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Lo sai che? Tesi di laurea: tutela con il diritto d’autore

Lo sai che? Pubblicato il 26 giugno 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 giugno 2012

Tesi di laurea: quando copiare da altre tesi viola il diritto d’autore.

Internet ha modificato anche il modo di scrivere le tesi di laurea: finite le interminabili ricerche negli archivio e nelle biblioteche (di cui parlava Umberto Eco nel suo fortunato “Come si scrive una tesi di laurea”), oggi tutto si svolge da casa, su una comoda sedia e, magari, con la finestra di Facebook aperta sull’angolo del monitor.

Ma la facilità di reperimento del materiale può creare questioni assai serie.

Spesso, infatti, nel copiare “di sana piana” da altre tesi (reperibili in archivi online o da alcuni portali), lo studente si pone solo il problema di essere “scoperto” dal proprio relatore. In realtà, egli sta commettendo un’azione ancor più grave: la violazione del diritto d’autore altrui, condotta che è sanzionabile penalmente.

Una tesi di laurea, infatti, è un’opera protetta dal diritto d’autore, che nessuno può copiare senza il consenso del suo creatore. E ciò vale tanto nel caso in cui la tesi rimanga nascosta e non venga mai pubblicata, tanto qualora sia reperibile in qualche sito o diventi oggetto di un volume editoriale.

Affinché una tesi possa essere tutelata dal copyright, infatti, non è necessario il compimento di formalità particolari (per es.: il deposito alla SIAE, un contratto con un editore, un accordo con il proprio professore): il diritto d’autore nasce non appena l’opera viene realizzata, a prescindere dalle sue successive sorti.

Tuttavia, per poter “aggredire” eventuali contraffattori sono necessarie due condizioni:

1. Innanzitutto la tesi deve essere “originale”. Essa, cioè, non deve essere, a sua volta, il risultato della copiatura di altri elaborati, né deve presentare, rispetto ad essi, minime differenze sul piano terminologico.

Il diritto d’autore, infatti, non tutela le idee, ma il linguaggio, la forma espositiva con cui le idee stesse vengono espresse.  In altre parole, l’elaborato deve avere un margine di “creatività” sotto l’aspetto della forma.

2. In secondo luogo, è necessario avere la prova della “anteriorità” della propria creazione per proteggerla dalle successive contraffazioni.

Tale prova può essere fornita, al giudice, in qualsiasi modo. Un valido sistema è certamente il deposito che lo studente deve fare, per laurearsi, presso la segreteria di Facoltà, ove il suo lavoro viene custodito.

Ovviamente, il semplice deposito non è anche prova dell’originalità dell’opera e quindi del fatto che la stessa sia tutelabile.

La giurisprudenza [1] ha chiarito che le direttive che il professore impartisce al laureando nel compilare la tesi, la sorveglianza e anche le ingerenze talvolta pregnanti non comportano che la tesi possa considerarsi il frutto del lavoro di entrambi (e quindi un’opera composta): il relatore, infatti, non è considerabile un coautore e il diritto d’autore spetta sempre e soltanto allo studente. Il docente, nel dare le istruzioni al candidato, svolge un ruolo istituzionale, che è tenuto ad adempiere in forza delle sue funzioni didattiche.

Pertanto, un docente che pubblichi, sotto proprio nome, l’elaborato di un alunno è passibile di un procedimento penale e disciplinare.

Alla fine, la stesura di una tesi di laurea è un momento topico della crescita di uno studente, la presa di coscienza delle proprie capacità. Essa coincide con il passaggio da una fase di mera “lettura” a una fase “creativa” e, se vogliamo, di “remix”. Le potenzialità che si nascondono in questa attività non possono essere rinunciate neanche dietro l’impunità che, di fatto, si nasconde dietro la gran parte dei plagi.

 

 

note

[1] C. App. Perugia, sent. n. 25 del 22.02.1995, in Foro Padano, 1995, I, 233.


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