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Rottura del fidanzamento: le conseguenze legali

16 Luglio 2012
Rottura del fidanzamento: le conseguenze legali

Anche la semplice rottura del fidanzamento tra due giovani può avere delle conseguenze di carattere legale: ecco il vademecum per la coppia che scoppia.

In caso di rottura del fidanzamento, la legge [1] infatti prevede che il fidanzato (o la fidanzata) ha diritto di chiedere la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio. Tipico è l’esempio dell’anello di fidanzamento.

Non si può chiedere indietro, invece, quei doni dovuti a manifestazioni di affetto indipendenti dalla promessa di matrimonio. Questo si ha nel caso in cui tra i due soggetti o tra le rispettive famiglie vi fosse, già prima, l’uso di scambiarsi periodicamente dei regali.

Non si può pretendere neanche la restituzione delle cose consumabili rapidamente che, al momento della domanda, non esistono più, e della corrispondenza.

Al contrario si può sempre pretendere la riconsegna delle fotografie.

Tale obbligo di restituzione sussiste a prescindere dalle cause che hanno determinato l’interruzione del rapporto, quindi anche se futili o dovute al semplice capriccio di uno dei due partner.

Se l’ex partner si rifiuta di restituire tali regali, si può ricorrere davanti al giudice, purché lo si faccia entro un anno dal giorno in cui si è avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio.

Un’altra importanza conseguenza giuridica si ha nel caso in cui la promessa di matrimonio venga formalizzata in uno scritto: sia esso un atto pubblico, una semplice scrittura privata (ipotesi, in verità, poco frequenti nella nostra realtà sociale) o magari una corrispondenza epistolare tra i due nubendi [2].

In tali casi, chi rompe il fidanzamento senza un giusto motivo (per esempio, un ripensamento dell’ultimo momento) o invece, con il proprio comportamento colpevole (per esempio, un tradimento o una condotta violenta), induca il compagno a rompere il fidanzamento, deve risarcire all’altro i danni subiti per le spese fatte in vista del matrimonio [3]. Così, per esempio, se uno dei due nubendi abbia sostenuto le spese per l’arredo della futura casa coniugale e si accorga, pochi giorni prima delle nozze, di essere stato tradito dal partner, può chiedere a quest’ultimo di rifondergli tutti i costi sopportati e i debiti contratti.

Attenzione però. È un luogo comune chiamare le pubblicazioni di matrimonio in modo improprio, definendole come “promessa di matrimonio”. In realtà, si tratta di due cose diverse.

– La promessa non è un atto dovuto e formale, come invece le pubblicazioni. Essa consiste semplicemente in una dichiarazione (espressa o tacita), normalmente resa pubblica nell’ambito della parentela, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi [4].

Le pubblicazioni di matrimonio, invece, sono una forma di pubblicità volta rendere nota l’intenzione di contrarre matrimonio da parte dei due interessati, affinché chi ne abbia interesse e sia a conoscenza di fatti che possano impedire il matrimonio possa opporsi alla celebrazione.

L’atto di pubblicazione resta affisso presso i Comuni di residenza degli sposi per un periodo minimo di 8 giorni consecutivi. Il matrimonio può essere celebrato a partire dal quarto giorno dalla compiuta pubblicazione ed entro i successivi 180 giorni.


note

[1] Art. 80 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 1480/1955.

[3] Art. 81 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 3015 del 02.05.1983.


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1 Commento

  1. penso che fidanzarsi, sposarsi siano rischi che vale la pena correre.
    Il problema è con quale animo lo si fa.
    Una mia conoscente mi ha detto che la sorella ha – avrebbe – rifiutato un ricercatore universitario perché di famiglia povera. Era pur sempre un ricercatore universitario, e la ragazza lavora.

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