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Almaviva Contact: meno 2500 unità 2 stabilimenti in chiusura

6 Ottobre 2016
Almaviva Contact: meno 2500 unità 2 stabilimenti in chiusura

Chiudono due stabilimenti di una delle più grandi società in Italia per telemarketing e call center. Oltre 2500 posti di lavoro persi.

Almaviva Contact non ce la fa, nonostante gli accordi con il Governo non siano ancora scaduti, l’azienda di call center deve chiudere due stabilimenti: colpa di procedure di gara non regolari, secondo l’azienda, oltre che della poca flessibilità dei sindacati. Andranno persi 2.511 posti di lavoro, dei quali i due terzi nella capitale e il restante terzo in campania. Ecco i dettagli.

Almaviva Contact, Roma e Napoli vengono chiusi

Chiudono Roma e Napoli, due dei call center più rilevanti di Almaviva Contact, oltre 2500 posti di lavoro vanno in fumo. I numeri precisamente sono di 1666 persone su Roma e 845 a Napoli.

Ma la gravità del fatto – oltre che evidentemente nei numeri dei posti di lavoro persi – sta anche nell’incapacità di portare a termine un accordo che era stato sottoscritto con il Governo lo scorso maggio.

La vicenda di Almaviva: da marzo a settembre nulla cambia

La procedura di chiusura dei due stabilimenti di Almaviva era stata già attivata difatti lo scorso marzo: durante le trattative si era raggiunta però l’intesa per la gestione degli esuberi attraverso ammortizzatori sociali e senza licenziamenti.
In uno dei tavoli di monitoraggio previsti dall’accordo, da ultimo, l’azienda spiega di aver registrato “il rifiuto da parte delle organizzazioni sindacali di sottoscrivere lo specifico accordo sulla gestione di qualità e produttività individuale“. Il rifiuto dei sindacati si accompagnerebbe a un “drastico aggravamento del conto economico e dei risultati operativi“. A ciò si sarebbe aggiunto, a detta della dirigenza aziendale, il perdurare di procedure di gara a massimo ribasso che non permettono all’azienda di mantenere la concorrenza di chi ha invece delocalizzato approfittando dei bassi costi di personale dei Paesi in via di sviluppo.

Le ragioni della chiusura starebbero dunque nella perdita di volume d’affari, dei due siti e nell’indisponibilità di legare i compensi alla produttività individuale attraverso meccanismi di controllo. Giorgio Serao di Fistel rispedisce al mittente le accuse dell’azienda al sindacato: “La materia dei controlli individuali è scivolosa, perché investe la sfera della privacy, e non può essere usata da Almaviva in maniera strumentale per giustificare la chiusura di due siti“.

Almaviva: quali prospettive?

A oggi partono i 75 giorni previsti dalla legge per il confronto tra le parti. Si spera in una via d’uscita entro fine anno, dunque, ma i sindacati per ora sono sulle barricate – lamentano difatti una palese violazione dell’accordo siglato a maggio scorso e addebitano la vicenda alla cronica “mancanza di regole nel settore“. Ieri sera l’appello alla responsabilità del viceministro Teresa Bellanova: “Chiedo di non andare avanti su una strada senza sbocco, frutto di annunci che appaiono come una vera e propria provocazione mentre è in corso un delicato confronto su più fronti“. Riportiamo dunque responsabilmente la cronaca dei fatti, in attesa di sviluppi sui quali vi terremo aggiornati.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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