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Antibiotici nel pollo: sotto guida veterinaria, mai nel piatto

4 Ottobre 2016
Antibiotici nel pollo: sotto guida veterinaria, mai nel piatto

Riceviamo e pubblichiamo la replica di UnaItalia, associazione di produttori italiani di carni bianche, all’inchiesta di Altroconsumo. Ecco i dettagli

UnaItalia – l’associazione di riferimento dei produttori avicoli italiani – risponde all’inchiesta di sulla presenza di antibiotici nel pollo. 

La replica, già pubblicata sul sito vivailpollo.it ci è stata segnalata dall’Unaitalia a commento del nostro articolo che richiamava l’inchiesta di Altroconsumo con la quale l’associazione dei consumatori spingeva alla firma di una petizione di Consumer international.

Antibiotici nel piatto: obiettivo già raggiunto e ulteriore riduzione del 40% entro il 2018

Secondo quanto chiarito da UnaItalia, l’obiettivo di questa campagna, significativamente denominata “basta antibiotici nel piatto” sarebbe già praticamente raggiunto già dal 2009.

La stessa inchiesta di Altroconsumo sottolinea che sui campioni analizzati in Italia non sono stati riscontrati residui di farmaci nella carne, come confermano anche i risultati del Piano Nazionale Residui (PNR): l’obiettivo di non mettere antibiotici nel piatto è già pienamente conseguito“.

Escherichia coli: resiste ad antibiotici che non sono usati negli allevamenti

UnaItalia chiarisce poi il tema dell’escherichia coli nei campioni analizzati, sottolineando come il settore avicolo abbia un ruolo fondamentale nella lotta al processo di antibiotico-resistenza, essendo l’unica filiera zootecnica ad aver avviato un piano volontario di riduzione dell’impiego di antibiotici, di concerto con il Ministero della salute.

Nel 2015 il consumo totale di antibiotici negli allevamenti avicoli è stato ridotto del 39,95% rispetto al dato del 2011 – precisano da UnaItalia – è questo il risultato offerto dal Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario, il più importante intervento organico di riduzione e razionalizzazione dell’uso del farmaco in ambito zootecnico in Italia, varato dalle aziende italiane su base volontaria nel 2013 e proseguito in collaborazione con il Ministero della Salute dal 2015“.

L’obiettivo che si pone il piano di riduzione dell’uso del farmaco è di giungere ad una riduzione del 40% degli antibiotici negli allevamenti (rispetto al livello del 2011) entro il prossimo 2018. Stante i dati richiamati – già al 39,95%, appunto – l’obiettivo sarebbe dunque a portata di mano.

Unaitalia precisa infine alcuni dei punti della recente analisi condotta da Altroconsumo (che come si ricorderà ha registrato la presenza di batteri resistenti agli antibiotici nella carne di pollo in 25 campioni su 40, si legga al riguardo Antibiotici nel pollo, trovato escherichia coli: i rischi).

“La ricerca ha evidenziato l’elevata resistenza alle cefalosporine di ultima generazione, al cui uso però il settore avicolo, con senso di responsabilità, ha rinunciato fin dal 2009. A conferma che i batteri resistenti sono ormai largamente diffusi, e quindi non sempre riconducibili alle prassi veterinarie”.

Quando vengono utilizzati gli antibiotici negli allevamenti?

Secondo quanto precisato da UnaItalia l’uso di antibiotici negli allevamenti non è mai legato a favorire la crescita (obiettivo questo per il quale si registra un assoluto divieto in Europa), ma solo per eventuali malattie riconosciute e comunque sotto la responsabilità e il controllo veterinario. Inoltre in questi casi, viene sempre rispettato il cosiddetto “periodo di sospensione”, cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che il pollo venga avviato al consumo, dunque gli antibiotici non arriverebbero mai “nel piatto“.



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