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Spese processuali: l’attore soccombente paga per il terzo chiamato

24 Ottobre 2016
Spese processuali: l’attore soccombente paga per il terzo chiamato

Se l’attore perde la causa paga le spese al terzo chiamato in garanzia dal convenuto per contestare la domanda introduttiva del giudizio.

Se soccombente, è l’attore – e non il convenuto – a dover pagare le spese processuali per la chiamata in causa del terzo. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Lecce in una recente sentenza [1].

Tutte le volte in cui la chiamata in causa del terzo sia stata effettuata dal convenuto per resistere alla domanda dell’attore e tale domanda viene rigettata integralmente, la regola della «soccombenza» implica che, a dover pagare le spese legali sostenute dal predetto terzo è chi ha iniziato la causa, ossia l’attore. Non può quindi gravare sul convenuto il rimborso dei costi di giudizio nei confronti di chi è stato da lui citato solo allo scopo di meglio difendersi in caso di sconfitta.

Il principio sostenuto dai giudici pugliesi di secondo grado è molto chiaro e lineare: chi avvia una causa e poi perde deve pagare la parcella dell’avvocato a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio, sia a quelle da lui citate, sia a quelle invece citate da altri per difendersi a loro volta. Un principio di responsabilità che dovrebbe suggerire maggiore prudenza nell’avvio di cause particolarmente temerarie, specie quando ad essere coinvolti possono essere, a cascata, più soggetti. Nella sentenza in commento, infatti, si ribadisce un principio che, in giurisprudenza, è stato già altre volte chiarito: è l’attore a far fronte alle spese processuali del terzo chiamato in causa dal convenuto per confutare la tesi di parte avversa, rivelatasi infondata. Il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l’iniziativa si riveli palesemente arbitraria.

Lo stesso principio si applica in caso di rinuncia agli atti del giudizio [2].

Anche la Cassazione, in passato, ha sposato lo stesso orientamento stabilendo che «il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria» [3].


note

[1] C. App. Lecce, sent. n. 1661/2016.

[2] Cass. sent. n. 25781/2013

[3] Cass. sent. n. 25541/2015.

Cassazione civile, sez. II, 18/12/2015, n. 25541

Attesa la lata accezione con cui il termine soccombenza è assunto nell’art. 91 c.p.c., il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria. In particolare, le spese del giudizio sostenute dal terzo chiamato in garanzia, una volta che sia stata rigettata la domanda principale vanno poste a carico della parte che, rimasta soccombente, abbia provocato e giustificato la chiamata, trovando tale statuizione adeguata giustificazione nel principio di causalità che governa la regolamentazione delle spese di lite.

Tribunale Catania, sez. III, 13/01/2015, n. 147

Il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa, il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria.

Cassazione civile, sez. III, 20/10/2014, n. 22234

Il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate. Ciò anche nella eventualità l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda.

Cassazione civile, sez. VI, 13/06/2014, n. 13556

Attesa la lata accezione con cui il termine “soccombenza” è assunto nell’are. 91 c.p.c. – il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa, il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria.

Tribunale Milano, sez. XIII, 14/05/2014, n. 4980

Attesa la lata accezione con cui il termine “soccombenza” è assunto nell’art. 91 cod. proc. civ., il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria.

Cassazione civile, sez. II, 15/11/2013, n. 25781

In caso di rinuncia agli atti del giudizio, il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore rinunciante, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, operando, al riguardo, il principio di causalità della lite, senza che il giudice debba compiere alcuna delibazione sulla soccombenza virtuale, né valutare se la domanda attorea si estendesse o meno al terzo, essendo a tal fine sufficiente soltanto stabilire se l’instaurazione del rapporto processuale fra il chiamante e il chiamato fosse giustificata dal contenuto della domanda proposta dall’attore verso il convenuto.


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