Videosorveglianza in asili e ospizi: sì della Camera

20 Ottobre 2016
Videosorveglianza in asili e ospizi: sì della Camera

Maltrattamenti: si potranno installare telecamere a circuito chiuso in asili nido, scuole per l’infanzia, ospizi per anziani o in strutture per disabili.

 

Sarà possibile installare telecamere in asili e centri per anziani o disabili per prevenire il rischio di maltrattamenti: è arrivato infatti il primo sì al disegno di legge che previene il rischio di abusi sulle persone deboli. Ieri la Camera ha dato il via libera al testo – che ora passa al senato – sulla videosorveglianza. In particolare la legge autorizza la parziale compressione della privacy dei dipendenti e degli ospiti di tali strutture in nome della prevenzione di reati assai gravi di cui le recenti cronache si sono purtroppo contornate.

La normativa, in particolare, consente l’installazione di telecamere a circuito chiuso negli asili nido, nelle scuole dell’infanzia e nelle strutture che ospitano anziani e disabili. Dopo il voto del Senato, spetterà al Governo l’adozione, entro un anno dall’entrata in vigore, di un decreto legislativo che definisca le modalità per valutare le attitudini e la preparazione del personale, socio sanitario e docente, che ha il compito di educare e curare: per chi ricopre questi incarichi sono previste verifiche sia prima dell’assunzione dell’incarico sia periodiche.

Gli interessati, prima del ricovero o dell’iscrizione alla scuola, dovranno fornire il loro consenso informato circa la presenza delle telecamere. Se non loro, perché incapaci, il consenso dovrà essere prestato dai genitori o dai tutori. La presenza della videosorveglianza dovrà comunque essere segnalata con appositi cartelli.

Ma ciò ancora non basterà. Bisogna infatti rispettare anche lo Statuto dei lavoratori. Difatti, poiché l’installazione delle telecamere avviene in luoghi di lavoro, prima del loro montaggio è necessario il consenso con le rappresentanze sindacali (unitarie, aziendali o territoriali). Se non si trova un accordo è possibile chiedere l’autorizzazione all’ispettorato del lavoro.

Le immagini così raccolte, saranno cifrate, al momento dell’acquisizione all’interno delle telecamere, attraverso un sistema a doppia chiave asimmetrica, inoltre l’accesso alle registrazione è possibile, con le modalità dettate dal Codice di procedura penale, solo in caso di notizie di reato.

La nuova videosorveglianza a circuito chiuso tenta così di pervenire e contrastare i maltrattamenti e gli abusi, anche di natura psicologica.

Ci sarà poi bisogno del via libera del Garante per la protezione dei dati personali che, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, definirà gli adempimenti e le prescrizioni che dovranno essere osservate sia nel predisporre le telecamere sia nel trattare i dati personali raccolti attraverso il sistema di videosorveglianza.

Sì alle telecamere a circuito chiuso, no però webcam, ossia i dispositivi cui è possibile collegarsi da remoto, tramite gli smartphone dei parenti di bambini e anziani.



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