Diritto e Fisco | Editoriale

Addio email: il tramonto di un mito

27 ottobre 2016


Addio email: il tramonto di un mito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 ottobre 2016



Cade nel dimenticatoio l’email: ecco perché la gente preferisce Whatsapp e le altre messaggistiche.

Nessuno scrive più email. Vi si ricorre solo quando le comunicazioni sono formali e sempre che, in tal caso, non si preferisca la posta elettronica certificata (per chi ce l’ha) o la cara e vecchia raccomandata. Ma anche in questi casi un messaggio su LinkedIn o su Facebook è preferibile per una serie di motivi: primo tra tutti, la presunzione che il destinatario – chissà perché – lo leggerà prima e non potrà far finta di non averlo visto.

Parte da queste premesse il tramonto dell’email, un mito che ci ha accompagnato per quasi venti anni, strumento di comunicazione che ha cambiato le nostre vite ma che, a conti fatti, è durato quanto la vita di una farfalla.

Mentre vi scriviamo, «squillano» le suonerie di WhatsApp, piovono i messaggi vocali (ora anche con semplici sms), ci arrivano notifiche sul cellulare di comunicazioni chilometriche lasciate su Messenger, gli inviti ad eventi ci vengono comunicati tramite tag a un’immagine su Facebook, qualche richiesta di assunzione o l’invio di una proposta di collaborazione, da parte di un collega, opta per il canale LinkedIn, la più grande rete professionale di questo momento. Qualcuno ci invita a vedere le foto delle sue vacanze tramite Instagram. Qualcun altro ci sta provando a chiamare su Skype e, non avendoci trovato, ci ha lasciato, su quella chat, un messaggino. Infine c’è anche chi, non arresosi al flop di Twitter in Italia, ci ha appena inoltrato un comunicato stringatissimo usando la @.

In tutto questo, però, la nostra casella email registra solo 1 nuovo messaggio in arrivo. Spam. Neanche a dirlo. Ci rassegniamo al fatto che il nipote della vecchia cassetta delle lettere è andato in disuso, soppiantato da strumenti molto più invasivi e istantanei.

Perché – che si voglia o no – l’email ha una serie di svantaggi che Whatsapp & soci non hanno. Non sempre garantisce la certezza di lettura: non ha le doppie spunte verdi della chat. Non consente al titolare di dire candidamente «non l’ho vista» per sottrarsi al noioso compito della risposta, cosa che non può succedere su Facebook o sulle altre messaggistiche (col cellulare ci andiamo a letto e lo consultiamo anche tra un rapporto e l’altro). C’è poi sempre la scusa che il messaggio è finito nella casella dello spam, garantendoci un margine di tempo per defilarci da pressanti richieste. Quando tutto manca, ci appelliamo alle stranezze dell’informatica: «il messaggio non si legge», «non si apre l’allegato», ecc. Disfunzioni che Whatsapp non comporta. Impossibile dire di non aver letto un messaggio inviatoci in chat se c’è la spunta verde! Ed ora doppia punizione: perché gli allegati ci vengono spediti come semplici immagini scattate dal telefonino. A rischio di perdere la vista.

Non è tutto. Con le email devi essere sempre a conoscenza dell’ultimo indirizzo utilizzato dal destinatario: in media, almeno una volta ogni due o tre anni, le email vengono cambiate, complici nuovi titoli di studio, mutamento del posto di lavoro, intasamento della pubblicità, mancato funzionamento o sincronizzazione con lo smartphone, ecc. Invece con Whatsapp ogni dato è nella rubrica del telefono e, a tutto voler concedere, se il contatto ha cambiato numero, l’impossibilità di recapito ci viene comunicata in tempo reale.

Senza contare, poi, che le messaggistiche vocali, oltre a consentirci di comunicare quando con una mano abbiamo l’ombrello e con l’altro la borsa, mettono al sicuro i più infedeli alla lingua italiana: sfido a comprendere se la voce del mittente ha voluto intendere la «e» con o senza accento.

A cosa serve l’email? C’è ancora chi la usa per inviare qualche ordine di acquisto o la prova di un avvenuto pagamento o qualche comunicato di lavoro con l’ultima circolare. Ma anche in questi casi un ulteriore messaggio viene inviato su più canali: contemporaneamente lo stesso testo viene inoltrato su WhatsApp e su Facebbok. «Leggi l’email!», ci viene detto categoricamente. Così il mittente si mette al sicuro da ogni nostra possibile scusa. Impossibile sfuggire. Con buona pace della nostra serenità.

Avete voluto l’era della connessione? E ora tenetevela!

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1 Commento

  1. condivido ogni parola. ma credo che sia anche una questione di buona educazione. vogliamo parlare dei wtzup delle 03.00 del mattino?
    credo che una soluzione ci sia: non avere un profilo facebook o averlo solo personale (nn aperto ai clienti). e se hai quello di studio, dare feree regole di privacy. è frequente che clienti postino i loro casi …. e poi si lamentino che altri sappiano di quello che ti hanno postato. messanger non l’ho mai installato: o meglio appena l ‘ho fatto mi hanno bombardato. subito disinstallato. e poi è pesantissimo sul cellulare.
    per wtzup basta disinstallare la app e usarne un’altra che non permette a chiunque riesca ad avere il tuo numero di cell (!) di inviarti messaggi. cosi li educhi a tornare alle vecchie sane email.
    anacronistico? forse, ma vivo meglio e lavoro anche molto meglio. soprattutto perche “scremo” una buona fetta di non paganti con la scusa “ti chiedo un consiglio” (già che mi dai del tu… ) , il legale rilascia pareri legali. i consigli i genitori e gli amici.
    concludo con la cara vecchia telefonata. i messaggi vocali sono a senso unico. non c’è interazione e una cosa che potevo definire un 3 minuti di cortese chiamata la concludo dopo 57 wtzup di 4 parole di media ciascuno e 6 vocali che mi fanno solo perdere tempo e concentrazione sul lavoro vero.
    adesso copritemi di criche.
    buona domenica

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