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Spotify infetto: confermato l’attacco, come difendersi dal malvertising

10 Ottobre 2016
Spotify infetto: confermato l’attacco, come difendersi dal malvertising

L’attacco hacker arriva dal banner, spotify il primo dei big ad essere infettato, ecco come funziona e come difendersi.

È il servizio di musica in streaming più conosciuto e di maggiore successo al mondo, ha inventato, di fatto, un nuovo modo di fruire la musica su dispositivi digitali. Ma evidentemente non è stato esente da attacchi hacker – o forse lo è stato proprio a causa del forte successo che ha riscontrato.
L’attacco è arrivato dalle pubblicità. Attraverso un banner infetto si aprono finestre su finestre che non si possono chiudere a meno di disattivare l’app.

Cosa sono i malvertising

Si chiama malvertising, ovvero malicious advertising, pubblicità malevola, ed è un tipo di attacco hacker attraverso il quale si usano le inserzioni pubblicitarie di un sito o un servizio assolutamente legale e legittimo, per arrivare direttamente nel dispositivo dei suoi utenti.

La versione di Spotify che è stata infettata è stata quella gratuita, che si basa sulla pubblicità per generare profitto. L’effetto delle inserzioni malevole in quel caso era l’uso del browser dei dispositivi per indirizzarli verso siti da cui poi procedere all’infezione con un malware che si installa senza necessità che l’utente clicchi nulla.

Spotify conferma l’attacco, ma il problema è stato risolto

L’azienda ha confermato l’attacco e nel giro di pochi giorni aveva già risolto il problema. Secondo Spotify l’invenzione avrebbe riguardato un piccolo numero di utenti, tuttavia il tam tam telematico è sembrato essere piuttosto rilevante e i commenti su pagine aperte involontariamente si sono moltiplicati.

Malvertising: come difendersi

Esistono due livelli di operatività per difendersi da questo genere di attacchi. Il primo è tenersi informati ed aggiornare il più possibile i software che si usano, spesso difatti il bug viene risolto dalla casa madre e non si percepisce affatto alcun problema se si aggiorna il software all’ultima versione.

Un secondo modo è quello di ridurre al minimo i plug-in del browser (cioè i programmi che si installano sul software di navigazione web per facilitare la visualizzazione di alcuni file o di alcune grafiche, quali ad esempio Java o Flash. Un buon metodo è quello di impostare la modalità click-to-play: cioè fare in modo che il browser ci richieda ogni volta che si carica una pagina web che richiede l’esecuzione del plugin, se vogliamo eseguirlo o meno.

Altra interessante opzione è quella degli ad-blocker, ovvero dei sistemi che rimuovono automaticamente i banner e i popup più invasivi.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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