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Finanziamenti esteri esenti da ritenute sugli interessi

1 Ottobre 2016
Finanziamenti esteri esenti da ritenute sugli interessi

Le aziende che ricevono finanziamenti da banche e finanziatori esteri non devono applicare ritenute alla fonte, ecco i dettagli.

Non sono soggette a ritenuta gli interessi derivanti da fonti di finanziamento erogate da banche e istituti di credito esteri ad aziende italiane.

In particolare non vengono tassati gli interessi sui finanziamenti a medio e lungo termine.

Il regime di esenzione da ritenuta alla fonte vige a favore dei seguenti istituti [1]:

  • enti creditizi stabiliti negli Stati membri dell’Unione Europea (UE),
  • enti individuati all’articolo 2, paragrafo 5, numeri da 4) a 23), della direttiva 2013/36/UE,
  • imprese di assicurazione costituite e autorizzate ai sensi di normative emanate da Stati membri della UE
  • investitori istituzionali esteri, ancorché privi di soggettività tributaria, purché istituiti in Paesi white listed, soggetti a forme di vigilanza nei paesi esteri nei quali sono istituiti.

I chiarimenti sono stati forniti dall’Agenzia delle Entrate in una risoluzione dello scorso 29 settembre [2], emessa in risposta a un’istanza di interpello di una banca residente in Austria, che non possiede una stabile organizzazione in Italia ed eroga finanziamenti a medio e lungo termine ad imprese residenti in Italia.

Le banche estere devono fare dichiarazione dei redditi in Italia?

I finanziamenti ricevuti da banche estere, non essendo sottoposti a ritenuta alla fonte, non obbligano, in base a quanto sottolineato dall’Agenzia delle Entrate nell’ordinanza che abbiamo citato.

La richiesta di specie effettuata dalla banca austriaca chiedeva se il fatto che le aziende a cui erano stati erogati i finanziamenti non avessero operato le ritenute alla fonte, costringesse la banca stessa ad effettuare dichiarazione dei redditi in Italia. L’Agenzia ha chiarito che ciò non è necessario.

L’esenzione dalla ritenuta alla fonte avvantaggia le imprese italiane

Questa interpretazione, che punta ad evitare la doppia imposizione sugli interessi, di fatto avvantaggia le imprese italiane che sono così favorite nell’accedere anche a fonti di finanziamento estere a costi competitivi.


note

[1] DPR n. 600/1973, art. 26, . 5.

[2] Agenzia delle Entrate, ris. 84/E.


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