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Se insulto il vigile mentre mi fa la multa è reato?

13 Ottobre 2016
Se insulto il vigile mentre mi fa la multa è reato?

L’oltraggio a pubblico ufficiale scatta solo se questi sta svolgendo le sue funzioni e l’offesa è proferita davanti a più persone.

Offendere il vigile mentre ci fa la multa è reato: in particolare si tratta di oltraggio a pubblico ufficiale. Il reato non scatta però se il verbalizzante è un ausiliario del traffico, il cosiddetto «vigilino», perché – stando a un recentissimo orientamento della Cassazione – quest’ultimo non si considera pubblico ufficiale.

Di recente il Tribunale di Genova [1] è intervenuto sull’argomento offrendo un parere contrastante con quello della Cassazione. In tale sentenza, infatti, si stabilisce che l’insulto all’ausiliario del traffico che compila il verbale di accertamento è sempre oltraggio a pubblico ufficiale. Non ci sono giustificazioni neanche se è lo stesso ausiliario a tenere un comportamento scortese e villano.

La vicenda

Un motociclista aveva aggredito verbalmente un ausiliario del traffico per avergli fatto una multa nonostante gli avesse chiesto di attendere pochi minuti, giusto il tempo di entrare in un negozio. Per il giudice, malgrado la condotta dell’ausiliario non «certamente improntata a cortesia», rimane l’offesa a onore e prestigio di chi stava compiendo un atto del proprio ufficio.

Le condizioni per l’offesa a pubblico ufficiale

Perché l’offesa al pubblico ufficiale (il vigile e, a seconda dell’interpretazione, anche l’ausiliare) costituisca reato è necessario rispettare i seguenti tre presupposti:

  • l’offesa deve essere detta davanti a più persone;
  • il pubblico ufficiale deve svolgere le sue mansioni (non deve quindi essere in licenza o in borghese);
  • l’offesa è la conseguenza per aver il pubblico ufficiale svolto il proprio compito (ad esempio, l’aver elevato una multa). Pertanto non costituisce offesa a pubblico ufficiale fare un gestaccio alla volante della polizia che taglia la strada o passa col rosso.

note

[1] Trib. Genova sent. n. 3322/16 del 3.06.2016.


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