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Tassa rifiuti casa non abitata: devo pagare?

29 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 maggio 2018



La tassa sui rifiuti, nota anche come Tari, viene pagata al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento della spazzatura. Ma se la casa non è abitata va pagata? 

La Tari è la tassa sui rifiuti, il tributo che si paga al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Insieme alla Tasi, il tributo sui servizi indivisibili comunali e all’Imu, l’imposta municipale sugli immobili, costituisce la cosiddetta Iuc, imposta unica comunale. Vediamo come si calcola la tassa sui rifiuti, chi deve pagarla e se vi sono dei casi in cui non è dovuta. Ma, soprattutto, cerchiamo di capire se va versata anche nell’ipotesi in cui l’immobile sia disabitato.

Tassa rifiuti: chi deve pagarla?

La tassa sulla spazzatura deve essere pagata da chi ha il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di immobili, adibiti a qualsiasi uso, in grado di produrre rifiuti urbani.

Non è dovuta, invece, per le aree comuni condominiali, come ad esempio, cortili, locali per la lavanderia, ingresso del palazzo, che non risultano detenute o occupate in via esclusiva.

Tassa rifiuti: come si calcola?

La tariffa è commisurata ad anno solare e fa riferimento alla superficie dei locali e delle aree oggetto del tributo, tenendo conto della quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie; si tiene anche conto dell’uso che di queste aree viene fatto, oltre che al tipo di attività svolte.

Tassa rifiuti: sono previste riduzioni?

La legge prevede casi di riduzione obbligatoria:

1) nelle zone dove non viene fatta la raccolta, per via della distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita, prevedendo anche una modulazione: la tassa sui rifiuti risulta dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa;

2) in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o nel caso in cui venga svolto in grave violazione della disciplina di riferimento oppure se si verifica un’interruzione del servizio per ragioni sindacali o per impedimenti imprevedibili sotto il profilo organizzativo che abbiano causato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria quale danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente: la TARI risulta dovuta nella misura massima del 20% della tariffa;

3) in caso di raccolta differenziata per le utenze domestiche: la riduzione avviene sulla base di una variabile che è a scelta del singolo Comune.

Oltre alle riduzioni sancite dalla legge, i singoli Comuni possono prevedere ulteriori riduzioni, di tipo facoltativo, riferibili a:

1) abitazioni con un unico occupante;

2) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o ad altro utilizzo limitato e discontinuo;

3) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo ma comunque ricorrente;

4) abitazioni occupate da soggetti che risiedono o abbiano dimora, per un periodo che supera i 6 mesi all’anno, all’estero;

5) fabbricati rurali ad uso abitativo.

Tassa rifiuti: sono previste esenzioni? 

Se, dunque, il principio intorno al quale ruota la tassa sui rifiuti è quello della non utilizzabilità, secondo cui vanno tassati gli spazi improduttivi di rifiuti, è giustificata l’esenzione dalla Tari per:

1) le parti condominiali, non utilizzate in via esclusiva, come ad esempio, l’androne, o le scale di accesso;

2) i locali in cui l’impossibilità di produrre rifiuti in maniera autonoma risulta oggettiva: pensiamo ai solai e alle cantine;

3) i locali in cui, in determinate circostanze temporali , non è possibile produrre rifiuti.

Tassa rifiuti: si paga per le case non abitate?

È una domanda che si pongono in molti: pensiamo a una casa ereditata ma non abitata o a un immobile in ristrutturazione o, più semplicemente, a una seconda casa. Il ministero dell’Economia e la Corte di Cassazione non hanno mancato di pronunciarsi in merito [1], giungendo alla conclusione che non si deve pagare l’imposta sui rifiuti relativa a un determinato immobile se quest’ultimo, nel periodo riguardante l’accertamento, è rimasto inoccupato e in cui sono state staccate le utenze di luce e acqua, inviando la stessa imposta nell’immobile in cui si risiede effettivamente.

Dunque, la presenza di arredo o l’attivazione delle utenze (per esempio, l’acqua o la luce) costituiscono presunzione semplice da cui dedurre l’occupazione dell’immobile, anche se il contribuente può dimostrare il contrario, cioè il fatto che l’abitazione è rimasta del tutto inoccupata: la mancanza di allacciamenti può essere provata attraverso documentazione scritta, ottenendo, in tal modo, la cancellazione della tassa. Per verificare, invece, l’assenza di arredi, il Comune procede (o almeno dovrebbe, dato che quasi mai lo fa) tramite ispezione oppure il contribuente può provare, ad esempio, che ha sempre abitato un altro immobile e per quest’ultimo abbia corrisposto il relativo tributo sui rifiuti.

Tassa rifiuti: come fare il versamento?

Il versamento va effettuato con modello F24 oppure con apposito bollettino di conto corrente postale o mediante le altre modalità di pagamento fornite dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.

Sono i Comuni a fissare le scadenze di pagamento della tassa sui rifiuti: solitamente, si procede in due rate con scadenza semestrale, ma è, comunque, possibile effettuare il pagamento in un’unica soluzione entro il 16 giugno di ogni anno.

Tassa rifiuti: dichiarazione componenti nucleo familiare

Una questione rilevante in questa materia riguarda l’ipotesi in cui i componenti il nucleo familare che effettivamente utilizzano un’abitazione siano in numero inferiore rispetto a quanto risulti all’anagrafe. Al riguardo, anticipiamo già come si debba lasciare al contribuente la possibilità di dichiarare l’effettivo numero di componenti del proprio nucleo familiare: in tal senso infatti si è espresso il governo lo scorso 1° dicembre 2017,  in risposta a un’interpellanza parlamentare e richiamando una sentenza della corte di cassazione [2].

Tassa rifiuti e principio di presunzione

La Corte, nella sentenza citata, aveva infatti evidenziato che, in riferimento alle abitazioni in cui non risultano esserci soggetti residenti – e per le quali non è quindi possibile stabilire il numero dei componenti del nucleo familiare – il Comune può stabilire un criterio presuntivo, in alternativa a quello dettato dal riferimento alla residenza. Tuttavia, tale criterio presuntivo non dev’essere inteso nella sua assolutezza, ma in relazione all’implicita finalità di ancorare la quota variabile della tariffa al numero presunto di occupanti, solo laddove quest’ultimo non si possa evincere sulla base del criterio di residenza. In sostanza, i Comuni non possono introdurre presunzioni assolute sul numero dei componenti, trattandosi di materia appartenente alla fattispecie imponibile e quindi riservata al legislatore. Le amministrazioni possono solo indicare nel regolamento dei criteri orientativi di prima attribuzione delle utenze domestiche dei non residenti: fermo restando che, in presenza di istanze del contribuente che non appaiano irragionevoli, devono attenersi alle indicazioni della parte.

Tassa rifiuti e  Regolamento per l’istituzione e l’applicazione della Tares

Inoltre, nel prototipo del «Regolamento per l’istituzione e l’applicazione della Tares» – i cui princìpi possono applicarsi anche alla Tari – viene precisato che, nel caso in cui il Comune abbia adottato un criterio alternativo a quello della residenza (come nell’ipotesi in questione), «resta ferma la possibilità per il Comune di applicare, in sede di accertamento, il dato superiore emergente dalle risultanze anagrafiche del comune di residenza» [3], ma non anche il dato «inferiore».Peraltro, una maggiore tassazione dell’utenza domestica “stagionale” sarebbe non solo irrazionale, ma contraria alla ratio del tributo, che prevede la possibilità di introdurre agevolazioni per le «abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo» [4].

Tassa rifiuti ed equità della tariffa

Sulla questione è intervenuto anche il Consiglio di Stato [5] ritenendo illegittimo un regolamento comunale che fissava tariffe più alte per le utenze domestiche dei non residenti. La tassa sui rifiuti è infatti finalizzata a consentire la copertura dei costi del servizio, non è anche un’atipica forma di prelievo sul reddito o sul patrimonio. Da ciò ne consegue che i Comuni non possono determinare le tariffe in libertà, generando irragionevoli o immotivate disparità tra categorie di superfici tassabili potenzialmente omogenee, giustificandosi con argomenti estranei allo specifico contesto. Ad esempio, in una località turistica a vocazione balneare, dove è normale immaginare che i non residenti siano mediamente assenti per la maggior parte dell’anno, sarebbe paradossale far pagar loro un tributo maggiore rispetto ai residenti che invece producono più rifiuti. In conclusione pertanto, nella circostanza in esame il criterio di calcolo adottato dall’ente locale si rivela non corretto, oltre che non aderente al principio comunitario «chi inquina paga», per cui il prelievo deve rispettare il criterio della “proporzionalità”. Si tratta di un parametro largamente applicato dalla giurisprudenza comunitaria in materia fiscale, secondo il quale non sono ammessi regimi d’imposizione i cui fatti costitutivi si fondano su presunzioni legali che non ammettono prova contraria.

note

[1] Cfr. risoluzione min. Economia n. 8/579 del 17.05.1988; circolare n. 95/E del 22.06.1994; Cass. sent. n. 16785 del 27.11.2002.

[2] Sent. Cass. n. 8383 del 2013.

[3] Art. 17, comma 3.

[4] Art. 1, comma 659, legge n. 147 del 2013.

[5] Sent. Cons. di Stato n. 4223 del 6 settembre 2017.

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12 Commenti

  1. Da mesi i miei genitori, proprietari di un appartamento vivono in una struttura protetta. Fra l’altro con un aggravio dei costi per sostenere la retta. La Documentazione di questi ricoveri non è essa stessa sufficiente per impugnare la richiesta di pagamento?

  2. Mio marito ha ereditato una casa in Italia dai genitori , sono già 3 anni che non abbiamo più soggiornato e noi abitiamo in Svizzera.
    Ho letto su un giornale che si può avere la riduzione del 30% sulla spesa annua della tassa Tari xche’ non si superi i 6 mesi l’anno di permanenza.
    È vero? E dove trovo il formulario?

  3. Grazie per la lettura.

    Siamo il XXI secolo, e encora oggi i governatori della bella Italia, non sanno bene cosa vuol dire la simplice parola d’Italiani émigrati per forza quel tempo che fu povero. Emigrati che ritornando in paese in ferie, mentre sennza dubbio, portano sviluppo e vita legera a tutta L’Italia.
    In tanti paesi d’Europa, sanno attirare i cittadini europei, i pensionati, allora che con grande indelicatezza, i governatori anche i communali, fanno fuggire gli eredi di piccole case vecchie pieni di malincolia, perche lo Stato Italiano, rivendica sempre di piu di quello che l’uomo giusto li deve, uccidendo due volte l’italiano e l’Italia da se stesso, per malattia e vanità religiosa di legge distrugenti e non utili al cittadino.

    Buona settimana… A Tutti.

  4. io ho staccato tutte le utenze dalla casa in montagna e non pago nulla..mi risparmio il canone in bolletta di in casa dove non ci sta nemmeno la presa tv……lo fatto prima venisse in vigore il canone in bolletta…maledetti politici…..ma perche devo girare alla agenzia delle entrate per dichiarare che non ci sta nessuna tv..chi mi paga il tempo e la socciatura??????? mandero la bolletta a renzi.!

    1. renzie( come lo chiama Grillo) il presunto rottamatore infame, E’ STATO finalmente rottamato insieme ai suoi scherani, prendiamola come una bella soddisfazione, non ci costa nulla. (tuttavia provo un senso di pietà cristiana per quelli che lo hanno votato in quel di Firenze il 4 marzo 2018).

  5. Io non capisco una cosa, ho un secondo appartamento da dare in affitto nel palazzo a fianco a dove risiedo. Per tre mesi era sfitto ma ovviamente abbiamo mantenuto le utenze per praticità del prossimo inquilino. Se io risiedo in quella che é casa mia è ovvio che non posso stare in due posti contemporaneamente! Per questo non capisco perché devo pagare i rifiuti anche sulla seconda casa. A parte che trovo assurdo calcolare la tassa sui mq posseduti. Stare in 100 mq o 50 mq se sono una persona produco rifiuti per una persona!

    1. …ke è poi quello ke ho scritto a Brunetta – correva l’anno 2007 – e resto sempre in attesa di risposta!!!

  6. Come ha detto Francesca – e come vorrei integrare riferendomi SOLO alle utenze domestike – così com’è la Tari è una TRUFFA BELL’E BUONA! Non puoi tassarmi in base alla metratura dell’appartamento, bensì lo devi fare in base all’effettiva capacità/predisposizione a produrre rifiuti, ormai diventati RIUTILI a seguito della giusta introduzione della raccolta differenziata. NON SOLO: con la raccolta differenziata fornisco a “qualcuno” i mezzi per arricchirsi (tutti ormai sanno che il riutilizzo dei rifiuti costituisce un valore, e di ke portata…)… NON SOLO: sempre conferendo i riutili alla raccolta differenziata dò al Comune la possibilità di risparmiare su quello che una volta era lo smaltimento indifferenziato (stile Acerra, per intenderci) dove le follie sconsiderate del mondo criminale contribuivano – contribuiscono??? – ad appestare l’aria e a inquinare le falde acquifere con l’infiltrazione – anke involontaria, per carità – di materiali tossici nel terreno! Quindi, per concludere, tu, COMUNE di RESIDENZA o NO, MI DEVI RICONOSCERE UN ABBATTIMENTO DI QUANTO MI KIEDI IN TERMINI DI TASSA/TARIFFA perké ti dò una “mano sostanziosa” in termini di aiuto a perfezionare la raccolta differenziata! QUINDI TU COMUNE VEDI DI SBRIGARTI A PROVVEDERE IN TAL SENSO E FINISCILA DI NASCONDERE, SVICOLANDO OPPORTUNISTICAMENTE, LA TESTA SOTTO LA SABBIA! E’ KIARO IL CONCETTO? Ki vorrà smentirmi?

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