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Nuovo spesometro trimestrale, multe sino a 50.000 euro

26 Ottobre 2016 | Autore:
Nuovo spesometro trimestrale, multe sino a 50.000 euro

Comunicazione dei dati rilevanti ai fini Iva ogni 3 mesi, sanzioni sino a 50.000 euro per dichiarazioni errate, omesse o incomplete.

Arrivano nuovi adempimenti per i contribuenti, assieme a nuove sanzioni piuttosto pesanti: la comunicazione dei dati rilevanti ai fini Iva, meglio nota come spesometro, diventerà, a partire dal 2017, trimestrale. I dati relativi alle fatture emesse e ricevute, in pratica, dovranno essere forniti all’Agenzia delle entrate ogni 3 mesi, con un conseguente aggravio dei costi di tenuta della contabilità.

Per chi sbaglia, le sanzioni sono pesantissime: si parte da un minimo di 25 euro per ogni fattura errata, sino a un massimo di 50.000 euro in caso di dichiarazione omessa, incompleta o infedele. Un «colpo gobbo», sicuramente finalizzato ad incentivare la trasmissione di tutte le fatture in entrata e in uscita in formato elettronico all’Agenzia, attraverso il sistema d’interscambio Sdi: chi effettua questo adempimento, difatti, è esonerato dallo spesometro trimestrale.

Tuttavia, la trasmissione elettronica delle fatture non è affatto semplice e, ad oggi, sono ben poche le imprese e i professionisti che se ne avvalgono. Pagano i clienti, dunque, ma pagano anche i commercialisti e i consulenti, a causa dell’elevato numero di pratiche aggiuntive.

Ma chi sono, oggi, i soggetti obbligati a presentare lo spesometro e come deve essere effettuato l’adempimento?

Spesometro: soggetti obbligati

Sono tenuti a comunicare i dati Iva tramite spesometro, in generale, professionisti, imprese ed enti. In particolare i soggetti obbligati sono:

  • società di persone;
  • società di fatto che esercitano attività commerciale;
  • società di capitali;
  • società consortili;
  • società cooperative e di mutua assicurazione imprese individuali;
  • artisti e professionisti in forma autonoma o associata;
  • imprese familiari ed aziende coniugali;
  • imprese agricole;
  • enti privati che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività commerciale;
  • società estere rappresentate in Italia;
  • stabili organizzazioni di soggetti non residenti;
  • soggetti non residenti che si sono identificati ai fini Iva;
  • rappresentanti fiscali di soggetti non residenti;
  • curatori fallimentari e commissari liquidatori;
  • contribuenti in regime di contabilità semplificata;
  • enti non commerciali, per le sole operazioni rilevanti ai fini Iva;
  • piccoli produttori agricoli, anche se non superano i 7.000 euro di vendite l’anno;
  • associazioni ed enti associativi sportivi dilettantistici, limitatamente alle operazioni effettuate nell’esercizio di attività commerciali.

Sono invece esclusi i seguenti soggetti:

  • contribuenti minimi e aderenti al regime forfettario;
  • commercianti al minuto, per le operazioni attive unitarie al di sotto di 3.000 euro;
  • pubbliche amministrazioni;
  • tour operator, per le operazioni attive unitarie al di sotto di 3.600 euro;
  • non residenti con stabile organizzazione in Italia;
  • curatori fallimentari e commissari liquidatori;
  • soggetti che trasmettono le fatture emesse e ricevute in forma elettronica all’Agenzia delle entrate, col sistema d’interscambio Sdi, utilizzato per la Fattura Pa.

 

Spesometro 2017: quali operazioni

Con lo spesometro si effettua la comunicazione dei dati rilevanti ai fini Iva: in buona sostanza, tramite questa comunicazione vengono trasmesse all’Agenzia delle entrate le fatture emesse (corrispettivi-vendite) e quelle ricevute (acquisti).

Lo spesometro riguarda le operazioni:

  • con obbligo di emissione della fattura, a prescindere dall’importo;
  • senza obbligo di emissione della fattura, se l’ammontare è almeno pari a 3.600 euro, al lordo dell’Iva;
  • soggette a reverse charge (cioè all’inversione contabile), per le quali non è stata addebitata l’Iva in fattura;
  • soggette allo split payment (cioè alla scissione dei pagamenti), per le quali l’Iva viene versata direttamente all’Erario dal cliente- pubblica amministrazione.

Risultano invece escluse dall’obbligo di comunicazione le operazioni già monitorate dall’Agenzia delle entrate. In particolare:

  • le operazioni che sono già comunicate all’Anagrafe tributaria (come le bollette dell’elettricità, dell’acqua e del gas, i contratti di mutuo, etc.);
  • le operazioni di importo pari o superiore a 3.600 euro, effettuate nei confronti dei contribuenti non soggetti passivi Iva, non documentate da fattura, il cui pagamento è avvenuto tramite carte di credito, di debito e prepagate;
  • le operazioni finanziarie esenti dall’Iva;
  • le operazioni già comunicate tramite il sistema tessera sanitaria (Sts).;
  • le operazioni effettuate o ricevute in ambito extra Ue, se già oggetto di dichiarazione in Dogana;
  • le operazioni intracomunitarie incluse nelle comunicazioni Intrastat.

Spesometro 2017: che cosa cambia

Secondo le nuove disposizioni, lo spesometro dovrà essere trasmesso ogni 3 mesi, precisamente l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre; rispetto al precedente spesometro, non sarà più possibile esporre le operazioni in maniera riepilogativa.

Il nuovo spesometro trimestrale dovrà contenere, infatti:

  • i dati di tutte le fatture emesse nel trimestre di riferimento;
  • i dati di tutte le fatture ricevute e registrate, comprese le bollette doganali;
  • i dati delle relative variazioni.

Devono essere indicati, nel dettaglio:

  • i dati identificativi dei soggetti coinvolti;
  • data e numero della fattura;
  • base imponibile;
  • aliquota applicata;
  • imposta e tipologia di operazione.

L’obbligo di trasmettere una fattura passiva (acquisti) sorge dal momento della sua registrazione e non dalla ricezione.

Oltre ai dati delle fatture, col nuovo spesometro vanno trasmessi anche i dati delle liquidazioni periodiche Iva, cioè i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni, anche se a credito.

Spesometro 2017: sanzioni

Le nuove sanzioni in merito allo spesometro, come abbiamo detto, sono piuttosto pesanti, sia in caso di comunicazioni omesse che di comunicazioni con errori.

In particolare, sono previste:

  • sanzioni pari a 25 euro, per l’omessa o errata trasmissione dei dati di ogni fattura, sino a un massimo di 25.000 euro; non si applica il concorso di violazioni e la continuazione;
  • una sanzione da 5.000 a 50.000 euro per l’omessa, incompleta o infedele comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva.


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