Diritto e Fisco | Editoriale

Crisi del lavoro? La soluzione si chiama “Telelavoro”

5 luglio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 luglio 2012



 Grazie al telelavoro, il dipendente  potrà, in molti casi, prestare la propria attività da casa o nel luogo in cui più gli aggrada, con un salto in avanti della qualità della vita. 

Le crisi economiche, in realtà, sono crisi di idee e non di soldi. Un paragone – forse sciocco – ci viene offerto dalla tecnologia. Quando uscì l’iPhone e l’ultima generazione di smartphone touchscreen, anche le famiglie a basso reddito fecero a gara per acquistare il nuovo prodotto. Basta un’idea geniale perché quello che sembra impantanato nei vecchi meccanismi si sblocchi e torni a produrre reddito.

L’attuale congiuntura economica rischia di affossare definitivamente il lavoro. Non sarà la riforma dell’art. 18 a cambiare le sorti delle assunzioni, né il nuovo meccanismo dell’apprendistato o dei contratti a progetto. Servono invece proposte innovative.

Una di queste, a mio avviso, è il rilancio del telelavoro. Messo in disparte per tante ragioni parapolitiche, tale strumento si potrebbe rivelare invece la vera risorsa nella lotta contro la disoccupazione e non solo.

In cosa consiste? Il 90% del lavoro si svolge ormai davanti a un computer: il che, considerate le connessioni a internet, rende totalmente indifferente che il dipendente si trovi in un luogo o in un altro. Grazie alla telematica, il lavoratore potrà, in molti casi, prestare la propria attività da casa o nel luogo in cui più gli aggrada, con un salto in avanti della qualità della vita. Un cambiamento conveniente anche per l’imprenditore, sollevato dalle ingenti spese per allestire gli ambienti di lavoro.

Che sia domiciliare, mobile, in rete o in remoto, dipendente o autonomo, il telelavoro costituisce una valida e flessibile alternativa al tradizionale lavoro in sede, con una serie di vantaggi sia in termini di costi sia in termini di rendimento e di produttività.

Il discorso ben si presta per le mansioni impiegatizie e dirigenziali (al contrario, il lavoro operaio necessita di determinati macchinari spesso complessi e costosi, che possono trovarsi solo in determinati stabilimenti). Oggi la telematica consente, infatti, di ricevere e trasmettere messaggi in tempo reale, di leggerli a distanza e consultare le carte, parlare con persone in videoconferenza come se si fosse nello stesso luogo.

Peraltro, è bene porre attenzione su un aspetto (deprecabile) ormai diffusosi nella nostra società: la “reperibilità 24 ore su 24”. I tablet e i telefonini consentono di “portarsi il lavoro a casa” con estrema facilità, di leggere e inviare le email, di essere contattati ad ogni ora del giorno, senza più rispetto e distinzione tra orari di lavoro e tempo libero. Se dunque, di fatto, il dipendente viene “sfruttato” (dall’imprenditore o da clienti) anche fuori dall’ambiente di lavoro, sarà bene regolamentare tale disponibilità offerta dalla tecnica.

Ecco, in sintesi, i benefici del telelavoro.

Benefici per il lavoratore:

– Benessere psicofisico: nessuno stress da spostamento per recarsi sul lavoro.

– Possibilità di trovare impiego anche fuori dalla propria città.

– Eliminazione delle spese di viaggio.

– Eliminazione dei rischi da incidente durante gli spostamenti.

– Maggiore presenza in famiglia.

– Gestione flessibile del proprio tempo.

– Vantaggi per donne in stato di gravidanza e per portatori di handicap.

Benefici per l’azienda:

– Riduzione dei costi: buoni pasto, sedi aziendali più piccole, utenze energetiche, acquisto attrezzatura, mobilio, ecc. Il che comporta anche la possibilità di applicare prezzi più bassi, con vantaggi ulteriori per i consumatori finali.

– Riduzione dei rischi da infortuni sul lavoro e ulteriore riduzione dei costi (la nozione stessa di lavoro subordinato implica che esso debba essere svolto in locali predisposti ad hoc).

– Diminuzione dell’assenteismo.

– Aumento della produttività: il lavoratore, che svolge attività in un ambiente familiare, è più motivato e ha un maggior rendimento.

– Maggiore possibilità di scelta del personale, potendo reclutare anche lavoratori fuori zona.

Vantaggi per il Paese:

– Riduzione del traffico e, quindi, dell’inquinamento.

– Minore concentrazione di persone nelle aree strategiche della città.

– Aumento dell’occupazione.

– Riduzione delle spese per lo Stato, nel caso di lavoro presso le Pubbliche Amministrazioni [1] e, quindi, riduzione delle tasse.

Il telelavoro, insomma, potrebbe comportare una riforma radicale del settore.

Maggiore libertà per il dipendente, ma anche maggiore dignità e produttività, senza che ciò possa menomare il vincolo di subordinazione.

Infatti, la nostra legge qualifica come “dipendente” il lavoro soggetto al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, che si estrinsechi in ordini specifici non solo sugli obiettivi da conseguire, ma anche sul modo con cui gli stessi devono essere eseguiti [2].

Tali caratteri non verrebbero meno nel caso di lavoro a distanza: senza alcuna preclusione, dunque, per le garanzie offerte dalla legge nei confronti del lavoratore subordinato, sebbene svolga l’attività dal pc di casa.

Del resto, l’accordo interconfederale del 9.06.2004, che regola il telelavoro, attribuisce ai telelavoratori a distanza gli stessi diritti dei lavoratori tradizionali.

Questo non esclude che il telelavoro possa essere inquadrato con altri, e ancora più flessibili, strumenti contrattuali come:

– il contratto di appalto;

– il contratto di opera;

– il contratto di lavoro parasubordinato.

Ma allora perché non viene utilizzato?

“Qualcuno” ha sollevato il dubbio che l’assenza dei lavoratori dalle aziende non converrebbe a chi gestisce il potere nelle unità produttive. Mi riferisco, ovviamente, ai sindacati. Questi ultimi, giocoforza, non potrebbero più far leva, nel caso di dislocamento decentralizzato dei dipendenti, sul consueto malcontento dei dipendenti, canalizzandoli verso “l’affiliazione” alle proprie associazioni.

Non so dire quanto sia corrispondente al vero questa affermazione, ma conosco l’influenza e il potere gestito dalle organizzazioni cosiddette “rappresentative” dei lavoratori, specie nelle piccole realtà rurali. E non sempre ciò si risolve in un vero beneficio per i dipendenti. Ma questa è un’altra storia…

 

 

note

[1] Il telelavoro nella Pubblica Amministrazione è invece espressamente regolato dal D.P.R. 70/99 (Riforma Bassanini).

[2] Borruso, Ciacci, Diritto civile e informatica, Ed. Scientifiche Italiane, 2004, 334.

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2 Commenti

  1. Buongiorno, mi stupisce la frase “Il 90% del lavoro si svolge ormai davanti a un computer”.
    Come è possibile? Da dove viene questo dato? Oppure ho interpretato male il significato?
    Daniele

  2. Condivido lo stupore di Daniele. Mia figlia ad es. fa la commessa e la mandano, senza ragionevoli motivi, in giro di qua e là.Come risolvere la questione con il telelavoro ?

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