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Lecito diffondere immagini prese dal profilo Facebook altrui?

8 Dicembre 2016 | Autore:
Lecito diffondere immagini prese dal profilo Facebook altrui?

È possibile scaricare le foto pubblicate su Facebook da altre persone e condividerle o pubblicarle?

Pubblicare una foto su Facebook, anche se accessibile a tutti, non comporta la cessione integrale dei diritti d’autore al social network: non è dunque lecito prelevare delle immagini da un profilo altrui, anche se divulgate come “pubbliche” e ripubblicarle altrove. Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, con una recente sentenza [1], nella quale ha chiarito che i contenuti multimediali pubblicati nel profilo Facebook personale restano di proprietà dell’utente.

Si commette dunque un reato solo se si scaricano e ripubblicano delle foto da un qualsiasi profilo Facebook che non è il proprio, o basta anche la sola condivisione perché si possa essere perseguiti? Per capire il contenuto della sentenza e i limiti al divieto di pubblicazione delle immagini, dobbiamo fare un passo indietro e chiarire che cosa prevedono, in merito al diritto d’autore, la normativa italiana [2] e i regolamenti di Facebook.

Facebook: chi può sfruttare le immagini?

Innanzitutto, va chiarito che soltanto l’autore e Facebook possono sfruttare le immagini pubblicate, qualsiasi sia l’impostazione di pubblicazione. Ciò significa che, a prescindere dall’impostazione della diffusione (“tutti”, “amici” o “solo io”), la proprietà dell’immagine resta dell’utente. L’utente, infatti, secondo la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità di Facebook, è proprietario di tutti i contenuti e delle informazioni pubblicate sul social network.

Nel dettaglio, foto e video dell’utente sono considerati dei contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale: oltre all’autore, solo Facebook può utilizzare questi contenuti, in quanto possiede una licenza non esclusiva e trasferibile.

Ma che cosa succede a chi condivide o ripubblica un’immagine non sua?

Facebook: reato pubblicare le immagini altrui

Secondo la sentenza del Tribunale di Roma inizialmente citata sull’argomento, chi pubblica le immagini prelevate dal profilo Facebook altrui commette un reato ed è tenuto a risarcire sia il danno patrimoniale che quello morale, connesso al mancato riconoscimento della titolarità del materiale fotografico.

Un conto, però, è ripubblicare un’immagine prelevata da un social network in un altro sito web o in una fonte differente, come un giornale, un conto è condividerla nello stesso social network: quest’ultimo fatto non costituisce un reato.

La condivisione sul social network è, generalmente, lecita, perché gli utenti hanno la possibilità di condividere le immagini degli altri utenti (naturalmente a seconda delle impostazioni di diffusione scelte) secondo le condizioni generali di licenza di Facebook, a meno che il contenuto non sia espressamente coperto da diritti di proprietà intellettuale. Nella condivisione, difatti, è chiaramente visibile la provenienza dell’immagine (a questo proposito, nella sezione “notizie” di Facebook può apparire una simile dicitura: «Mario Rossi ha pubblicato la foto di Dario Bianchi»).

Diversa dalla condivisione è, invece, la copia del contenuto, in quanto l’autore non risulta: chi riproduce l’immagine potrebbe quindi rispondere della violazione dei diritti d’autore.

Facebook: come sapere di chi è l’immagine?

In merito alla diffusione delle foto su Facebook, si pone, in molti casi, il problema relativo al reale autore dell’immagine. Come sapere con certezza di chi è veramente la foto diffusa?

Secondo il Tribunale di Roma, la pubblicazione di un’immagine nella pagina personale di Facebook rappresenta una presunzione grave, precisa e concordante della titolarità dei diritti fotografici. In pratica, se una foto appare nella pagina di Tizio, questo rappresenta un indizio del fatto che il contenuto stesso appartenga a Tizio, salvo prova contraria.

Per tutelarsi in modo completo dal rischio di essere “derubati” delle proprie foto, è bene, comunque, apporre un watermark, una sorta di firma digitale da inserire nelle immagini con un apposito software.


note

[1] Trib. Roma Sent n. 12076 del 01/06/2015.

[2] Artt. 87-88, L. 633/1941.


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