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Miscellanea Lavoro: la riforma è diventata legge. Ecco cosa cambia

Miscellanea Pubblicato il 28 giugno 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 28 giugno 2012

Ecco le principali novità che la riforma Fornero introduce nel mondo del lavoro.

La Camera dei deputati ha approvato ieri la riforma del lavoro della Fornero: il tutto con la massima urgenza, per consentire al Presidente Monti di presentarsi, oggi, al Consiglio Europeo con la nuova legge varata e maggiori rassicurazioni per i partner dell’Ue.

Ecco cosa cambia.

Art. 18

Nell’attuale formulazione, l’art. 18 [1] obbliga i datori di lavoro con più di 15 dipendenti, in caso di sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento, a reintegrare il lavoratore sul posto di lavoro. Per le aziende invece con meno di 15 dipendenti, il lavoratore illegittimamente licenziato può chiedere solo il risarcimento del danno.

Con il nuovo sistema, invece, decade la possibilità di reintegro automatico in caso di licenziamento per motivi economici, anche per le aziende con più di 15 dipendenti.

Così, per esempio, nel caso di licenziamento intimato per crisi aziendale, poi rivelatasi non veritiera, il lavoratore avrà diritto solo al risarcimento del danno e non anche alla “restituzione” del lavoro.

Resta invece fermo l’obbligo del reintegro nel caso di licenziamento discriminatorio (quello cioè intimato per ragioni di credo politico, religioso, attività sindacale).

Nel caso di licenziamento disciplinare (cioè quello per condotte gravi del lavoratore, tali da far ledere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro), il giudice dovrà intimare alternativamente il reintegro o risarcimento del danno in base a quanto indicato nei contratti collettivi nazioni.

Contratti a tempo

Il primo contratto a termine, stipulato senza specificare i requisiti per i quali viene richiesto (cosiddetta “causale”), potrà avere una durata massima di un anno.

Le pause obbligatorie fra due contratti a tempo salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 giorni e a 30 giorni per uno di durata superiore.

Apprendistato

Il contratto di apprendistato dovrà durare almeno sei mesi.

Il limite del 50% di apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro varrà solo per chi ha meno di dieci dipendenti.

Contratti a progetto

Per i contratti a progetto viene fisato un salario base, calcolato sulla media delle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi.

Il “progetto” dovrà essere reale: non potranno più accedere ai co.co.pro. coloro che svolgono mansioni meramente esecutive o ripetitive.

Indennità di disoccupazione

Si chiamerà Aspi e, dal 2013, sostituirà le attuali indennità di disoccupazione e di mobilità. Non avrà più diritto al sussidio chi rifiuti un impiego la cui retribuzione sia superiore almeno del 20% rispetto all’indennità percepita.

Non avrà diritto alla pensione, assegno di invalidità o al sussidio di disoccupazione chi sta scontando pene per reati di terrorismo, eversione, mafia o strage.

 

note

[1] L’art. 18 Legge 300/1970 si applica alle aziende con più di 15 dipendenti in ciascuna unità produttiva; oppure con più di 15 dipendenti nello stesso Comune anche in unità produttive più piccole; più di 60 dipendenti ovunque siano ubicate le singole unità produttive; datori di lavoro agricolo con più di 5 dipendenti in ciascuna unità produttiva.


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4 Commenti

  1. Come giustamente e’stato affermato questa riforma e’ una boiata!
    Non risolve il problema della disoccupazione e non incentiva il datore di lavoro a dare posti di lavoro! Inoltre non risolve il grave problema del precariato creatosi con l’impiego dei contratti a termine fatto senza alcuna causale e con la risibile modifica dei cocopro.ancora adesso assistiamo impotenti alla arroganza ed al tecnicismo degli attuali governanti!

  2. Salve sopra c’è scritto:
    Così, per esempio, nel caso di licenziamento intimato per crisi aziendale, poi rivelatasi non veritiera, il lavoratore avrà diritto solo al risarcimento del danno e non anche alla “restituzione” del lavoro.
    Mio risulta invece così
    Per aumentare la flessibilità, la riforma riduce marginalmente i costi di licenziamento eliminando quasi del tutto il reintegro per i licenziamenti per motivi economici (che rimane solo per i casi limite di “manifesta insussistenza”) e lasciando al giudice, nel caso di licenziamento disciplinare, il compito di decidere se reintegrare il lavoratore oppure dargli un indennizzo sostitutivo (mentre prima era il lavoratore a decidere tra reintegro e indennità).
    chi ha ragione? non è cosa da poco le due risposte.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/06/articolo-18-un-po%E2%80%99-di-chiarezza/254025/
    Cordiali saluti D’Anna Silvio Genova

  3. Gen.le Sig. Silvio, bisogna distinguere i casi da Lei prospettati:
    A. Licenziamento illegittimo perchè non sussiste la crisi aziendale: in questo caso la riforma non prevede più la reintegrzione nel posto di lavoro, prevista nella precedente normativa, e il giudice riconosce un’indennità determinata tra le 12 e le 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale. Tuttavia, è previsto che nel caso in cui il giudice accerti la MANIFESTA insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento, può disporre la reintegrazione nel posto di lavoro e riconoscere un’indennità risarcitoria pari ad un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
    B. Nel caso di Licenziamento disciplinare bisogna distinguere:
    1. mancanza di una giusta causa o giustificato motivo connessi all’insussistenza del fatto contestato ovvero al fatto che la condotta rientra tra quelle punibili con una sanzione conservativa sulla base dei CCNL o dei codici disciplinari: in questi casi continua a valere la reintegrazione nel posto di lavoro e il giudice riconoscerà un’indennità pari a un massimo di 12 mensilità( rispetto alla precedente normativa viene stabilito un tetto massimo).
    2. mancanza di giusta causa o giustificato motivo connessi alle restante ipotesi: in questi casi non opera la reintegrazione nel posto di lavoro e il giudice, dichiarando risolto il rapporto, riconoscerà un’indennità pari tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità.

  4. Nel computo dei 50 dipendenti i volontari che operano ad in un consultorio familiare privato sonp compresi?

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