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Buoni Fruttiferi e interessi d’oro: Poste deve pagare tutto

6 Ottobre 2016
Buoni Fruttiferi e interessi d’oro: Poste deve pagare tutto

Poste Italiane deve pagare interessi originari e spese della causa. Oltre 925mila euro di pagamento per l’ultima sentenza. Ecco quali sono le serie d’Oro.

Quando la faccenda dei buoni fruttiferi ad interessi elevati (che superano il 15%) è iniziata, Poste pensava di poterla spuntare perchè nel Codice Postale [1] era stabilito chiaramente che il valore degli interessi poteva essere modificato anche in maniera retroattiva da eventuali interventi governativi. Ma le Corti che anno dopo anno sono intervenute hanno tutelato il diritto dell’investitore e oggi, come abbiamo avuto modo di dire anche spesso sulle nostre pagine, i rimborsi fioccano e comprendono l’intera quota di interessi oltre che naturalmente le spese legali. Ma andiamo con ordine.

Buoni fruttiferi con interessi d’oro: quali serie sono?

La vicenda nasce nel 1974. Da quell’anno e per ulteriori 12 anni, dunque sino al 1986 l’ente Poste ha emesso dei buoni fruttiferi che hanno reso molto bene a chi li ha acquistati. Si tratta delle serie M, N, P e O.
Era un periodo in cui il nostro Paese sperimentava un’inflazione galoppante e questo aveva reso particolarmente costosi: l’ente al momento dell’emissione su quel genere di buoni a rendimento garantito dava degli interessi pari al tasso di inflazione di metà anni ’70, ovvero del 16% (sì leggete bene sedici per cento). rendimenti insomma oggi irraggiungibili da qualsiasi prodotto finanziario.
Proprio per sanare questo “errore” di previsione, i vari governi, negli anni, sono intervenuti con decreti che in maniera retroattiva riportassero gli interessi a tassi “normali” (già nel 1986 l’inflazione era tornata al 4,2% dunque i costi dell’operazione erano diventati evidenti). Questo tipo di intervento in linea di principio salvava le Poste, che come abbiamo accennato nel Codice Postale, difatti, si prevedeva che eventuali modifiche degli interessi ad opera dello Stato avrebbero potuto influire anche retroattivamente sulla quota pagata al termine del periodo di vincolo.
Ma è una di quelle clausole che i risparmiatori non digeriscono e attorno al 2000 partono i primi ricorsi.


Interessi d’oro sui buoni fruttiferi, i risparmiatori hanno ragione

I risparmiatori che si sono trovati tra le mani i buoni “d’oro” hanno fatto causa alle Poste e hanno avuto ragione nella maggior parte dei casi. +

L’ultima sentenza è dello scorso settembre [2] riconosce gli interessi applicando le condizioni di calcolo originarie e permette al risparmiatore di incassare titoli di credito al lordo della ritenuta fiscale, per un importo complessivo di oltre 910 mila euro.
Oltre al danno la beffa, perchè a tale verdetto seguono anche le spese di soccombenza per Poste italiane, quantificate in 15mila euro, cui aggiungere le spese della consulenza tecnica d’ufficio servite al giudice per calcolare le spettanze del risparmiatore.

Il giudice ha ripreso un orientamento conosciuto in materia che già 10 anni fa era stato scelto dalla Cassazione in sezioni riunite. In occasione di una delle prime cause riguardanti il tema dei buoni ad altissimo rendimento, la suprema Corte prese difatti una posizione chiara: “il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti[3].


note

[1] Dpr 156/1973, come modificato dalla L.588/1974.
[2]Tribunale di Cassino, Nrg 974/14 del 09.09.2016.
[3]Cass. sent. n. 13979/2007


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