Isee, se non si è stato dichiarato un rapporto finanziario, appare fra le annotazioni la seguente dicitura: «Omissioni/Difformità. Controllo effettuato con Agenzia delle Entrate in data ……… sui dati della DSU INPS-ISEE-2018-XXXXX a seguito del quale è stata rilevata l’esistenza dei seguenti rapporti finanziari».

Al di sotto della nota sono poi elencati i rapporti finanziari (che devono essere indicati nel quadro FC.2, sezione I e II) non inseriti durante la compilazione della dichiarazione Isee, rilevati dall’ Inps per mezzo dell’anagrafe tributaria dei conti correnti.

A questo punto, una volta che ci si è accorti dell’errore, è possibile, per evitare le sanzioni per farlsa dichiarazione, presentare una nuova dichiarazione Isee integrativa, entro 10 giorni, contenente i dati omessi.

Se, invece, i dati risultanti all’Inps non sono corretti (ad esempio viene segnalato un conto corrente chiuso precedentemente al periodo di riferimento della dichiarazione) è possibile lasciare l’Isee così com’è e presentarlo all’ente che richiede la dichiarazione.

In questo caso, tuttavia, l’ente deve acquisire dal dichiarante la certificazione necessaria a dimostrare la correttezza dei dati riportati nella Dsu: la certificazione deve essere dunque richiesta dal dichiarante all’intermediario (banca/posta) che ha comunicato i rapporti finanziari all’Agenzia delle Entrate.

Isee: falsa dichiarazione per conti o rapporti non segnalati

Anche nel caso in cui il rapporto finanziario  non incida nel calcolo dell’Isee, non indicarlo significa presentare una dichiarazione falsa. Si sarà dunque soggetti a una sanzione pari al triplo dell’agevolazione conseguita grazie al falso Isee (anche le tasse pagate “con sconto” sono considerate un beneficio, ovviamente), se non viene presentato l’Isee integrativo. La multa va da un minimo di 5.164 euro a un massimo di 25.822 euro.


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