Diritto e Fisco | Editoriale

Quando i genitori controllano mail, sms e profili Facebook dei figli

2 luglio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2012



I genitori hanno il potere-dovere di controllare i figli e presiedere alla loro educazione e sicurezza: ma questo è ancora possibile, nell’era di internet, senza violare la loro privacy?

Era tutto più facile quando la posta, di carta, arrivava nella cassetta delle lettere: solo i genitori avevano le chiavi e potevano quantomeno controllare il mittente. I più esperti ricorrevano al noto trucco del vapore per sciogliere i sigilli della colla e leggerne il contenuto. Per non parlare delle cartoline, dove il testo era visibile persino al postino, che finiva inevitabilmente per sapere vita, morte e miracoli delle vacanze altrui.

Poi è arrivata l’email e i messaggi sui social network con le password segrete. Un problema per i genitori, spesso neanche pratici di nuove tecnologie. E allora, come muoversi per controllare la vita dei figli ed evitare loro le “cattive frequentazioni”?

Negli Stati Uniti sono nati veri e propri business in materia. C’è di tutto: dai software che clonano le email inviate e ricevute, agli apparecchi che rintracciano i siti internet visitati dai teenager; dai filtri che bloccano siti porno o a pagamento ai servizi online che permettono il monitoraggio dei profili su Facebook e Twitter. C’è anche un modo per leggere gli sms inviati dallo smartphone.

Mark Zuckerberg e soci sembrano aver studiato una soluzione alternativa: creare dei baby account su Facebook, appositamente studiati per i minori di tredici anni. Poco è trapelato sui nuovi profili, se non che verrebbero collegati a quelli dei genitori, i quali avrebbero il controllo quasi totale degli account dei propri figli.

Insomma: proprio i genitori, che nelle migliori intenzioni democratiche, dichiaravano di voler essere dei “fratelli” per i loro figli, si stanno piuttosto trasformando in dei “Grandi Fratelli”. Non raramente, poi, le buone intenzioni diventano pretesto solo per una morbosa e possessiva curiosità, che nulla ha a che fare con il dovere di educazione.

Eppure, i “grandi” dimenticano che anche il minore è titolare di un diritto alla privacy. Lo sancisce l’art. 16 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo [1]. In base ad esso, nessun fanciullo può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza.

È tuttavia ovvio che il diritto alla riservatezza del bambino va contemperato anche con l’esigenza di tutela dello stesso, compito riservato innanzitutto ai genitori. C’è un importante passaggio, contenuto in una sentenza del tribunale di Milano [2], ove si dice che i genitori “sono tenuti a controllare che i figli abbiano assimilato l’educazione impartita loro”. Il che significa anche arrivare a pregnanti controlli, se necessario.

Non c’è un criterio prestabilito se non quello della ragionevolezza e del buon senso. Bisogna, in altre parole, bilanciare le due esigenze, con la consapevolezza che l’obiettivo finale deve essere sempre l’interesse superiore del fanciullo.

Tendere troppo la corda da un lato o dall’altro può scaturire condotte reattive del minore difficilmente controllabili.

Un buon suggerimento potrebbe essere quello di affidare al bambino, fino a quattordici anni, un indirizzo email che sia anche quello dei genitori, che così potrebbero venire a conoscenza dei “piccoli segreti” senza per ciò dover ricorrere a sotterfugi.

Dopo quell’età, il ragazzo è sufficientemente esperto in tecnologia per evadere qualsiasi tipo di controllo. Qualcuno dice: “quel che è fatto, è fatto” e, a giudicare dalla precocità dei giovani di oggi, mai un adagio si è adattato meglio al contesto attuale.

 

 

note

[1] Approvata a New York il 20.11.1989 e ratificata dallo Stato italiano con la legge 27 maggio 1991 n. 176.

[2] Trib. Milano, sent. 16.12.2009.

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1 Commento

  1. Era sicuramente meglio prima, quando non c’ era “la legge sulla privacy”, che cosi’ come e’ oggi, tutti alla fine sanno tutto di chiunque, basti pensare alle centali rischi finanziari, per continuare con tutte le banche dati di ogni tipo a disposizione di chiunque.
    Saluti
    Alfredo Bonino

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