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Quanti anni deve avere una macchina per essere d’epoca?

31 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Marzo 2019



Molto spesso, per auto d’epoca si intende un’auto semplicemente vecchia. Ma non è così: per ottenere tale riconoscimento occorre non solo l’età, ma anche l’iscrizione all’Asi.

Auto d’epoca: dopo quanti anni?

30 anni dalla costruzione: è questo il dato da cui partire per capire se un’auto può essere considerata d’epoca. In altre parole, auto d’epoca è quella costruita (e costruzione è altra cosa rispetto all’immatricolazione) almeno 30 anni prima dell’iscrizione in uno dei registri storici dell’Asi (Automotoclub Storico Italiano). Non è sempre stato così, è bene ricordare, infatti, che prima della Legge di Stabilità del 2015, Governo Renzi, per definire una vettura “d’epoca” era necessario che essa fosse stata costruita 20 anni prima della sua iscrizione all’Asi. Ciò che risultava e risulta tuttora determinante, dunque, è il numero di anni che l’auto ha realmente e non la prima immatricolazione.
L’iscrizione in questione può riguardare anche macchine d’epoca radiate dal Pra, intendendo per tali quelle che non sono più dotate dei documenti necessari per circolare su strada: esse vengono ritargate, assegnando loro un nuovo libretto di circolazione [1]. È tuttavia fondamentale che un’auto, per essere considerata “d’epoca”, sia mantenuta in condizioni ottimali e che sia del tutto conforme all’originale. Si deve aggiungere, inoltre, che in seguito all’introduzione della norma che ha modificato il numero di anni necessari perché una vettura possa essere qualificata come auto d’epoca, non tutte quelle che hanno superato i 30 anni saranno considerate tali. L’Aci, per eliminare ogni dubbio sull’argomento, ha compilato una lista che comprende i 340 [2] modelli che fanno parte della categoria e, proprio per questo, possono avvantaggiarsi delle agevolazioni previste.

Auto d’epoca: come iscriversi all’Asi?

Per iscriversi all’Asi è necessario rivolgersi a uno dei club federati presenti sul territorio nazionale, attraverso i quali avviene l’iscrizione. L’elenco completo è consultabile sul sito internet dell’Asi. Una volta iscritti, occorre versare una quota associativa annua di 41,32 euro, da versare obbligatoriamente tramite un club federato Asi; a questa cifra si aggiunge la quota del club, comprensiva anche della spedizione a tutti i tesserati della rivista ufficiale dell’Asi, “La Manovella” [3].
L’Asi rilascia anche il Certificato di rilevanza storica (dal costo di € 100/150) che sostituisce il “certificato delle caratteristiche tecniche”, indispensabile ai veicoli di interesse storico e collezionistico dal 2010. Il Certificato stabilisce i requisiti per la circolazione dei suddetti veicoli ed è richiesto ai sensi del D. M. 17/12/09, che disciplina non solo le modalità e le procedure per l’iscrizione in uno dei Registri, ma anche la riammissione alla circolazione dei veicoli cessati dalla circolazione e la revisione periodica a cui sono soggetti.

Auto d’epoca: basta che sia “vecchia”?

Molto spesso, si pensa che l’auto d’epoca sia semplicemente un’auto antica, di vecchia data. Non è assolutamente così: oltre al dato relativo all’età, per poter rientrare nei registri Asi, il modello deve essere fedele all’originale e tenuto in condizione decorose. Non solo: non tutti i modelli con più di 30 anni di età vengono automaticamente considerati auto d’epoca, ma, come abbiamo visto, solo quelli contenuti nella lunga lista dei mezzi (340 modelli) che rientrano nella categoria e che, proprio per questo, possono beneficiare delle agevolazioni previste per le auto storiche.

Si possono reimmatricolare le auto d’epoca radiate?

Se si possiede una vettura storica che è stata radiata dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e si vuole ad ogni costo rimetterla sulla strada, bisogna innanzitutto iscriverla nuovamente al PRA, sia se il veicolo è stato radiato d’ufficio, sia nel caso in cui non è stato pagato il bollo per tre anni consecutivi. È necessario sapere che la re-immatricolazione potrà essere effettuata solo se l’auto risulta iscritta in uno dei registri contemplati dall’art. 60[4] del Codice della Strada. In un secondo momento, si dovrà verificare se si è in possesso della targa e dei documenti del veicolo e, in questo caso, il proprietario dell’auto dovrà recarsi al PRA della sua provincia di residenza e chiedere la reiscrizione. L’azione successiva sarà la richiesta di annotazione nei registri della Motorizzazione civile.
Nel caso in cui il proprietario del veicolo fosse in possesso della targa, ma non dei documenti, dovrà presentare una denuncia di smarrimento presso la Questura o i Carabinieri o una dichiarazione sostitutiva di resa denuncia, con le quali potrà, poi, richiedere la reimmatricolazione con la stessa targa alla Motorizzazione civile. La reiscrizione al PRA avverrà solo dopo aver ottenuto la nuova carte di circolazione.
Quando, invece, mancano sia la targa, sia i documenti, si dovrà procedere presentando una denuncia di smarrimento o una dichiarazione sostitutiva di resa denuncia e poi richiedere la reimmatricolazione alla Motorizzazione Civile, la quale rilascerà un nuovo numero di targa e una nuova carta di circolazione. A questo punto si potrà avanzare la domanda per la reiscrizione al PRA.

Quanto costa reimmatricolare un’auto d’epoca?

La spesa da sostenere quando si decide di reimmatricolare un veicolo si aggira sui 60 euro. È prevista l’Imposta Provinciale di Trascrizione, diversa a seconda del tipo di veicolo e alla provincia in cui si risiede. Ciò sempre che i passaggi vengano svolti senza rivolgersi a un’agenzia di pratiche auto, in questo caso, infatti, il costo aumenterà per il servizio reso.

Auto d’epoca: quali regole a livello fiscale?

I possessori di una di queste macchine godono, infatti, di numerose agevolazioni fiscali.

Fino allo scorso anno, la tassa di possesso (meglio nota come bollo) diventava tassa di circolazione e andava pagata solo se l’auto storica viaggiava su strada, costava poche decine di euro e variava in base alla Regione. Infatti, in Valle d’Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Marche, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, si aveva diritto all’esenzione solo se il veicolo aveva compiuto 30 anni. In Emilia Romagna il bollo per i veicoli storici ammontava a € 25,28 per le auto e € 10,33 per le moto. In Lombardia, Umbria e Lazio erano richiesti 20 anni dall’immatricolazione e l’iscrizione nei registri storici, mentre in Piemonte e Toscana si aveva diritto a una riduzione del bollo del 10% per i veicoli di almeno 20 anni, anche se non iscritti nei vari registri. Nella provincia autonoma di Bolzano la riduzione del bollo era pari al 50%, invece nella provincia autonoma di Trento il bollo per i veicoli storici ammontava a 25,28 euro.
Con la Finanziaria per il 2019, è stato, invece, previsto che gli autoveicoli e i motoveicoli ‘di interesse storico e collezionistico’, con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni, saranno ammessi a pagare la tassa automobilistica ridotta della metà. Occorre, però, che le auto rispondano ad alcuni requisiti, come il possesso del Certificato di rilevanza storica, che deve essere annotato sulla carta di circolazione. È bene precisare, tuttavia, che il dimezzamento del bollo non avviene automaticamente e non si applicherà a tutti i veicoli ultraventennali. Sono state, infatti, stabilite delle condizioni per usufruire del beneficio: oltre all’età, bisogna che il veicolo sia iscritto ai registri Asi, Fmi, Rivs Storico Lancia, Italiano Alfa Romeo, Italiano Fiat. Tale iscrizione dovrà essere riportata sulla carta di circolazione dopo aver richiesto l’aggiornamento alla Motorizzazione. Nei casi in cui non dovessero essere soddisfatte le suddette condizioni, l’imposta di bollo non sarà dimezzata.

Sono poi previste tariffe più convenienti applicate da diverse compagnie di assicurazione, talvolta senza classe di merito e con franchigia.
Le macchine d’epoca vengono sottoposte a revisione ogni due anni; se l’auto è iscritta nei registri Asi si può circolare senza cinture allacciate se il modello in origine non prevedeva la presenza di punti d’attacco[5]e si può viaggiare senza le luci di posizione accese quando si viaggia al di fuori dei centri abitati.
Le macchine d’epoca rientrano nella categoria Euro 0: significa che hanno delle limitazioni nella circolazione, anche se molti Comuni hanno adottato una deroga per consentire a tali veicoli di circolare liberamente.

Un’auto può essere definita d’epoca se è stata costruita almeno 30 anni prima dell’iscrizione in uno dei registri storici dell’Asi(Automotoclub Storico Italiano).

note

[1] I proprietari di queste auto, per poterle iscrivere ai Registri, dovranno compilare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio per quanto riguarda lo stato di conservazione della vettura.

[2] http://www.up.aci.it/ragusa/IMG/pdf/lista_ACI_STORICO-2.pdf.

[3] Con delibera del dicembre 2008, il Consiglio Federale ha stabilito che la somma tra la quota Asi e quella del club debba avere un importo minimo pari a euro 100.

[3] Art. 60 CdS, comma 4: Rientrano nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico tutti quelli di cui risulti l’iscrizione in uno dei seguenti registri: ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI.

[4] Il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, con la circolare n.B53/2000/MOT, ha disposto: “L’obbligo dell’installazione delle cinture di sicurezza ricorre, sia per i posti anteriori che per quelli posteriori, per tutti i veicoli della categoria M1 che, immatricolati a far data dal 15 giugno 1976, siano predisposti sin dall’origine con specifici punti di attacco.” I veicoli immatricolati prima del 15 giugno 1976, saranno tenuti a montare le cinture solo se predisposti in origine dei punti di attacco.


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