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Codice civile, penale e di procedura, la differenza

31 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Ott 2018



Capiamo cosa si intende per codice, quanti codici esistono in Italia e qual è la differenza tra ciascuno.

Il diritto nell’ordinamento italiano si basa sulle norme scritte. I giudici possono solo interpretare le norme, non le possono creare dal nulla. Inoltre, i cittadini devono conoscere preventivamente le norme che disciplinano i loro comportamenti e per questo le leggi devono essere scritte e accessibili a chiunque. Tra le norme scritte hanno una importanza fondamentale i codici, dove per codice si intende una raccolta organica, unitaria e sistematica delle principali norme che governano un determinato settore del diritto. Avrai sicuramente sentito parlare del codice civile, penale e di procedura: la differenza in che cosa consiste? Te lo spiegheremo in questo articolo con una serie di esempi, che calino nella vita di tutti i giorni le differenze altrimenti solo teoriche. Prima di farlo, però, bisogna ripetere nuovamente che i codici propriamente detti in Italia sono attualmente quattro: il codice civile, il codice di procedura civile, il codice penale ed il codice di procedura penale. Tuttavia, vengono comunemente definiti «codici» anche altre raccolte di leggi, che disciplinano pressoché in maniera completa ed organica un’intera materia, anche se più ridotta e circoscritta rispetto alle grandi divisioni tradizionali del diritto, costituite appunto dal diritto civile e dal diritto penale. Vengono definiti «codici» nel lessico comune anche, ad esempio, il codice della strada, il codice degli appalti pubblici, il codice privacy (ora integrato e in parte superato, però, da un regolamento europeo) ecc. I codici propriamente detti costituiscono la raccolta più importante delle norme che regolano un certo settore, ma non racchiudono tutte le leggi vigenti in Italia. Ogni giorno vengono promulgate nuove leggi, le quali quindi non confluiscono, salvi rari casi, nei codici, che altrimenti oggi conterebbero decine (o centinaia) di migliaia di articoli.

Che differenza c’è tra i singoli codici?

Potremmo preliminarmente dividere i quattro codici in una distinzione molto generale: da una parte i due codici di procedura (l’una civile e l’altra penale) e dall’altra i codici di diritto cosiddetto sostanziale (l’uno civile e l’altro penale). Questa distinzione ti sembrerà non molto chiara e allora proviamo a spiegartela in termini più diretti: i codici di procedura regolano soltanto il processo, cioè potremmo dire stabiliscono come deve svolgersi il rito davanti ad un giudice, civile o penale che sia. Regolano, ad esempio, come deve redigersi un atto o come deve svolgersi un’udienza o, ancora, come si fa ad impugnare un provvedimento giudiziale. I codici di diritto sostanziale, invece, regolano il diritto che il giudice dovrà applicare nel processo o anche le regole che i singoli cittadini devono osservare nella vita di tutti i giorni. Ti facciamo un esempio: vuoi citare qualcuno in giudizio per il risarcimento del danno in seguito ad incidente stradale. Il codice civile ti dirà innanzitutto che se hai subito un incidente, hai diritto ad essere risarcito (può sembrare scontato, ma c’è bisogno di una legge che lo affermi). In secondo luogo, il codice civile ti dirà di chi è la responsabilità del danno, cosa dovrai provare per ottenere il risarcimento, come si quantifica il danno ecc. Quando ti troverai di fronte ad un giudice, egli deciderà in un modo o nell’altro applicando le norme del codice civile. Il codice di procedura civile, invece, ti fornirà le indicazioni su come fare l’atto di citazione in giudizio, a chi notificarlo e in che modo, come iscrivere a ruolo la causa, in che tempi dovrai farlo, cosa dovrai fare alla prima udienza ecc.

Cosa disciplina il codice civile?

Il codice civile contiene tutte le più importanti regole dei rapporti tra privati, ovvero tra i cittadini. Infatti è proprio il codice civile che bisogna consultare se si vuole conoscere la disciplina generale in materia di:

  • personematrimonio e famiglia: dunque nel codice civile si trovano per esempio le norme che regolano i rapporti tra i coniugi e tra genitori e figli;
  • successione a causa di morte: proprio nel codice è previsto in maniera dettagliata come si può fare testamento e a chi spetta l’eredità;
  • proprietà e possesso: in questa parte del codice è stabilito come si acquistano diritti tipo la proprietà e l’usufrutto, come si devono comportare i comproprietari di un bene, quali sono regole della vita in condominio;
  • obbligazioni e contratti: il codice civile dispone i principi generali che valgono per qualsiasi tipo di contratto e la disciplina specifica dei contratti più diffusi e utilizzati nella vita di tutti i giorni;
  • impresa, lavoro e società;
  • tutela dei diritti: si tratta di una espressione che comprende, tra gli altri, le regole in tema di trascrizione, pegno e ipoteca, prescrizione.

Il codice civile, infine, prevede una sorta di regola di chiusura. Infatti, ci sono alcuni rapporti tra i privati che sono tipici, cioè previsti espressamente da specifiche norme. Facciamo un esempio: due coniugi che decidono di sposarsi saranno sottoposti a determinati obblighi e diritti, specificamente individuati e disciplinati dalla legge, così come ai genitori sono imposti determinati obblighi verso i figli, all’imprenditore verso il proprio dipendente ecc. Ma la responsabilità di ogni singolo individuo ai sensi della legge civile non è regolata soltanto da specifiche norme, che stabiliscono un’elencazione specifica dei comportamenti da tenere (ad esempio, i coniugi dovranno assistersi reciprocamente, i genitori devono mantenere i figli, i contraenti dovranno comportarsi in buona fede ecc.). Il diritto civile prevede, alla fine, come regola di chiusura, che è consentito, oltre a ciò che viene imposto da specifiche norme, anche tutto quanto non crei agli altri un danno. Può darsi infatti che tu non abbia alcun obbligo verso qualcun altro: se incontri qualcuno al bar, ad esempio, non hai nessun comportamento da tenere nei suoi confronti; non sei obbligato a salutarlo, offrirgli da bere o lasciargli il tuo posto. Quindi potrai agire liberamente, fino a quando non crei ad altri un danno. Continuando nell’esempio, nel bar dove vai a fare colazione potrai fare come credi, ma se versi una tazzina di caffè sulla giacca della persona seduta nel tavolo a fianco, sarai tenuto a risarcirlo del danno subito. Allo stesso modo, se ti cade la tazzina per terra e la rompi, dovrai ricomprarla al gestore del bar. Questo principio si chiama «neminem laedere», che letteralmente significa «danneggiare nessuno» e comporta che puoi fare tutto ciò che non crei agli altri un danno.

Cosa disciplina il codice penale?

Il codice penale è la raccolta delle principali norme che prevedono concretamente quando e come viene commesso un reato. «Cos’è un reato?» ti chiederai. Ebbene, non c’è una risposta vera e propria. Potremmo dare una risposta formale, dicendo che sono reati tutti quei comportamenti, che comportano l’irrogazione di una particolare sanzione, la quale priva l’individuo che la subisce della sua libertà personale: parliamo della reclusione o dell’arresto. In realtà esistono anche alcuni reati puniti con la sola pena pecuniaria, che consistono cioè nell’obbligo di pagare una somma di denaro, ma tali reati sono abbastanza marginali. Proprio perché la sanzione prevista dal codice penale è molto invasiva, privando i soggetti della loro libertà personale e di molti altri diritti, sono reati soltanto quei comportamenti che la legge considera i più gravi in assoluto, perché lesivi di diritti che l’ordinamento protegge in maniera più profonda e rigorosa. Pensa al diritto alla vita, che è considerato il diritto più importante: non si può permettere che chi uccide un altro essere umano se la cavi solo con il risarcimento del danno, cioè con una sanzione propria del diritto civile (ed infatti le relative norme sono contenute nel codice civile). Sarebbe troppo comodo, insomma, che un omicida, magari potendoselo permettere economicamente, si limitasse a risarcire il danno ai parenti della vittima, senza subire conseguenze ulteriori. Ecco che allora in questi casi, la legge prevede anche un apposito reato, il reato di omicidio appunto, che irroga anche la ben più grave sanzione della reclusione. Dunque, per capire se un determinato comportamento viene considerato dalla legge come reato, va consultato il codice penale.

In generale le norme che lo compongono si occupano di disciplinare due aspetti:

  • prevedono obblighi, cioè comandi, o divieti: in entrambi i casi chi infrange la norma del codice penale può essere incolpato di aver commesso un reato;
  • stabiliscono in modo specifico a quale sanzione va incontro chi ha commesso un reato.

Se qualcuno commette un reato, egli verrà processato ed il processo che ne scaturirà sarà disciplinato dalle norme contenute nel codice di procedura penale.

Tutti i reati sono contenuti nel codice penale?

Non tutti i reati sono contenuti nel codice penale, anzi per molti anni vi è stata una continua introduzione di nuovi reati, collocati non nel codice penale, bensì in altre leggi (ad esempio i reati fallimentari, come la bancarotta, sono in un’apposita legge esterna al codice penale). Tuttavia, proprio perché il diritto penale irroga le sanzioni più dure e violente, è fondamentale che ciascun cittadino conosca preventivamente le conseguenze delle sue azioni e quindi che sappia prima di porle in essere se queste possono costituire reato o meno, non potendo nemmeno invocare a propria scusa il fatto di non conoscere una determinata legge [1]. Ecco che allora è fondamentale raccogliere il più possibile all’interno di un unico spazio fisico tutti (o quasi) i reati ad oggi vigenti nel nostro ordinamento, che sono qualche centinaia. Quindi, nel 2018 il Parlamento ha previsto che tutti i reati che fino ad oggi erano contenuti in leggi esterne al codice, vengano ora inseriti nel codice penale, salvi rari casi, in modo da permettere a tutti i cittadini, consultando il codice penale, di farsi un’idea di ciò che è consentito e ciò che non lo è [2]. Va detto, però, che un comportamento può essere consentito penalmente (o meglio, può essere non considerato come reato e quindi lecito penalmente), ma può comunque costituire un illecito civile o amministrativo. Ti facciamo un esempio della vita di tutti i giorni: tradire la moglie non è un reato, ma certo questo comportamento viola un dovere coniugale previsto dal codice civile, che è quello della fedeltà. Non dare la precedenza ad un incrocio non è reato, ma comporterà una responsabilità amministrativa (e quindi l’irrogazione di una multa) e, se viene causato un incidente con altri veicoli, comporterà anche l’obbligo a risarcire i proprietari delle altre vetture dei danni subiti.

note

[1] Art. 5 cod. pen.
[2] Art. 3bis cod. pen.


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